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 2017  giugno 18 Domenica calendario

Filippo Tortu: «Io promessa della velocità? Ora punto agli Europei U20 e ai Mondiali»

«Nel 2017 ho due grandi obiettivi: gli Europei U20 di Grosseto e la qualificazione per i Mondiali senior di Londra di agosto». Così il velocista Filippo Tortu, 19 anni, di casa in Brianza, a Costa Lambro, ma con il cuore sardo, aveva riassunto qualche settimana fa i propositi per la sua stagione, appena entrata nel vivo. E uno dei due propositi l’ha già (quasi) raggiunto al Golden Gala di Roma, strappando sui 200 un 20’’34, tempo minimo che gli consentirebbe di volare in Inghilterra a inizio agosto. Un anno importante, al di là della possibile partecipazione ai Mondiali, di cui il ragazzo, vice campione del mondo U20 nel 2016 sui 100 metri piani, cresciuto nell’Atletica Riccardi, gloriosa società di Milano e atleta delle Fiamme Gialle, ha già vissuto un robusto antipasto. Con la partecipazione ad aprile ai Campionati Mondiali di staffetta alle Bahamas («non ci siamo qualificati per la finale ma abbiamo messo le basi per un grande gruppo» spiega) e due tempi da urlo: il 6’64 al coperto sui 60 metri, fatto registrare a gennaio a Magglingen, in Svizzera, la migliore prestazione di sempre sulla distanza per un azzurro sotto i 20 anni e il 10’’15 di Savona del 26 maggio, primato italiano junior sui 100 all’aperto. La medaglia iridata, i primati a livello giovanile, i paragoni con i “grandi” della storia della velocità azzurra (Livio Berruti, Pietro Mennea, Stefano Tilli, Pierfrancesco Pavoni) non hanno cambiato la vita di Filippo che, oltre a una stagione importante sul piano sportivo, sta terminando la preparazione per l’esame di maturità, per poi iscriversi il prossimo anno alla facoltà di Economia. «Studio al liceo scientifico a Monza, sono supertifoso della Juventus e mi dedico all’atletica – racconta Tortu –. Ogni giorno dopo la scuola pranzo da mia nonna, faccio un pisolino, studio un po’ e dalle 18 alle 20 mi alleno. E poi la sera, dopo gli allenamenti e la cena ripasso o finisco i compiti».
Una passione, quella per la corsa che è nel dna della famiglia Tortu: dal nonno Giacomo al fratello maggiore di Filippo (pure lui Giacomo) e a suo padre, Salvino, tutti si sono cimentati nell’atletica e in particolare nella velocità. «Nessuno però mi ha costretto – racconta ridendo –. Mio padre mi ha solo detto che dovevo fare uno sport. Non mi ha detto quale. Infatti per anni ho giocato a basket». In pista il tecnico di Filippo, fin dai tempi dell’Atletica Riccardi, è proprio papà Salvino. «È una grande fortuna, credo sia uno dei migliori. Studia molto e mi piace l’attenzione che mette sempre sulla tecnica, fondamentale per la mia crescita. E poi è davvero bravo a gestire le pressioni intorno ame, permettendomi solo di concentrarmi sugli allenamenti e sulle gare».
Una pressione che, soprattutto nelle competizioni, Filippo sembra quasi non sentire. «Certo, prima di abbassarti sui blocchi le gambe sono dure per tutti, ma correre è una cosa che adoro fare – argomenta Tortu –, perché allora dovrei agitarmi? L’anno scorso prima della finale del Mondiale U20 mi sono messo a giocare a carte».
Per arrivare a disputare una finale iridata, ma a livello assoluto, Filippo, che si cimenta come a Roma anche con i 200 e che è una pedina importante della 4x100 azzurra, però deve ancora lavorare. «Nell’ultimo anno – spiega il quasi 19enne – con papà ci siamo concentrati sulla partenza e sugli angoli di corsa». L’obiettivo è quello di confrontarsi costantemente con i big della disciplina, come è già successo alle Bahamas al Golden Gala.
«A Nassau correre contro i migliori mi ha dato tanta carica – racconta – ed è stato esaltante». Tra di loro, dal canadese De Grasse al francese Vicaut, c’è forse il futuro re della velocità mondiale. «Credo che almeno per un po’ non ci sarà un altro dominatore assoluto come Usain Bolt, ma vedo grandi talenti, come De Grasse e l’inglese Adam Gemili, il mio preferito. È un magnifico atleta ma soprattutto interpreta la corsa come me, cioè come un immenso piacere».