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 2017  giugno 17 Sabato calendario

L’ad Fca: «Un piano per le produzioni in Italia fino al 2020»

VENEZIA Un nuovo piano produttivo per il periodo 2018-2020. «Fa parte dei miei compiti preparare il lavoro che dovrà portare avanti chi verrà al posto mio», spiega Sergio Marchionne, a Venezia per presiedere il Consiglio per le relazioni Italia-Stati Uniti. I tempi di realizzazione dei nuovi modelli superano i tre anni ed è inevitabile che proprio in questi mesi il Lingotto stia preparando la strategia produttiva del prossimo biennio, quella che verrà seguita anche dal successore di Marchionne: «Uno interno, non una superstar che arriva da fuori». Un primo segnale indiretto è venuto ieri mattina da Pomigliano dove i sindacati hanno incontrato l’azienda. «Il futuro produttivo della fabbrica verrà discusso in autunno», hanno detto le organizzazioni sindacali. Si dice che nella fabbrica campana possano arrivare il piccolo suv dell’Alfa Romeo e la Jeep Compass.
Marchionne non è entrato così nel dettaglio. È chiaro che il nuovo piano produttivo non riguarderà solo Pomigliano ma tutti gli stabilimenti italiani. «Dovremo calibrare le produzioni nelle fabbriche anche a seconda dell’andamento dei brand», spiega l’ad lasciando intendere che sono ancora aperte le riflessioni su modelli come il grande suv o l’ammiraglia Alfa che potrebbero essere realizzati a Torino. Ma il futuro è legato ancora a troppe variabili. Quelle sugli effetti della politica di Trump sono state discusse nella riunione veneziana: «Due anni di deregulation, poi il sistema entrerà in crisi», prevede l’economista Adam Posen. In Usa Fca ha anche altri problemi. Marchionne si dice “fiducioso” nel fatto che l’eventuale sanzione in arrivo dagli Usa per la vicenda delle emissioni non avrà impatti sull’azzeramento del debito industriale e l’incremento di cassa previsti alla fine del 2018. Ma è chiaro che una sanzione significativa potrebbe spingere a modulare diversamente i tempi degli investimenti. Ieri Marchionne ha sottolineato che «Fca non ha intenzionalmente montato sulle vetture un dispositivo per ingannare i test», posizione più volte sostenuta dal gruppo, anche se in questa versione i toni sembrano più morbidi. Per ora la trattativa con le autorità Usa è sospesa in attesa che venga valutata la proposta di Fca per un compromesso. Sul piano produttivo del prossimo biennio pesa anche la prospettiva verso cui gli azionisti intendono muoversi. Se verso un rafforzamento in autonomia o verso la fusione con un gruppo più grande. Marchionne ha chiarito che questa seconda ipotesi è la più probabile: «La fusione è inevitabile – spiega – anche se oggi non sto negoziando con nessuno». Perché è inevitabile? «L’unico modo in cui si può contrastare l’attacco dei competitor è quello di essere abbastanza forti per far fronte alle necessità di capitali che il cambiamento in corso comporta. Essere piccoli non serve a niente». Se questa è la prospettiva, il piano 2018-2020 servirà a rendere più forte l’azienda al momento della trattativa per la fusione. Il primo scalino è l’abolizione dell’indebitamento industriale entro il 2018, ciò che darebbe certamente fiato al titolo. Gli investimenti del biennio dovrebbero anche consentire di rafforzare le quote di mercato: a maggio in Europa Fca è salita dell’11 per cento, più del mercato che è cresciuto del 7,6 per cento. Oggi è il quarto costruttore del continente.