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 2017  giugno 16 Venerdì calendario

La strategia di Raiola e l’addio alle bandiere

Dunque la sera di Totti eravamo davvero nella preistoria, intenti ad ammirare l’ultimo pterodattilo volteggiare nel cielo di un calcio scomparso. Infatti, pochi istanti dopo quell’addio eterno ne arriva un altro velocissimo e diversissimo. Una stagione si chiude per sempre, quella dell’idolo che non solo bacia la maglia (prossimamente, astenersi) ma la vive, la incarna.
Gigio Donnarumma ci dà una svegliata e ci ricorda che il mondo oggi è questo, si va dove vanno i soldi, sempre meno in generale e sempre di più per qualcuno.
Il portiere bambino si muove secondo il joystick del suo procuratore Mino Raiola, prima di lui Ibra e Balotelli e soprattutto Pogba che fece guadagnare a Raiola quasi 50 milioni di euro. Tra parentesi: la facile e volgare ironia su Carmine Raiola da Nocera Inferiore, ex cameriere e pizzaiolo in terra d’Olanda, è meglio ripiegarla. Costui è, semplicemente, un fenomeno. Ha condotto il proprio mestiere nella stratosfera, rispetto a Raiola anche Moggi è una creatura pleistocenica. L’unica cosa certa con Mino Raiola è che ogni suo calciatore cambierà squadra. E più il calciatore è forte, più la cambierà rapidamente. Dalle astuzie per Pogba a Manchester, al primo giro però, quando il ragazzo non firmò per lo United e andò alla Juve gratis salvo tornarci per 105 milioni di euro, al vortice dei trasferimenti per Ibrahimovic e Balotelli che è una specie di Ibra minore, fino a Donnarumma con quella profetica maglia color pepita, il buon Raiola ha mirato al centro dello stesso bersaglio anche se con frecce differenti.
Certo è incredibile che i destini di molti grandi club e non pochi grandi giocatori siano nelle mani di questo bizzarro poliglotta (Raiola parla 7 lingue ma comprende e impone solo la propria) e che il mediatore sia di gran lunga più importante di mercanti e bestiame, con rispetto parlando. Conoscendo strategie e nodi delle alleanze, non escluderemmo che proprio la Juventus alla fine possa battere il Real Madrid nella corsa alla pepita.
Ma prima dell’epilogo ancora molto lontano, ci attendono mesi al confronto dei quali la vicenda Totti/Spalletti era un capitolo di Piccole donne. Se davvero Donnarumma svernerà in tribuna forse su Marte e poi aspetterà il primo luglio 2018 e la nuova squadra, persino gli incroci bollenti tra Higuain, Napoli e Juventus saranno nulla al confronto. Va da sé che il nostro calcio non è pronto, e non può esserlo, a un simile divorzio tardivo. Qui si rischiano ricadute di ordine pubblico e non solo psicologico.
Infine, forse si sarà capito che nulla può più essere concesso al sentimento e all’illusione della gente. La storia non bella ma vera di Gigio Donnarumma, con quel nome da topo dei cartoni e quel cuore da strega di Biancaneve, ci insegnerà una volta per tutte che chi crede alle maglie baciate e si commuove è un cretino. Però, che bello esserlo.