Avvenire, 18 giugno 2017
L’allarme siccità diventa permanente. Po in forte calo, l’agricoltura soffre
«A detta degli esperti, le piogge degli ultimi giorni non hanno modificato lo scenario creato da mesi e mesi di siccità. Attualmente la disponibilità media dei grandi laghi alpini è sotto del 60% e la copertura nevosa delle montagne lombarde è talmente esigua che lo SnowWater Equivalent, l’indice che definisce la quantità di acqua che si otterrebbe sciogliendo gli accumuli nevosi, si è azzerato...». Questo scrivevamo nella primavera scorsa, a dimostrazione del fatto che la siccità è un fenomeno ormai strutturale. Ciò non significa che, ad ogni sussulto idrometrico del Po ci si trovi in allarme rosso: se nell’aprile del 2016 gli spessori di neve al suolo erano molto al di sotto della media degli ultimi 25 anni, tra ottobre e novembre abbiamo avuto delle precipitazioni sufficienti a rendere la situazione gestibile, sempre che Giove Pluvio adesso sia generoso.
All’Agenzia interregionale del fiume Po non paiono ottimisti: «Il livello minimo al ponte della Becca è stato raggiunto il 12 giugno, con meno 2,65, ma i piovaschi successivi l’hanno riportato in zona di sicurezza – osserva Gianluca Zanichelli, responsabile del servizio di piena dell’Agenzia – tuttavia le riserve nevose sono scarse e la falda non ha avuto significative ricariche nei mesi autunnali ed invernali dove, a parte l’evento di novembre 2016, i livelli medi di Po sono rimasti sotto la media. Gli affluenti emiliani sono già praticamente in secca e non forniscono alcun contributo all’asta principale. Se le precipitazioni temporalesche non proseguiranno con continuità e sufficiente estensione, andremo sicuramente incontro ad un’estate siccitosa». I bollettini meteo raggelano il sangue: dopo la breve interruzione di questi giorni, già la prossima settimana tornerà a prevalere il tempo stabile, caldo e soleggiato a causa del rinforzo dell’alta pressione di matrice sub-tropicale. Domani e martedì le temperature saranno in rialzo e nuovamente sopra la media stagionale: da mercoledì nuova intensificazione del caldo afoso con temperature anche attorno ai 35 gradi. I consorzi di bonifica che governano le acque irrigue del Delta del Po e dell’Adige – centosettantamila ettari di campagne tra Rovigo e Venezia – temono l’avanzata dell’Adriatico. «La siccità delle campagne risente delle precipitazioni attuali – osserva il direttore Giancarlo Mantovani – mentre al deflusso dei fiumi è legata la possibilità di captare le acque sia per usi civili che industriali e agricoli. Sono settimane che incontriamo molte difficoltà a distribuire acqua potabile ad Alberella e ad irrigare le campagne di Rosolina e S.Anna di Chioggia con l’acqua prelevata dall’Adige, che risente delle problematiche connesse con la risalita del cuneo salino. In meno di 48 ore dal 14 al 15 giugno la portata del Po a Pontelagoscuro è scesa dai 680 ai 580 metri cubi al secondo superando il primo livello di guardia: al raggiungimento dei 450 metri cubi al secondo inizierà progressivamente la risalita del cuneo salino, cioè delle acque salmastre del mare, nei rami del delta del Po, rendendo impossibile bere ed irrigare».
Gli agricoltori fanno i conti, in effetti, con un giugno bollente: temperature massime di 2,2 gradi superiori alla media e precipitazioni in calo del 52% secondo Coldiretti. L’organizzazione agricola considera questa primavera la seconda più calda dal 1800 ad oggi, con un’anomalia di +1,9 gradi; è anche la terza più asciutta. Il grande caldo, ovviamente, non attanaglia soltanto le pianure coltivate: l’Ufficio meteorologico della Valle d’Aosta ha registrato in settimana oltre 30 gradi sul fondo valle e lo zero termico a 4.300 metri di quota. Alcuni agrometeorologi obiettano che le precipitazioni sono inferiori alla norma ma che il livello di anomalia non configura finora un evento eccezionale: Luigi Mariani ha analizzato i dati a partire dal 1973 e fa notare che dall’ottobre 2016 a oggi, quando cioè si ricaricano le riserve idriche del suolo, le precipitazioni sul settentrione nel suo complesso sono state del 21% inferiori alla norma, ma che un livello di anomalia negativa ancora più accentuato si è avuto in ben 7 anni (1990 con -41%, 1973 con -35%, 2007 con -25%, 1992 con -24% e 1976, 2012, 1987 con -23%).
Insomma, le serie storiche ci dicono che tali eventi hanno una certa ricorrenza – grosso modo ogni 6 anni – anche se questo non deve portare a sottovalutare il problema; anzi, a parere di tutti occorre una nuova politica di gestione delle risorse idriche a livello di campo e di invasi, con investimenti che permettano di infrastrutturare il Paese in base alle mutate caratteristiche del clima. È quanto invoca l’Associazione Nazionale Bonifiche Italiane, secondo la quale «la disponibilità d’acqua al Nord è praticamente dimezzata rispetto allo stesso periodo dello scorso anno con apice in Emilia Romagna, dove è stato richiesto lo stato di calamità naturale». Crescono, in Lombardia e Veneto, le preoccupazioni per la rapida discesa del livello del lago di Garda. Sotto la media storica anche quello di Como. «A ciò, va aggiunto che gli invasi montani trattengono acqua pari a circa il 20% della capacità, assolutamente insufficiente a sostenere i fabbisogni irrigui per la stagione in corso», osservano in Anbi, dove il presidente Francesco Vincenzi ha chiesto al governo nuovi investimenti. L’esecutivo mercoledì ha risposto assegnando 107 milioni in ristrutturazioni e ampliamenti di opere idrauliche. Tuttavia, non basta investire: bisogna studiare bene come e dove farlo: «Il cambiamento – osserva Zanichelli – incide non tanto sulla quantità quanto sulla sulla concentrazione delle precipitazioni, nel senso che le medie dell’anno restano simili ma la maggior quantità di pioggia si concentra in brevi periodi. Ciò fa si che ci sia una minore ricarica delle falde, il cui livello è fondamentale per mantenere il ’deflusso di base’ nei periodi di scarse precipitazioni». Per questo, gli affluenti s’ingrossano in autunno – il Baganza è esondato nel 2014, il Nure l’anno successivo, come il Trebbia, che ora sono in secca – e nei periodi di minori precipitazioni il Po si fa piccolo piccolo, come se giugno fosse agosto.