la Repubblica, 18 giugno 2017
La spallata della Corte dei Conti. «Appalti affidati senza controllo»
ROMA Scarsa o, in alcuni casi, addirittura inesistente la concorrenza tra le imprese. Quindi nessun vantaggio economico per lo Stato. Cartelli bloccati di aziende, come nella peggiore tradizione da Mani pulite a oggi. Ricorso sistematico ai subappalti, tutto a danno delle ditte piccole e medie che invece avrebbero potuto aspirare a un ruolo di primo piano. Insistenti lamentele delle amministrazioni che si sono affidate al “global service” e alla Consip.
È questa – in un dossier di 600 pagine della Corte dei Conti approvato lo scorso 25 maggio – la fotografia che rischia di gettare una luce di cattiva gestione e di inefficienza sulla Consip, la centrale per gli acquisiti della pubblica amministrazione, anche sotto la gestione dell’amministratore delegato Luigi Marroni.
Il dossier dei magistrati contabili, da una decina di giorni, è anche sul tavolo della procura di Roma, dell’Anac di Raffaele Cantone e della Corte dei Conti del Lazio. Sicuramente potrà avere un ruolo ed entrare a far parte dell’inchiesta Consip.
Un dato salta subito all’occhio, dalle quasi 400 pagine di tabelle che riportano dettagliatamente – con imprese affidatarie e relativi importi delle gare – quello della quantità di appalti ottenuti dall’imprenditore napoletano Alfredo Romeo. Non c’è amministrazione che sfugga ai suoi lavori di manutenzione, si va da palazzo Chigi, al ministero dell’Economia, a quello dello Sviluppo economico, al ministero dell’Istruzione, a quello delle Politiche agricole. Ma ecco l’Esercito, l’Aeronautica militare, il Corpo forestale dello Stato, ma anche il Consiglio di Stato, proprio quello che in una sentenza del marzo di quest’anno aveva criticato l’eccessiva concentrazione degli appalti. Ci sono ovviamente anche alcuni Tar, come quelli della Campania e della Basilicata. Un elenco infinito, in cui compare anche l’Economato della giustizia minorile. Insomma, Romeo con le sue imprese e i suoi lavori, era “dentro” lo Stato.
Ma il rapporto della Corte dei conti rileva che proprio la filosofia del “global service”, improntata al risparmio e all’efficienza, era in realtà tradita. Tant’è che via via molte amministrazioni hanno cominciato a preferire un altro sistema, il Mepa, il mercato elettronico della pubblica amministrazione, che consente risparmi maggiori e maggiore efficienza.
I magistrati contabili hanno passato al setaccio quasi dieci anni di contratti di global service per manutenzioni immobiliari – alias Facility management, i ben noti Fm 1, Fm2, Fm3, Fm4, l’ultimo finito sui tavoli della magistratura – perché la Corte voleva capire se si sono realizzati risparmi, se il destinatario è rimasto soddisfatto, gli eventuali contenziosi, casi di brusca chiusura dei contratti. Capire cioè l’effettiva convenienza del lavoro di Consip.
A fronte di qualche caso positivo, la Corte scrive che “sono state assai numerose le risultanze che riportano bassi livelli di soddisfazione, assenza effettiva di risparmi nei costi e nella rendita di risorse umane”. Sin dalle primissime pagine del dossier la Corte dei conti boccia Consip, che dovrebbe mirare “a una maggiore economicità dei contratti attraverso l’aumento dei lotti ottenendo un più agevole accesso alle gare anche ad imprese di medie dimensioni e accrescerebbe il tasso di concorrenza a vantaggio della riduzione dei prezzi”.
A riprova dei suoi “dubbi” la Corte cita un’indagine del dicembre 2015 dell’Autorità garante della concorrenza e del mercato che aveva denunciato alcune imprese in gara per i servizi di pulizia nelle scuole con un’intesa anti concorrenziale per condizionarne l’esito.