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 2017  giugno 17 Sabato calendario

New Zealand 2, la rivincita. Finale bis per cancellare lo choc

La grande rivincita. Per Emirates Team New Zealand, in finale dal 1995, quella che si apre oggi a Bermuda non è un’America’s Cup come le altre. L’intero Paese, che vive di rugby e di vela, sposterà le lancette dell’orologio indietro di tre anni 8 mesi con la speranza di liberarsi dell’incubo della più grande rimonta della storia dello sport, quella che i kiwi subirono nel 2013 nella baia di San Francisco ad opera di Oracle Team Usa.
Ricordate? I neozelandesi stavano vincendo 8-1, era già pronta la festa. Poi cominciarono a perdere: 8-9 il risultato finale. Uno choc. Il tempo di piangere tutte le lacrime, però, e cominciarono a pensare alla resa dei conti. «Credo che quella lezione ci sia servita per diventare una squadra ancora più forte», dice Glenn Ashby, lo skipper.
Catamarani volanti
Il duello ricomincia, dunque. Oggi e domani, poi dal 24 al 27 giugno. Sempre con catamarani volanti, ma più piccoli di quelli di S. Francisco, più manovrabili e con le stesse velocità folli: fino a 48 nodi, circa 89 km/h. Sei gli uomini a bordo, quattro dei quali impegnati a pompare energia nell’impianto che muove vela, derive e timoni: a forza di braccia sudando sulle manovelle, oppure pedalando sulle “bici”, la rivoluzione ideata dai kiwi e copiata da Oracle.
New Zealand parte con un punto di svantaggio, conquistato dagli americani nella fase delle qualificazioni. «Dobbiamo vincere subito la prima regata così da ripartire alla pari» dice Max Sirena, l’ex skipper di Luna Rossa ingaggiato dai neozed. Fondamentali i maghi del meteo, che devono prevedere al mattino il vento che soffierà il pomeriggio e consentire al team di montare le “gomme” (derive) giuste. Un errore di 1-2 nodi da parte di Roger “Clouds” Badham per i kiwi, guru che legge il cielo anche per la Ferrari, o di Juan Vila per Oracle, può valere la sconfitta.
È una sfida tra Davide e Golia, se si guarda ai budget (stellare quello Usa), ma anche tra mondi sportivi diversi. Russell Coutts, il deus ex machina della Coppa per conto di Mr. Oracle, Larry Ellison, si è detto preoccupato se vinceranno i suoi connazionali kiwi. «Distruggeranno – dice – quanto abbiamo fatto finora», vale a dire il suo sogno di trasformare l’America’s Cup in un circuito tipo Formula 1. «Decideremo quel che è giusto per la Coppa» taglia corto il ceo neozed Grant Dalton. «Non c’è una sola formula, importante è il rispetto delle regole e che sia una vera sfida tra nazioni» guarda avanti, scongiuri inclusi, il presidente dei kiwi Matteo de Nora.
Annuisce Peter Burling, oro ai Giochi di Rio, genitori al seguito (madre al lavoro, il papà a fare il “mammo” per accompagnarlo alle regate), il ventiseienne che dovrà timonare la resa dei conti. Il defender
americano schiera Jimmy Spithill, 38 anni, veterano alla quinta America’s Cup. A luglio esce la sua autobiografia: ha lasciato in bianco l’ultimo capitolo.