Corriere della Sera, 18 giugno 2017
Finale show di Lega Pro: il Parma promosso
FIRENZE Il Parma risorge, batte un’Alessandria orgogliosa, bella da vedere ma troppo ingenua e un po’ sciupona, e riconquista la serie B dopo l’inferno del fallimento nella fornace (34 gradi all’ombra) dell’Artemio Franchi, location della finalissima dei playoff della Lega Pro. La squadra di D’Aversa è apparsa più compatta, sicura in difesa e opportunista in attacco.
Le reti, una per tempo, le hanno messe a segno Scavone di testa all’11’ su assist di Calaiò e Nocciolini al 21’ della ripresa dopo una confusa azione in area piemontese. La partita è stata piacevole, a tratti bella davanti a oltre dodicimila spettatori, dei quali ottomila arrivati da Parma. L’Alessandria ha onorato il calcio, ha giocato con razionalità ma l’assenza del bomber Riccardo Bocalon forse è stata determinante. Una curiosità: i piemontesi erano stati promossi in serie B 42 anni fa all’ultima giornata di campionato dopo aver battuto proprio il Parma. Espulso nel finale (rosso diretto) Gozzi. Appena sufficiente la direzione di gara dell’arbitro Giua.
Ma la finalissima dei playoff quest’anno ha inaugurato nuove filosofie e strategie della Lega Pro. Non solo con l’azzeccata formula del «mini torneo» delle migliori quattro squadre che si sono affrontate al Franchi dando ancora più verve e interesse al campionato, ma anche con convegni, dibattiti e iniziative che a Firenze hanno preceduto l’ultima partita. Si è discusso di un difficile ma possibilissimo rinascimento sportivo e di una Lega Pro sempre più radicata nel territorio, con le sue sessanta squadre e gli oltre 9 milioni tifosi. A volte trascurata, dalle serie più blasonate. «Chiediamo pari dignità – ha detto ieri in un summit a Palazzo Vecchio il presidente della LegaPro, Gabriele Gravina —. Chiediamo di fare sempre più sistema e di riconoscere l’importanza sociale della terza serie italiana radicata come nessun’altra sul territorio». Dunque più collaborazione tra campionati, ma anche maggiori contributi finanziari che hanno una disparità troppo elevata rispetto ad A e B e mettono in seria difficoltà le società.
Si è parlato anche di riforma dei campionati, di innovazione legata alle strutture e agli stadi e alla formazione delle professionalità che operano nei settori giovanili dei club. E soprattutto si è cercato di far capire ad addetti ai lavori e non che la Lega Pro, grazie alla sua penetrazione nei territori, ha una funzione sociale e di solidarietà che non deve essere trascurata.