Dieci anni di Repubblica, 6 maggio 1977
I quattro temi dell’onesto Zac
L’unica battuta che poteva assumere un valore allusivo, l’ha detta Aldo Moro arrivando al palazzo dei gruppi parlamentari della Camera per l’incontro, il primo dopo trent’anni, tra le delegazioni della Dc e del Pci. Moro ha trovato una muraglia di fotografi che sbarrava le porte dei due ascensori: si è diretto allora verso le scale dicendo: «Andiamo per le vie tradizionali».
I comunisti erano giunti pochi minuti prima. Longo avanzante a fatica, dietro di lui Berlinguer, poi Pajetta, Chiaromonte, Perna e Natta. Dopo una breve sosta nella loro sede sono scesi al primo piano dove la delegazione dc (Zaccagnini, Moro, Piccoli, Bartolomei, Galloni e Gaspari) era già riunita. Zaccagnini ha fatto gli onori di casa. Sul tavolo rettangolare, dove le delegazioni si sono sedute faccia a faccia, erano state preparate acque minerali, cognac, whisky, grappa e una macchina per il caffè.
L’incontro è durato dalle 10.10 alle 13.40, cioè tre ore e mezza. Primi a venire nell’atrio dove i giornalisti erano in attesa, i comunisti. Facce distese e serene. Natta sorrideva parlando con Chiaromonte. Semisoffocato dai microfoni e dalla ressa, Berlinguer ha fatto una breve dichiarazione, poi ha risposto alle domande.
«Per il peso che esercita il passato», ha detto Berlinguer «ma anche per i dissensi che esistono fra la Dc e noi circa la portata politica generale e le conseguenze da trarre da un eventuale accordo, il confronto che si è iniziato oggi non è facile. Inoltre molti problemi sono di per sé oggettivamente difficili. Tuttavia debbo dire, come nostra valutazione, che questo primo incontro è stato nel complesso, utile e positivo soprattutto per il clima aperto e concreto con cui sono stati affrontati numerosi problemi».
Per realizzare le cose discusse stamani è necessaria una svolta politica?
«Ci sembra che appunto di una svolta politica abbia bisogno il paese».
Ma se raggiungete un accordo su alcuni punti, non è già una svolta politica?
«Questo sarebbe un fatto politicamente assai rilevante, dal quale bisognerebbe trarre tutte le conseguenze relative al modo come garantire l’applicazione dell’accordo».
Voi nel governo?
«La nostra presenza nel governo è una richiesta che noi manteniamo».
Oppure nella maggioranza?
«Vedremo nel prosieguo delle discussioni quali possibilità concrete si apriranno».
Farete una valutazione degli incontri al comitato centrale di giovedì prossimo?
«Esamineremo tutta la fase politica che si è aperta oggi e quindi anche gli incontri che avranno luogo nei prossimi giorni, sia a livello delle delegazioni dei partiti, sia a livello di esperti».
Avete trovato l’accordo su qualche punto del programma?
«Abbiamo constatato la possibilità di convergenze e tuttora anche resistenza di divergenze».
Quanto durerà il negoziato?
«Non abbiamo fatto ancora una previsione precisa. Questa prima fase avviata dalla Dc finirà domani. Poi si vedrà come proseguire».
Ci saranno anche riunioni collegiali?
«Si è accennato a questa eventualità. Ma dopo questa prima fase ci risentiremo per vedere come andare avanti».
Mentre i comunisti uscivano, il capo dell’ufficio stampa delle Botteghe Oscure, Antonio Tato, ha riassunto il giudizio della delegazione: «Non male, non male».
Zaccagnini, a sua volta, ha letto poche righe appena concordate con la delegazione dc: «Malgrado le ben note diversità d’impostazione politica, abbiamo avuto con i rappresentanti del Pci un esauriente colloquio su punti di programma sui quali anche la direzione della Dc si era soffermata. Abbiamo individuato i problemi di maggior rilievo, registrando convergenze e divergenze. Alla fine degli incontri stabiliremo quale séguito dare al lavoro oggi iniziato».
Su quali punti avete trovato convergenze?
«Su alcuni gruppi di problemi. Su altri ci sono divergenze».
Avete prospettato incontri collegiali?
«Decideremo dopo la fine di questa fase».
Avete la sensazione che si possa arrivare ad un accordo?
«La volontà è certamente di arrivare ad un accordo. Abbiamo quindi l’ottimismo della volontà. Il clima è stato molto disteso, molto serio, molto impegnato. Speriamo...».
Avete presentato una bozza di programma?
«No. Abbiamo elencato dei temi, ai quali sono stati aggiunti altri argomenti da parte comunista».
L’accordo sul programma non comporta la modifica del quadro politico?
«Questo lo vedremo alla fine».
Il vicesegretario Galloni ha detto di non poter indicare i successivi passaggi, poiché bisognerà vedere «se non si rompe con qualche partito». Non ha aggiunto chiarimenti, anche se l’allusione è sembrata riguardare il partito liberale, disponibile solo per un accordo assai circoscritto e senza significati politici. Galloni e Pajetta hanno dichiarato che le due delegazioni si erano impegnate al massimo della riservatezza. Si sa comunque che Zaccagnini ha introdotto i lavori indicando quattro temi «su cui ricercare l’intesa»: economia, ordine pubblico, scuola e università, regioni ed enti locali. Ha risposto Berlinguer, poi il dibattito si è allargato. Moro è intervenuto quattro volte.
I comunisti hanno criticato l’impostazione «riduttiva» che la Dc vuole dare all’intesa programmatica, hanno chiesto di allargarla al governo globale dell’economia (nomine nelle banche, nelle partecipazioni statali), hanno criticato l’incontro di Piccoli con gli ex missini, hanno insistito sulla riunione collegiale. Zaccagnini ha confermato che la Dc non intende spingersi oltre un certo limite, ma ha dato una risposta interlocutoria sulla riunione collegiale e ha rimesso le ulteriori decisioni ad una nuova riunione della direzione dc.
La delegazione liberale (otto persone) è stata a colloquio con i dc per due ore e mezzo. Alla fine hanno parlato Zanone e Bozzi. Quest’ultimo ha fatto una rapida sintesi: «Gli incontri si svolgeranno per tempi non brevi. Si tratta di individuare parecchi problemi in maniera concreta e non superficiale. I problemi sono soprattutto l’ordine pubblico e l’economia. La Dc ha riconfermato la propria intenzione di non mutare il quadro politico. Noi liberali non ci opponiamo alla prosecuzione degli incontri ma abbiamo confermato le nostre riserve per un mutamento di maggioranze parlamentari e di governo».
L’incontro è durato due ore e dalle successive dichiarazioni si è capito che deve essere stato il più teso. Craxi, che nel pomeriggio aveva avuto contatto con Berlinguer, Biasini e Romita, ha ricordato che l’iniziativa è partita dal Psi e che adesso «si riprende il filo», ma ha avvertito che non si deve dimenticare il trascorrere del tempo col rischio di «disperdere o di infiacchire» la buona volontà dei partiti. A giudizio di Craxi, «tutte le questioni sono aperte, quelle programmatiche e quelle politiche, le posizioni sono distanti ma il Psi continuerà a cercare un punto d’equilibrio». Ancora più stringato Zaccagnini: abbiamo esposto i punti programmatici nei limiti i delle decisioni della nostra direzione; ci sono differenze che non vanno sottovalutate, ma ci muoviamo con impegno, volontà e rigore.
Oggi gli incontri della Dc col Pri e col Psdi.