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 2017  giugno 16 Venerdì calendario

La doppia morale di Trump: venduti al Qatar 36 caccia

Uno Stato che finanzia il terrorismo islamico oppure un ricco partner commerciale con cui concludere lucrosi affari?
Agli occhi del presidente americano Donald Trump le due inconciliabili posizioni paiono essere conciliabili. Così sembra. Nel pieno della crisi tra i Paesi del Golfo, e il Qatar – e solo sei giorni dopo che Trump ha definito il ricco emirato «un finanziatore del terrorismo ad altissimo livello» – il segretario americano alla Difesa, James Mattis, ha accolto mercoledì a Washington il collega qatariota Khalid al-Attiyah con cui ha firmato un accordo per la fornitura di 36 caccia F-15 prodotti dal colosso americano Boeing.Un contratto da 12 miliardi di dollari.
Le autorità del Qatar, impegnate ieri a Montreal in un incontro mediato dall’agenzia Onu per l’aviazione con quelle dei Paesi che hanno decretato un embargo aereo, terrestre e marittimo contro Doha (Arabia, Emirati, Bahrein ed Egitto), hanno espresso soddisfazione. «Questa è naturalmente la prova che le istituzioni americane sono con noi. Ma noi non ne abbiamo mai dubitato», ha precisato un ufficiale a Doha riportato dai media anglosassoni. Il fatto poi che il ministro della Difesa americano si sia intrattenuto con il suo omologo del Qatar per discutere di lotta al terrorismo, nella fattispecie della campagna contro l’Isis, fa quasi a pugni con le dichiarazioni di Trump contro Doha, accusata dal gruppo di Paesi guidato da Riad di finanziare il terrorismo, destabilizzare la regione e accattivarsi le simpatie dell’Iran, la maggior potenza sciita, rivale storico di Riad a cui contende il ruolo di potenza regionale.
«La vendita da 12 miliardi di dollari – recita un comunicato del Pentagono – darà al Qatar capacità d’avanguardia e incrementa la cooperazione sulla sicurezza e quella operativa tra gli Stati Uniti e il Qatar». Anche questa una dichiarazione non in linea con quelle di Trump.
In verità più che un atteggiamento contraddittorio del presidente, che comunque ha sempre privilegiato la strada del business e si è comunque posto come mediatore per la crisi, la storia di questo contratto militare mette in luce ancora una volta le divergenze di vedute tra Trump e le maggior istituzioni, tra cui Pentagono e Dipartimento di Stato. Questi ultimi sono infatti stati spesso impegnati a portare avanti un atteggiamento molto più morbido rispetto a quello della Casa Bianca. Per il Pentagono il Qatar è un alleato strategico del Golfo. Il fatto che poi nel piccolo emirato si trovi la grande base aeronautica americana di al -Udeid dà forza a questa strategica alleanza. Dalla base, che ospita ben 10mila militari, partono con cadenza quotidiana i caccia che vanno a bombardare le postazioni dell’Isis in Siria e in Iraq.
Le trattative per giungere alla conclusione di questo accordo erano iniziate nel novembre del 2016, prima che Trump si insediasse alla Casa Bianca. Allora fonti Usa parlarono della vendita di 72 F-15 Qa per 21 miliardi di dollari. Ma, secondo alcune fonti vicine all’accordo, la preoccupazione di Israele che equipaggiamenti militari sofisticati venduti ad alcuni Paesi del Golfo potessero finire nelle mani sbagliate aveva rallentato le trattative.
L’impressione, comunque, è che se il Qatar ha un grande bisogno di un solido rapporto con Washington, gli Stati Uniti difficilmente potranno rinunciare al ricco emirato come alleato nella guerra al terrorismo. Volente o nolente, anche Trump probabilmente ne è consapevole.