Corriere della Sera, 17 giugno 2017
Una donna in Ferrari vuole vincere a Le Mans. Nielsen alla 24 ore. «Io l’unica? Non ci penso»
«Che effetto mi fa essere la sola donna qui? Nessuno. Io sono una pilota e l’ho dimostrato con i risultati. Devo pensare a concludere la gara e a vincere ancora». Capelli lunghi biondissimi, sorriso dolce e piede pesantissimo, a Christina Nielsen i discorsi sul genere non interessano. Non ora. È concentrata su come districarsi nel traffico infernale di Le Mans, riflette su come resistere alla fatica, al buio, ai riflessi dell’alba, alle mille insidie della corsa più affascinante del mondo, al via oggi (alle 15 su Eurosport).
Unica rappresentate dell’universo femminile in pista, dovrà vedersela con 179 maschi (inclusi i due compagni di squadra, il veneto Alessandro Balzan e l’americano Bret Curtis) schierati in 60 macchine che gareggiano in quattro diverse categorie.
Fra i primi della classe c’è la Toyota che deve cancellare l’atroce finale dell’anno scorso, quando a 5 minuti dal traguardo dopo essere stata sempre in testa ha consegnato il successo alla Porsche. C’è Rubens Barrichello insieme a una nutrita pattuglia di ex F1 (da Fisichella a Buemi fino al poleman Kobayashi), c’è l’ex portiere della Nazionale francese Fabien Barthez che non gioca più ma guida forte. E ancora miliardari russi in cerca di brividi, figli d’arte cresciuti all’ombra dei padri, come Nicolas Prost. Dodici italiani al via, lo start lo dà il presidente della Formula 1 Chase Carey a suggellare l’unione di due mondi.
Infine c’è lei, Christina. Danese di 25 anni trapiantata a Los Angeles, ha ereditato la passione delle competizioni dal papà che la 24 ore l’ha corsa. Racconta di aver provato emozioni uniche dopo essere salita su un kart da bambina: «Adrenalina pura, mi sembrava di aver già capito cosa avrei fatto nella vita. Non è che se uno nasce femmina non deve inseguire i propri desideri. Sono testarda e se mi metto in testa una cosa non cambio idea». Sembrava una delle tante meteore, e invece ha smentito i gufi conquistando nel 2016 un importante campionato di endurance negli Stati Uniti ed entrando così in quel ristretto circolo di donne vincenti nel motorsport. Corteggiata da tifosi e sponsor, si è preparata per fare bene anche dall’altra parte dell’oceano. È alla sua seconda 24 ore, sempre con una Ferrari, la 488 Gte del team Scuderia Corsa. Sogna una vittoria di classe – gareggia nella categoria Gte-Am, quella d’ingresso —, impresa centrata finora da altre dieci ragazze dal 1930 a oggi, fra le quali la regina dei rally Michèle Mouton, una delle ultime a riuscirci più di quarant’anni fa. Tradita dall’emozione (e dalla pressione) Christina in qualifica ha danneggiato la Rossa n° 65 con un passaggio violento su un cordolo. Parte dal fondo, ma in una gara lunga un giorno non è un grave problema. Con Balzan, pilota di lunga esperienza che le ha fatto da tutor in America, fanno coppia fissa. Sportivamente parlando. Ma l’idolo ce l’ha in casa: Tom Kristensen, «Mister Le Mans», il danese più famoso del mondo con nove centri nella endurance. Una leggenda, «mi ispiro a lui». Poi al di fuori dei motori cita anche David Beckham, campione dentro e fuori dal campo. Nel mondo di Christina ci starebbe anche una laurea in marketing da raggiungere, ma ora conta solo la bandiera a scacchi. Quella francese profuma di storia.