Dieci anni di Repubblica, 13 maggio 1977
La sarabanda dei candelotti
Che il pomeriggio sarebbe stato teso e violento lo si è capito quasi subito, quando, poco dopo le 13, agenti di polizia e carabinieri hanno smontato tutte le apparecchiature per lo spettacolo musicale preparate in piazza Navona per celebrare l’anniversario del 12 maggio. Esponenti del partito radicale (fra questi Gianfranco Spadaccia) hanno tentato di bloccare l’azione dei carabinieri sdraiandosi sugli amplificatori. Sono stati trascinati via in malo modo.
Dalle 14 un anello di scudi, manganelli, elmi e moschetti ha circondato la piazza. «Entra solo chi ci abita», urlavano gli agenti a chi si avvicinava. E passare non era facile neanche per i giornalisti, più volte insultati e spintonati da agenti e funzionari di Ps (un fotografo del Tempo è stato anche duramente pestato da agenti della Celere; Fabrizio Carbone della Stampa è stato preso a calci).
È stato davanti al Senato che si è acceso il primo incidente. Un giovane ha cominciato a passeggiare con le mani in alto in mezzo alla strada. Circondato dagli agenti è stato picchiato. Un capannello si è subito radunato intorno agli agenti e ai carabinieri, c’erano oltre ai giornalisti e gruppetti di dimostranti, Mimmo Pinto, Lucio Magri, Massimo Gorla, Silverio Corvisieri, Adele Faccio, Mauro Melimi, Marco Pannella, tutti deputati.
Poi le discussioni sono degenerate e Mimmo Pinto, insieme ad alcuni giovani, nonostante si fosse qualificato come deputato, è stato malmenato da agenti di polizia.
Poi è cominciata la sarabanda dei candelotti lacrimogeni. Il primo lancio è partito da piazza San Pantaleo, dal reparto comandato dal dottor Longo. Obiettivo un gruppetto di giovani fermo in via dei Baullari. Dal gruppetto in risposta sono partite due bottiglie vuote di aranciata. In risposta alla risposta, altri lacrimogeni ad altezza d’uomo. Da questo momento in poi ogni gruppetto di più di due o tre persone che si affacciava nelle vie vicine a piazza Navona diventava un obiettivo.
Su corso Vittorio, mentre gruppi di giovani di tutte le forze politiche partecipanti alla manifestazione si riunivano a Campo de’ Fiori, cominciava il pattugliamento con jeep e mezzi blindati. Da una di queste jeep, in coda a una colonna è partito un candelotto che ha colpito un giovane fermo sul marciapiede alla schiena. Quando il ragazzo è caduto gli agenti sono scesi e lo hanno picchiato duramente.
Gli scontri gravi sono cominciati comunque poco dopo le 18 davanti a piazza San Pantaleo, dopo un lancio di lacrimogeni che era durato ormai diverse ore e che già aveva reso l’aria irrespirabile. Un gruppo di una trentina di giovani si è affacciato sulla piazza della Cancelleria gridando «scemi, scemi» ai poliziotti. Dai blindati e dallo schieramento di polizia (funzionari presenti Squicchero e Improta) sono partiti candelotti. Dall’altro lato è partita una sassaiola.
Di qui è scaturita una lunga serie di cariche e sassaiole, sotto una pioggia di candelotti lacrimogeni (un agente è rimasto intossicato dai gas di ritorno). Nel corso di una delle cariche della polizia, alcuni agenti hanno sparato con le loro armi. Un giornalista dell’Agenzia Italia asserisce di aver visto due giovani cadere feriti in via dei Baullari. L’azione degli agenti in divisa era affiancata da quella dei numerosissimi poliziotti in borghese che ostentavano spranghe di ferro e pistole. Anche il lancio teso e ad altezza d’uomo di candelotti ha provocato vittime: un passante è stato centrato all’addome; è ricoverato in ospedale in osservazione e sotto choc. Un altro sarebbe stato colpito alla testa.
In una strada non lontana da Campo de’ Fiori c’è stato un assalto ad un’armeria. È stato sventato dall’intervento del proprietario del negozio e dalla polizia.
La manifestazione si è frantumata in due fronti (i «non violenti» ancora intorno a piazza Navona), mentre gruppi ergevano barricate nelle strade prima di abbandonare Campo de’ Fiori per andare a Trastevere, dove nel frattempo era arrivato un corteo partito da Testaccio.
Su ponte Garibaldi i dimostranti hanno alzato una barricata, che è stata più tardi cosparsa di benzina. È stato mentre si cercava di sgombrare questa barricata che un carabiniere è stato ferito da un colpo d’arma da fuoco sparato dalla parte dei dimostranti. Ai margini di questo scontro, senza che nessuno ne avesse il minimo sentore, c’è stata la tragedia. Giorgiana Masi, 19 anni, abitante in via Trionfale nella zona nord di Roma, secondo Lotta Continua militante del collettivo femminista del XVI liceo scientifico, una scuola della zona, è stata colpita da un colpo di pistola all’addome, mentre si trovava con il suo ragazzo, Gianfranco Papini, in piazza Gioacchino Belli, proprio a ridosso di ponte Garibaldi. Giorgiana Masi, dicono le impietose schede dell’ospedale (è morta al Nuovo Regina Margherita alle 20.30, era stata ferita poco dopo le 20), ha avuto l’addome trapassato da un colpo entrato pochi centimetri sotto l’ombelico e uscito dalla regione lombare.
Chi ha sparato? La polizia e i carabinieri (la versione è stata data in ospedale dopo una riunione con il generale Carlo Alberto Dalla Chiesa (1) ) dicono che potrebbero essere stati dei giovani su un’auto (Simca o Nsu) o su una moto di grossa cilindrata o comunque un colpo vagante sparato dai dimostranti. Due testimoni che hanno telefonato ad una radio libera parlano di colpi esplosi da due vigili urbani in motocicletta.
Anche un’altra donna, Elena Ascione, 32 anni, che passava nei pressi del ponte, è stata ferita. In ospedale, rispondendo ai giornalisti, ha affermato di essere stata colpita da proiettili sparati dalla polizia.
Chi era Giorgiana Masi? Suo padre che ha rotto per qualche secondo il silenzio e l’angoscia in cui tutta la famiglia è calata, ha detto che la giovane non faceva nessuna attività politica. Lotta Continua, come abbiamo detto, parla della sua militanza femminista nel collettivo della scuola. Il suo fidanzato, interrogato per lunghe ore dai carabinieri, dice che erano andati a piazza Navona per firmare gli otto referendum (2) indetti dai radicali e da altre forze politiche. Un atto di «impegno», certamente «non violento», finito così tragicamente.
In ospedale la mamma e il papà di Giorgiana sono crollati per il dolore.
Alle nove di sera, dopo sette ore di tensione e guerriglia, le strade della città sono tornate tranquille.
Note: (1) Il generale di divisione Carlo Alberto Dalla Chiesa era in quel momento Coordinatore della lotta al terrorismo. (2) I radicali stavano raccogliendo le firme per indire otto referendum, mediante i quali proporre al paese l’abrogazione di: Corcordato, codice militare, tribunali militari, commissione Inquirente, codice Rocco, finanziamento pubblico dei partiti, legge Reale sull’ordine pubblico, un gruppo di norme del 1904 sui manicomi.