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 2017  giugno 17 Sabato calendario

Il prigioniero americano da rivale di Bin Laden a icona del salafismo

Proclamando ieri di avere ‘forse’ ucciso il Califfo al-Baghdadi, il ministero della Difesa russo probabilmente ha cercato di bilanciare l’effetto di un altro annuncio: pochi giorni fa gli americani avevano informato il mondo che i loro alleati siriani erano ormai alle porte di Raqqa. Di modo che se gli uni un giorno si prendessero il merito di aver fatto cadere la capitale dell’Isis, e con quella il Califfato, gli altri potrebbero vantarsi di aver ‘forse’ eliminato il Califfo, eventualità che il Cremlino non conferma ma neppure smentisce. Cosa sia successo potremmo non saperlo mai. Se al-Baghdadi avesse sufficiente intelligenza politica farebbe il possibile per svanire nel nulla, eternandosi nell’immaginario del radicalismo arabo come un Mahdi sempre sul punto di riapparire per condurre alla vittoria la nazione sunnita.
Più verosimile che morirà, o sia già morto, in un bombardamento, se russo o americano ormai è un dettaglio.
Ormai è un dettaglio lo stesso al-Baghdadi: così come al Qaeda è sopravvissuta alla morte di Bin Laden e alla sconfitta in Afghanistan, così l’Isis sopravviverà alla morte del Califfo e alla fine del Califfato, forse non lontana. Si materializzerà un successore, i fedeli calpesteranno nuovi campi di battaglia, probabilmente in Asia, la futura Terra Promessa: Filippine, Indonesia, oltre al solito Afghanistan. E così, di battaglia in strage, fin quando la fiamma che consuma l’Isis, bruciando tutta la terra che quel movimento contamina, non si sarà definitivamente consumata.
Anche il cristianesimo ha conosciuto, nel Medioevo, movimenti simili, devoti a quella che Mannheim chiamò l’utopia chiliasta. Per esempio i Poverelli, un marasma feroce e mortale nel quale confluirono predicatori visionari, ‘eretici’ spericolati, comuni malfattori in crisi esistenziale, aspiranti profeti, avventurieri, uomini d’arme tendenzialmente mercenari, proletari stufi di servaggi feudali, e in genere chiunque cercasse di rivoluzionare con la violenza l’ordine costituito, peraltro tutt’altro che mite (la base dell’Isis non sembra molto diversa).
Infine debellati, i Poverelli non ebbero eredi né lasciarono una traccia, solo cenere. Probabilmente anche l’Isis lascerà solo una scia di fosse comuni. La sua ideologia è un salafismo sanguinario ipnotizzato dalle Scritture, in particolare dai testi della tradizione successiva alla morte di Maometto. Al-Baghdadi e la sua cerchia di teologi hanno trovato ispirazione nella cosiddetta Guerra all’Apostasia, scoppiata quando le tribù arabe che avevano giurato fedeltà all’Islam rifiutarono di tenere fede al loro giuramento (in quanto, sostenevano, la morte di Maometto li aveva sciolti da ogni impegno preso in precedenza). Contro la Ridda, o ‘apostasia’, i primi musulmani, meno numerosi dei ribelli ma più determinati, scatenarono una guerra spietata e sottomisero le tribù nemiche. Gli stili di combattimento che impiegarono sono grossomodo gli stessi che l’Isis ha praticato davanti alle proprie telecamere, soprattutto contro altri musulmani: crocifissioni, nemici arsi vivi, decapitazioni di massa, con un gusto sadico e teatrale che eccede la necessità pratica di terrorizzare nemici reali e potenziali.
La guerra totale non era la vocazione iniziale del futuro Califfo, al secolo Ibrahim al-Badri, iracheno di Samarra cresciuto nelle scuole salafite dell’Iraq. Il salafismo è, in origine, un quietismo: cioè una religione che si tiene lontano dalla politica e sostiene che il sovrano vada comunque accettato, purché nell’azione di governo non contraddica i dettami islamici. Ma per quanto il salafismo si tenesse lontano dalla storia, la storia ha raggiunto e squassato il salafismo. Accadde con l’invasione dell’Iraq e con quel che ne seguì, innanzitutto la crudele rivalsa degli sciti sui sunniti, al tempo di Saddam l’etnia dominante.
Recluso nel campo di detenzione americano di Camp Bucca, in Iraq, il giovane teologo salafita probabilmente lì non si fece una grande opinione degli occidentali. Fu liberato perché considerato innocuo. Quando riapparve era un capo guerrigliero che si faceva chiamare abu Bakr al Baghdadi, dal nome del primo Califfo, il condottiero che guidò i musulmani nella guerra contro gli apostati. Tutto quello che venne dopo – guerra, califfato, Isis, stragi di musulmani e di infedeli – erano già contenuto nel sogno che aveva abbacinato il predicatore salafita.