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 1977  aprile 28 Giovedì calendario

Se Fo ostacolasse l’intesa Dc-Pci

La Segreteria di Stato, che guida la protesta cattolica contro lo spettacolo di Dario Fo, sa benissimo che è quasi impossibile ottenere a caldo la soppressione delle puntate previste dalla Rete 2. Insiste tuttavia, da cinque giorni, su questa richiesta perché essa è l’arma più adatta per creare ostacoli al temuto avvicinamento tra cattolici e comunisti.
L’irrigidimento sul «caso Fo» è destinato infatti a produrre tre effetti, successivi nel tempo, ma capaci di interagire tra loro, e tutti di segno contrario non solo rispetto al compromesso storico ma alle stesse «intese programmatiche».
Il primo è di costringere democristiani e comunisti a votarsi contro l’un l’altro nella Commissione parlamentare di vigilanza. Il secondo è di offrire spazio, nella Dc, a quanti fossero disposti a cavalcare la tigre dell’intransigenza anticomunista, per bloccare la cauta apertura di Moro (1).
Il terzo è l’effetto più duraturo e certo (in qualche modo lo si può considerare già ottenuto): trasformare le 15 puntate del Teatro di Dario Fo in altrettante bombe a tempo contro il dialogo Dc-Pci.
Affermare che da parte vaticana (per l’esattezza: da quella parte della Segreteria di Stato che segue le vicende italiane) vengano perseguiti questi scopi non vuol dire che la «sdegnata reazione» dei cattolici sia stata programmata a tavolino. Le proteste sono sincere e avrebbero avuto grosso modo la stessa ampiezza che la stampa ha registrato in questi giorni anche se non vi fosse stata alcuna regia. Ma queste proteste sono state coordinate ed è stato loro assegnato un fine che è necessario individuare con esattezza. Non serve a nessuno spiegare l’intera vicenda classificandola come l’ennesima battaglia di retroguardia ingaggiata dalla gerarchia cattolica, o adducendo una presunta «mancanza di humour» negli ambienti che circondano il papa.
Come ha operato la regìa vaticana? Il Popolo di sabato, uscito cioè subito dopo la trasmissione di Mistero buffo, critica Fo, lo chiama «monomane», parla di «banale irriverenza» e di «intonazioni blasfeme». Questa è la reazione spontanea degli ambienti cattolici ufficiali, e della base che rappresentano. Ma Il Popolo di domenica cambia registro e riporta in prima pagina la parola d’ordine venuta dal Vaticano: «Come è possibile che venga consentita una simile operazione?».
Nella giornata di sabato c’erano stati: il telegramma di Poletti (2) ad Andreotti, il neretto dell’Osservatore Romano, la dichiarazione della Sala stampa vaticana. Il taglio degli interventi è univoco e ispirerà le successive prese di posizione di Bubbico (a nome della Dc), del presidente dell’Azione cattolica, fino al telegramma del cardinale Poma presidente della Cei e al comunicato di Comunione e Liberazione.
«Come è possibile», si chiedeva l’Osservatore (che è controllato direttamente dalla Segreteria di Stato), «che le autorità preposte alle radiodiffusioni in Italia abbiano consentito a un’operazione destinata così chiaramente a ferire le coscienze dei cattolici?». Bastava attendere due giorni perché l’interrogativo si trasformasse, nel telegramma della presidente del Cif (3) a Taviani, in una richiesta di «immediata sospensione trasmissione suddetta».
Chiedere la sospensione del programma significa costringere i democristiani della Commissione di vigilanza a votare una mozione di censura, che non potrà non essere respinta dai laici e dai comunisti. Si tratta del primo obiettivo. Edoardo Speranza, un democristiano sincero, l’ha enunciato a tutto tondo, in una dichiarazione riportata dal quotidiano vaticano: «Io non mi scandalizzo per la satira di Dario Fo», ha detto, «la via del compromesso storico dovrebbe passare anche per questa commissione. Dario Fo mostra il fuoco che sta sotto la cenere».
Il secondo obiettivo, quello di bloccare nella Dc l’apertura morotea, è stato enunciato ieri da Avvenire (un altro quotidiano controllato dalla Segreteria di Stato): «Il discorso sul tema del compromesso storico», dice un fondo anonimo, «cioè della collaborazione di governo con il Pci, si va facendo in questi giorni sempre più confuso». E per fare chiarezza conclude: «L’unica collaborazione con esso possibile (cioè con il Pci, n.d.r.) è la contestazione dei suoi principi chiaramente in contrasto con i propri» (cioè dei cattolici, n.d.r.).
Resta il terzo obiettivo, quello di rendere esplosive le prossime puntate riservate a Fo. Questa polemica durata una settimana porterà, venerdì, tutta l’Italia davanti ai teleschermi. E quando Dario Fo mimerà il precettore che mangia ostie, o quando Franca Rame interpreterà in rapido scambio di ruoli la figura del Cristo e quella di Maria, non c’è dubbio che la grande maggioranza dei cattolici griderà al sacrilegio. E il Paese sarà diviso in due come alla vigilia delle elezioni politiche.

Note: (1) Parlando a Firenze il 5 aprile, subito dopo il sequestro di Guido De Martino, figlio dell’ex segretario del Psi, Aldo Moro aveva auspicato «possibili convergenze di progetti politici, più necessarie e più ampie, quando problemi primordiali ed essenziali rendono oscuro e preoccupante il momento storico», aggiungendo che «in una simile circostanza un certo grado di unità può prevalere su legittime differenziazioni, in condizioni di reciproco rispetto e di piena autonomia politica». (2) Ugo Poletti, cardinale vicario di Roma. (3) Il Comitato italiano femminile, organizzazione femminile cattolica. La presidente era Alda Miceli.