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 2017  giugno 17 Sabato calendario

Niccolò Campriani non sbaglia un colpo

Tre ori olimpici, tre settimane nella Silicon Valley, trentanni il prossimo novembre: Niccolò Campriani ci concede quest’intervista «per fare un punto su me stesso». L’ingegnere di Sesto Fiorentino ha scelto «la “strategia del raccoglimento“», dice, «per dare una svolta alla sua vita. È l’anno giusto per cambiare, ma ho bisogno davvero di “prendere la mira” e capire in quale direzione devo andare». Lo avevamo lasciato lo scorso 14 agosto sul gradino più alto del podio di Rio de Janeiro, con la sua carabina e un sorriso ancora incredulo, la felpa disegnata da Armani per il team azzurro e la terza medaglia d’oro della sua carriera. Quello che è successo dopo, lo racconta lui stesso. «L’ultimo “colpo” l’ho sparato in Brasile e per me non era neanche un granché. Ma mi è valso l’oro. Poi sono stato travolto da un vortice di eventi, incontri per promuovere il nostro sport, obblighi istituzionali e visite di rito. Per questo ho deciso di fermarmi un attimo. Ho bisogno di dedicare i prossimi mesi a mettere a fuoco me stesso».
Ad aprile intanto, con molta emozione e una piccola cerimonia d’addio, ha lasciato la Finanza e l’agonismo. «Essere un tiratore delle Fiamme Gialle mi ha permesso di diventare un atleta olimpico. E io non lo dimentico. Ma ho fatto anche tante altre cose negli ultimi dieci anni. Ho lavorato in Ferrari al fianco di ingegneri della Formula Uno. Poi alla Pardini Armi, azienda della Versilia con cui ho realizzato io stesso la carabina più utilizzata dagli atleti a Rio, perché consente di tenere la mira fra un tiro e l’altro ed essere più precisi e veloci. Tuttavia per me questo sport non è mai stato un fine, ma un mezzo utile a compiere un percorso di vita che ora deve proseguire».
Nel frattempo l’ingegnere doro ha fatto gola persino alla Silicon Valley, dove si racconta che Google gli avrebbe proposto un’assunzione. «In realtà», si schermisce, «con Google c’è stato un primo colloquio conoscitivo. E vero invece che attraverso il mio profilo Linkedln sono stato contattato da parecchie altre aziende hi-tech della California e in alcune di queste big society sono stato e ho formulato la mia, esigente, lista dei desideri. Nelle settimane trascorse in Silicon ho raccolto informazioni utili e ho concluso però che l’America non fa per me, non in questo momento. Ora scelgo l’Europa, sono stato anche a Londra nei miei “viaggi esplorativi” per alcuni colloqui con società e centri di ricerca. Ovviamente non mi dispiacerebbe restare in Italia: qui dove tutto è cominciato, mi piacerebbe investire le mie energie. Nonostante le chance professionali siano minori che altrove e da noi sia sempre più diffìcile crescere».
Campriani poi fa un passo indietro. «Era il 2000 e avevo 13 anni la prima volta che ho sparato. Accompagnavo mio padre, dratore amatoriale, al poligono vicino a Sesto Fiorentino. Anziché starmene in dispane a leggere il mio fumetto, ho voluto provare. Mi è piaciuto, ci ho visto una sfida personale. Il tiro a segno compona un grande lavoro introspettivo e una ricerca della perfezione, a parare da se stessi. Da lì nasce la mia passione per l’ingegneria, la tecnica e l’eleganza dell’esecuzione. Allenarmi ha significato ore e ore di meditazione quotidiana, un modo per trascorrere del tempo da solo, in silenzio. Un paio di tappi nelle orecchie e tutto il mondo fuori. Sparare era la mia cartina di tornasole e se qualcosa non andava, si “leggeva“da come tiravo». Niccolò parla al passato del suo essere atleta, eppure lascia aperto uno spiraglio alla possibilità di partecipare a una terza Olimpiade: quella di Tokyo 2020. «Non lo escludo, vedremo. Non mi piace dare per scontata la mia presenza ai Giochi e vorrei dimostrare di essere bravo anche senza imbracciare una carabina. Mettiamola così, se parteciperò alle prossime Olimpiadi sarà perché ho scelto di esserci e non per mancanza di alternative. Comunque in Giappone ci andrò, perché Petra sarà in gara».
