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 2017  giugno 18 Domenica calendario

Dal fallimento alla rinascita «In B saremo solo di passaggio»

E pensare che solo due anni fa di questi tempi molti degli ottomila che ieri hanno scavallato l’Appennino per il B-Day di Firenze si davano appuntamento a Carpenedolo – Bassa Bresciana – per un’altra giornata entrata comunque a suo modo nell’ultracentenaria storia del Parma, il No Ghirardi Day, manifestazione di protesta (più o meno) pacifica sotto casa dell’ex presidente accusato d’aver condotto la società sul lastrico. Come ieri sera fuori dal Franchi anche quel pomeriggio non mancarono lambrusco e culatello, era diverso però l’umore, e parecchio: proprio in quei giorni il club fondato il 16 dicembre del 1913 e con qualcosa come quattro titoli internazionali in bacheca (una Coppa Coppe, 2 Coppe Uefa, una Supercoppa europea) falliva per la seconda volta in un decennio, dopo il crac Parmalat datato 2004.
Mesi tremendi durante i quali tutti si chiesero come diavolo avesse fatto a creare un cratere da 218 milioni, e soprattutto a causa della mancata sorveglianza di chi. Due anni dopo il Parma è però di nuovo in B grazie a una nuova proprietà (imprenditori locali, azionariato popolare, ora pure i cinesi), a un nuovo nome (SSD Parma Calcio 1913) e soprattutto a un formidabile percorso netto sul campo, due promozioni in altrettante stagioni, sul quale non in molti avrebbero scommesso. Povera e ruvida, la vecchia serie C è una specie di palude nella quale anche l’aristocrazia calcistica ha spesso visto annegare speranze e quattrini mal spesi. L’esempio più efficace è il Lecce: budget da ricconi e cinque anni di fiaschi. Anche il Parma a un certo punto stava correndo il rischio, era fine novembre scorso ma dopo una brutta sconfitta interna col Padova il cda ha avuto il merito di non cedere a pericolosi romanticismi spazzando via tutta l’area tecnica colpevole d’aver sottovalutato la categoria: i licenziamenti del responsabile Lorenzo Minotti e dell’allenatore Gigi Apolloni uniti alle conseguenti dimissioni in segno di protesta del presidente Nevio Scala avevano fatto storcere il naso a qualcuno, come se si fosse trattato di una mancanza di riconoscenza verso tre padri della patria. Il tempo ha detto che è stata una buona scelta.
A gennaio il nuovo d.s. Daniele Faggiano ha consegnato all’allenatore Roberto D’Aversa nove acquisti di livello fra cui il portiere Frattali, uno dei molti volti di questa promozione, brillante ieri contro l’Alessandria ma magnifico in semifinale playoff col Pordenone quando ha parato due rigori. E dire che a un certo punto era stato tirato in ballo per una presunta combine con l’Ancona, storia poi sgonfiatasi come un palloncino. Lui più altri due i personaggi chiave: Emanuele Calaiò, incontenibile trascinatore dell’attacco, e il capitano Alessandro Lucarelli arrivato (forse) all’ultima partita della carriera, a 40 anni. Ai tempi del fallimento entrò nel comitato creditori, è rimasto anche in D.
Ce n’è poi in realtà un altro, di uomo chiave: Hernan Crespo, altra bandiera del Parma che fu. È stato lui a portare in società Jiang Lizhang, businessman cinese che da maggio ha il 30% delle quote ed entro qualche mese salirà al 60. Il modello è l’Atalanta, l’idea comprarsi Tardini e centro di Collecchio, l’obiettivo salire in subito A. L’ha detto ieri D’Aversa: «In B saremo solo di passaggio». Intanto bentornato, caro vecchio Parma.