Libero, 16 giugno 2017
Allarme Aids in Italia: un contagiato ogni due ore
«Questi cinque giovani uomini sono tutti affetti da una grave sindrome di immunodeficienza, mai registrata in medicina, in nessuna patologia nota fino ad oggi. Siamo quindi di fronte ad una nuova malattia infettiva, a noi sconosciuta, di sospetta origine virale, ed il cui contagio è probabilmente associato al comportamento trasgressivo e promiscuo che questi cinque pazienti hanno in comune, ovvero l’omosessualità ed il consumo di droghe». Con queste parole, il 5 giugno 1981, nella città di Los Angeles, fu presentata la nuova Sindrome da Immunodeficienza Acquisita, che fu denominata Aids, accertata per la prima volta sui 5 casi sospetti, tutti affetti da polmonite bilaterale da Pneumocystis Carinii, portati al cospetto dell’intero mondo scientifico come prova vivente della nuova e mai diagnosticata malattia virale.
In realtà l’infezione esisteva già da molti anni, era stata individuata a New York su uno steward franco-canadese, Gaëtan Dugas, un omosessuale considerato in seguito il “paziente zero”, ma era stata scambiata per altro, e poi, non essendo stata riconosciuta in altre centinaia di persone, perché arrivava al cospetto dei medici in fasi e stadi diversi, e con differenti complicanze, per questo motivo si diffuse in maniera esponenziale in tutto il mondo, diventando una vera e propria pandemia letale.
Due anni dopo, il 20 maggio 1983, furono Robert Gallo e Luc Montagnier, futuri premi Nobel per la Medicina, ad individuare e scoprire il legame tra l’ Hiv (Virus dell’ Immunodeficienza Umana) e la malattia, rendendo così l’agente virale un avversario noto e quindi non più invulnerabile.
VIRUS IMMOBILIZZATO
Dal 1996, con una combinazione di innovativi farmaci antivirali, somministrati in cocktail per tutta la vita, si è arrivati ad “immobilizzare” il virus nel sangue, anche se non ad eradicarlo, bloccando comunque la sindrome immunodepressiva, e di conseguenza riuscendo a cronicizzare l’infezione. Da allora è crollato il numero dei decessi, ma non quello dei contagi, e nel 2009 l’ Oms, l’ Organizzazione Mondiale della Sanità, ha stimato che nel mondo ci sono oltre 33,4 milioni di persone che vivono con l’Hiv/Aids, che ogni anno si registrano 2,7 milioni di nuove infezioni, con oltre 2 milioni di morti annuali a causa di questa sindrome; inoltre, dall’inizio della pandemia, sempre in tutto il pianeta, vi sono state 60 milioni di persone contagiate, con circa 25 milioni di morti e 14 milioni di bambini diventati orfani.
Numeri drammatici, che si spiegano con il micidiale meccanismo d’azione dell’Aids, il quale, distruggendo il sistema immunitario, lo rende inattivo, gli impedisce di produrre gli anticorpi, senza i quali molti virus e batteri, in genere innocui, sono liberi di infettare l’organismo senza trovare più difese, e causando il decesso del paziente aggredito anche per un semplice raffreddore.
Ma se la morte per Aids viene vista oggi come un evento eccezionale, il rischio di trasmissione del virus è ancora costantemente sottostimato, soprattutto tra i giovani che arrivano alle prime esperienze sessuali privi delle adeguate informazioni. Il contagio, infatti, si è stabilizzato e non accenna affatto a diminuire, arriva ad una fetta sempre più larga di persone, e di queste, almeno il 50% restano per anni fonte di infezione a loro insaputa, fino a quando non si manifesta la prima complicanza o il primo effetto secondario, che impone il ricovero e che rivela la sieropositività.
L’Aids si trasmette da una persona che ha già contratto l’infezione ad un’altra, ed il sangue, le secrezioni vaginali, il liquido seminale ed il latte materno di persone sieropositive, contengono sufficienti quantità di virus tali da poter infettare altre persone. Gli individui che contraggono il virus Hiv, e che quindi diventano sieropositivi, all’inizio non sono malati di Aids, anche se sono destinati a diventarlo in assenza di cure adeguate o ritardate. Soltanto quando il livello dell’ infezione, cioè della viremia, supera una determinata soglia, il soggetto è considerato affetto da Aids. A tutt’oggi non esiste una cura od un vaccino in grado di eliminare definitivamente il virus Hiv dal corpo, perché esso è un agente mutante, ma gli attuali farmaci retrovirali sono ormai in grado di cronicizzare la malattia.
Oggi, dopo oltre trent’anni di sudi e di ricerche, noi medici, sulla Sindrome da Immunodeficienza Acquisita sappiamo tutto, ed a regolari scadenze rendiamo noti dati e statistiche, ma l’attenzione rivolta al virus Hiv è molto scesa negli anni, e dal tabù degli anni Ottanta siamo arrivati alla pericolosa sottovalutazione del presente. Eppure i numeri presentati tre giorni fa all’Icar (Italian Conference on Aids and Antiviral Research) a Siena, non sono affatto tranquillizzanti, perché vengono ignorati dalla maggioranza della popolazione italiana sessualmente attiva, e nel nostro Paese si registrano attualmente oltre 130mila persone affette da Aids, con ben 4mila nuove diagnosi all’anno, che vogliono dire in pratica «un contagio ogni due ore», un dato che resta costante, sia tra gli eterosessuali, che tra gli omosessuali maschi.
Il sesso non protetto è tuttora causa dell’ 86% delle infezioni, mentre le trasmissioni per via endovenosa, droghe e trasfusioni comprese, sono inferiori al 4%. L’età media delle persone che scoprono di avere l’Aids è 39 anni per gli uomini e 35 anni per le donne, e tra queste oltre un terzo si accorge della malattia solo in fase avanzata, ed un sieropositivo su quattro ignora per anni di esserlo.
TROPPI INCONSAPEVOLI
È dunque necessario tornare ad informare le nuove generazioni, quelle che non hanno conosciuto od assistito alla drammatica scoperta, al decorso letale e al percorso medico e scientifico di questa malattia, perché, sapere come ci si contagia, come il virus Hiv può arrivare nel sangue e nei linfonodi, e come ci si deve difendere, è fondamentale per evitare nuove diffusioni tra i giovani inconsapevoli, e non importa se la patologia non è quasi più mortale in Italia ed in Europa, perché in altre parti del mondo è ancora un’epidemia drammatica e letale, ed i nostri giovani, viaggiando molto, gli vanno incontro in modo irresponsabile.
La forza dell’Hiv e dell’Aids infatti, risiede tutta nell’ignoranza delle sue vittime. Conoscere la sindrome e la sua modalità di trasmissione è l’unica, vera protezione. Paradossalmente, pur essendo una malattia dalla quale non si guarisce, e per la quale non esiste un vaccino, l’ Aids oggi può essere prevenuto al 100%. E soprattutto, come recita il vecchio slogan: «Se lo conosci, lo eviti».