Petra Zublasing, campionessa del mondo di tiro a segno nel 2014, è la sua fidanzata. «Stiamo insieme da 7 anni. È anche la mia compagna di allenamento e attualmente viviamo insieme a Piano, in provincia di Bolzano, dove è nata.
Siamo due persone molto diverse e probabilmente la nostra relazione funziona proprio per questo. Nello sport e nelle situazioni estreme io sono uno molto emotivo e compenso usando la tecnica, mentre Petra è fortissima di testa e molto determinata. In futuro vorremmo evitare di separarci ancora, come è stato in passato per via dei miei studi, degli impegni o degli allenamenti».
Nel frattempo Campriani sta tenendo un corso di Management dello Sport in Bocconi, mentre con il Coni porta avanti un progetto per combinare studio universitario e sport: una questione che gli sta a cuore. «Sono convinto di essere stato un buon atleta anche perché sono stato un bravo studente. E viceversa. Dopo la laurea in Ingegneria alla West Virginia University, dove studiavo grazie a una borsa di studio, mi sono spostato in Inghilterra, alla Sheffield Hallam University, per un master in Sport Engineering. Specializzandomi nella biomeccanica, nei sensori e nell’equipaggiamento utile a migliorare le performance sportive». Niccolò è diventato così anche un esperto di wearable, tecnologie indossabili che diverranno sempre più utili in futuro. «Per il momento, quando ci regalano uno smartwatch, magari Io usiamo per 3 mesi e poi lo parcheggiamo nel cassetto, perché la tecnologia non è ancora abbastanza affinata per passare dal fitness all’health, cioè alla salute. Ma presto i wearable diventeranno come il cruscotto contachilometri della macchina e ci dirano esattamente in che “stato” siamo. Vi faccio un esempio: Samsung ha stretto un accordo con Nestlé per creare un database sulla nutrizione da incrociare con i dati biometrici. I ra meno di cinque anni, non appena alzeremo la forchetta ci sarà un orologio pronto a dirci se quello che stiamo mangiando è troppo, troppo poco, è nocivo o salutare. Queste tecnologie potranno impattare sulla qualità della vita giornaliera e magari aumentare l’aspettativa di vita delle persone, facendole invecchiare in modo più sano. In questo senso lo sport è uno strumento sottovalutato e spesso, persino dai genitori, è percepito come “il cattivo della storia” che leva tempo allo studio e ad altre cose importanti».
Un’altra cosa che secondo Campriani bisogna insegnare ai ragazzi è a non avere timore di sbagliare. E neanche di provare timore davanti alle sfide. «Qualche anno fa ho scritto per Mondadori, insieme a un giornalista sportivo, un libro che si intitolava: Ricordati di dimenticare la paura. Lì riportavo una frase per me importantissima: “La paura sarà il tuo più grande alleato, che ti accompagnerà e sarà il carburante di tutto quello che farai. Non avere timore della paura”. L’ho presa da II Bar delle Grandi Speranze, scritto da J.R. Moehringer, lo stesso che ha scritto Open, la biografìa di Andre Agassi: un libro che amo». Del resto Niccolò ci vede un po’ di sé nel grande campione di tennis: stesso bisogno di pause di riflessione, stessa tenacia. «E stessa calvizie precoce», scherza ma non troppo. «Perdere i capelli per un ragazzo è una botta, specialmente nella società di oggi in cui si può essere molto cattivi quando si ha a che fare con un 20enne pelato. A me è successo molto presto di ritrovarmi con un sacco di capelli sul cuscino: le lozioni magiche non servono, la migliore soluzione è fare pace con se stessi. Ma questo vale per tutte le cose della vita».