Dieci anni di Repubblica, 13 aprile 1977
Dubbi e sgomento in via del Corso
Vittorelli, direttore dell’Avanti!, è seduto alla sua scrivania in redazione. Scrive un fondo sullo Zaire: «Di De Martino non parlo, non voglio stampare niente su questa storia. Ammettiamo, per ipotesi, che la richiesta del riscatto di cinque miliardi sia esatta. Che succede se io faccio un titolo in cui la definisco scandalosa? I rapitori potrebbero anche interpretarlo come un messaggio negativo del partito e uccidere Guido. Con chi abbiamo a che fare? Non si sa. E anche se lo sapessimo non diremmo niente». In via del Corso, nelle federazioni, nelle sezioni, nella redazione del giornale del Psi si avverte un nervosismo teso, metà da parenti della vittima, metà da politici. Raccogliere i commenti è un’operazione fuorviante: l’emotivo si confonde con l’ideologico, il politico col patetico. Certo è che ieri alcuni dirigenti socialisti attendevano un preciso segnale dei rapitori, quando è trapelata l’indiscrezione dei cinque miliardi.
Dal mattino la voce si è consolidata, poi è stata ufficialmente smentita. Si è parlato subito di una sottoscrizione: «De Martino ha solo i suoi libri, i militanti pagheranno di loro tasca per liberare suo figlio, che è anche un dirigente del nostro partito».
Spesso le reazioni sono antitetiche. Lo storico Giuseppe Tamburrano dice: «La richiesta di cinque miliardi, se autentica, sarebbe particolarmente velenosa: quella somma equivale all’intero contributo dello Stato al Psi. Che fare? Io dico: paghi lo Stato con quei soldi, paghi lo Stato il danno della sua stessa inefficienza. Il partito lo manterremo noi militanti».
Opinione esattamente opposta quella del segretario della federazione romana, Sigismondi. Nella sua stanza male illuminata vicino a piazza Venezia, non ha dubbi: non si deve pagare, non si deve cedere, non si deve mollare. «È un fatto straordinario», dice «ma stiamo attenti: può diventare ordinario. E a noi non ce l’ha ordinato il medico di fare gli uomini politici. Oggi è toccato a Guido De Martino, domani può capitare a un altro segretario di federazione di un altro partito, a un senatore, a un membro di comitato centrale. Far pagare lo Stato? Assolutamente no».
In via del Corso il grande palazzo della direzione è deserto. I dirigenti non si sono fatti vedere nel pomeriggio, molti ammettono di non voler usare il telefono per parlare del rapimento. Molti militanti, simpatizzanti e anche giovani non socialisti vengono a chiedere notizie. È vero che il Psi lancerà una sottoscrizione? La notiza è rimbalzata da Napoli ed è stata attribuita a Claudio Signorile, della direzione. Ma Signorile smentisce: «Tutte le decisioni, nel Psi, vengono prese collegialmente e con senso di responsabilità. Chi parla di sottoscrizione forse vuole solo sottolineare la totale impossibilità della famiglia De Martino a pagare una tale somma».
Ma la smentita di Signorile riflette una precisa preoccupazione; guai se il partito, commentano molti dirigenti, si comportasse come se fosse la famiglia del rapito e si mettesse a discutere se pagare o non pagare e dove trovare un mutuo: «I mutui si possono avere da banche statali», dice Vittorelli, «con l’autorizzazione dell’Iri e della presidenza del Consiglio: dunque sarebbe sempre lo Stato a porsi come controparte nella trattativa coi rapitori».
In realtà, l’ipotesi di un riscatto di cinquemila milioni scioglierebbe automaticamente l’interrogativo sull’origine del rapimento: «Sapremmo con certezza che si tratta di un fatto politico», dice Fabrizio Cicchitto, «e come tale dovremmo considerarlo».
E che si tratti comunque di un atto criminale meditato in termini politici e non di delinquenza comune, è anche la convinzione ael direttore dell’Avanti!, appena tornato da Napoli. «Teniamo conto del fatto che ormai il rapimento di Guido se lo sono attribuito almeno in trenta, fra gruppi eversivi noti e ignoti. Fra loro ci sono anche i mitomani, d’accordo, ma qui vediamo quanto è grande l’area potenziale dell’estremismo terrorista. E dall’altra parte abbiamo l’area qualunquista, guidata dai montanelliani che dicono: bene gli sta, paghino anche i politici. Teniamo presente che a Napoli un rapimento del genere può essere fatto solo da gente del posto, che conosce la città come le sue tasche. E a Napoli chi opera? La mala e alcune frange dei Nap. Ma i Nap smentiscono e la mala non ha mai compiuto azioni di questo tipo. Ci troviamo di fronte a una terribile responsabilità: un fatto nuovo che potrebbe diventare il primo anello di una lunga catena».
I militanti socialisti della base parlano di una perfida operazione destabilizzante, nuova versione del terrorismo bombardo: «Il partito è compatto e in questa occasione drammatica, dimostra di avere un’unica identità». L’atteggiamento più diffuso: non cedere ai ricatti, pur conoscendo le conseguenze tragiche che potrebbero derivare da questo atteggiamento.
Intanto i socialisti hanno già respinto, anche a livello periferico, vari inviti del Pci che premeva per manifestazioni unitarie di tutti i partiti democratici: «Non ha senso fare manifestazioni con la Dc, almeno finché questo partito si identifica con la classe dirigente che ha condotto il paese a questo punto e anche a questo dramma»