La Stampa, 16 giugno 2017
Nell’Eurozona la siderurgia vale più di 170 miliardi. Il Vecchio Continente è il secondo produttore al mondo. Gli Usa solo al quinto posto, ma sono i primi importatori
Nel mondo si producono ogni anno (dati 2016) 1,630 miliardi di tonnellate di acciaio, ma ben 473,2 milioni (il 31,1 per cento della produzione totale) è stato venduto in un paese diverso da quello d’origine. Un vero e proprio fiume di lingotti, laminati, tubi, coils che attraversano da una parte all’altra il globo terracqueo.
Secondo i dati diffusi dalla World Steel Association (WSA) riportati da Siderweb la Cina da sola ha prodotto nel 2016 oltre la metà di tutto l’acciaio del mondo, con 808,4 milioni di tonnellate. Segue lontanissima l’Unione europea, considerata nel suo complesso, con oltre 150 milioni di tonnellate, mentre terzo è il Giappone, con 104,8 milioni. I produttori nipponici devono però guardarsi le spalle: l’India è salita a 95,6 milioni di produzione ed ha già dichiarato di voler diventare il secondo produttore mondiale entro il 2018. Gli Stati Uniti di Donald Trump sono soltanto quinti, con 78,5 milioni di tonnellate. A seguire, Russia, Corea del Sud, Turchia e Brasile. Esaminando in dettaglio l’Ue, la Germania con 42,1 milioni di tonnellate precede l’Italia, che con 24,1 milioni di tonnellate è l’undicesimo produttore mondiale, distaccando nettamente Francia e Spagna (circa 14 milioni).
Guardando al commercio internazionale di acciaio, il numero uno nell’export è naturalmente la Cina, che ha un saldo attivo di 94,5 milioni di tonnellate. Il Paese asiatico sopravanza nettamente il Giappone (34,5 milioni di tonnellate), la Russia (26,9 milioni di tonnellate), l’Ucraina (17,1 milioni di tonnellate) ed il Brasile (11,5 milioni di tonnellate). La classifica degli importatori netti, invece, è guidata dagli Stati Uniti con 21,7 milioni di tonnellate, davanti a tre Paesi asiatici (Vietnam, Tailandia ed Indonesia) ed all’Unione europea, che fa registrare un import netto di 10,5 milioni di tonnellate. L’Italia, secondo i dati illustrati nel World Steel in Figures, è importatore netto per 1,7 milioni di tonnellate.
L’industria europea dell’acciaio sta reagendo positivamente alla ripresina economica in corso, con un aumento di circa il 7% della domanda a fine 2016, che ha trainato sia la produzione che le importazioni di acciaio dell’Ue, che giungono dalla Cina, dall’India (in forte crescita), Turchia e Corea del Sud. Certamente – spiega Antonio Gozzi, presidente di Federacciai – possibili giri di vite da parte degli Usa avrebbero conseguenze molto pesanti per i produttori europei, che devono fare i conti anche con una politica di grande apertura al mercato sostenuta delle autorità europee. Attualmente l’acciaio europeo fattura circa 170 miliardi di euro, e occupa in oltre 500 stabilimenti circa 320mila dipendenti diretti.
Quanto all’Italia, l’anno scorso l’export siderurgico italiano negli Usa è stato di 469 mila tonnellate di acciaio, per un controvalore di 657 milioni di euro. Gli Stati Uniti acquistano soprattutto tubi e acciaio per prodotti lunghi.