Corriere della Sera, 18 giugno 2017
Il Vaticano vuole estendere la scomunica anche ai corrotti
CITTÀ DEL VATICANO Per ora è materia di studio, ma è uno studio da approfondire in Vaticano e messo nero su bianco in una nota della Santa Sede: prevedere, come per i mafiosi, la scomunica dei corrotti.
Il nuovo dicastero per lo «Sviluppo umano integrale», voluto da papa Francesco e guidato dal cardinale Peter Turkson, ha promosso questa settimana il primo «Dibattito internazionale sulla corruzione» con magistrati antimafia e anticorruzione, vescovi, personalità istituzionali di vari Stati e delle Nazioni unite, responsabili di movimenti, vittime, giornalisti, intellettuali, ambasciatori. Il gruppo interno che lavora sul tema «sta provvedendo all’elaborazione di un testo condiviso che guiderà i lavori successivi e le future iniziative». E tra queste, informa il dicastero vaticano, «si segnala al momento la necessità di approfondire, a livello internazionale e di dottrina giuridica della Chiesa, la questione relativa alla scomunica per corruzione e associazione mafiosa».
Si tratta di vedere, nel caso, come tradurre tutto questo in norme canoniche. Rispetto alla mafia, del resto, Francesco era già stato chiarissimo: «Coloro che nella loro vita seguono questa strada di male, come sono i mafiosi, non sono in comunione con Dio: sono sco-mu-ni-cati», aveva sillabato tre anni fa nella Piana di Sibari, in Calabria, davanti a duecentocinquantamila persone. Quanto ai corrotti, Francesco ha spiegato più volte come la loro condizione sia assai peggiore di quella dei peccatori: «Un peccatore può chiedere perdono, un corrotto dimentica di chiederlo», spiegava nell’introduzione al libro «Corrosione» del cardinale Turkson, anticipata dal Corriere. La corruzione «nasce da un cuore corrotto ed è la peggiore piaga sociale, perché genera gravissimi problemi e crimini», scriveva Francesco. «Dobbiamo lavorare tutti insieme, cristiani, non cristiani, persone di tutte le fedi e non credenti, per combattere questa forma di bestemmia, questo cancro che logora le nostre vite».
Il seminario nella Casina Pio IV è nato «per far fronte a un fenomeno che conduce a calpestare la dignità della persona», dice il cardinale Turkson. «Noi vogliamo affermare che non si può mai calpestare, negare, ostacolare la dignità delle persone. Quindi spetta a noi, con questo dicastero, saper proteggere e promuovere il rispetto per la dignità della persona. E per questo cerchiamo di attirare l’attenzione su questo argomento». L’arcivescovo Silvano Tomasi ha spiegato che l’obiettivo è «sensibilizzare l’opinione pubblica, identificare passi concreti che possano aiutare ad arrivare a politiche e leggi che prevengano la corruzione, e creare una mentalità, una cultura della giustizia». La scomunica potrebbe aiutare.