Corriere della Sera, 16 giugno 2017
Il mistero di Grégory: tre arresti dopo 33 anni grazie a un software
PARIGI Il caso Grégory si riapre, trentatré anni dopo. Il 16 ottobre 1984 un bambino di quattro anni, Grégory Villemin, scompare dopo avere giocato nel giardino di casa a Lépanges, un villaggio nel dipartimento dei Vosges. La madre Christine smette di stirare e corre a cercarlo, poi chiama la polizia. Dopo circa tre ore il corpo del bambino viene ritrovato sette chilometri a valle, bloccato da una chiusa nel fiume Vologne, senza tracce di violenza ma con i piedi e le mani legate.
Pochi minuti dopo la scomparsa una persona, chiamata da quel momento «il corvo», aveva telefonato allo zio di Grégory, annunciando di avere gettato il bambino nel fiume. E il giorno dopo, una lettera arriva al padre del bimbo, Jean-Marie Villemin: «Spero che tu muoia di dolore, capo. Non sono i tuoi soldi che potranno ridarti tuo figlio. Ecco la mia vendetta, povero scemo».
Il caso Grégory da oltre trent’anni fa venire i brividi perché i continui colpi di scena non hanno mai permesso di chiarire con certezza chi è stato l’autore del delitto, e perché lo abbia commesso. Qualche settimana dopo un cugino del padre, Bernard Laroche, viene accusato e portato in carcere. Nel febbraio 1985 viene scarcerato dal giudice, nonostante il parere contrario del pubblico ministero. Quello stesso giorno Jean-Marie Villemin annuncia ai giornalisti: «Lo ucciderò all’uscita dal lavoro». La moglie di Laroche chiede che il marito venga protetto da una scorta, che viene negata. Un mese dopo, all’uscita del lavoro, il padre di Grégory uccide Bernard Laroche.
Nel corso degli anni è finita in carcere, accusata di essere l’assassina, anche la madre Christine, poi completamente riabilitata. Il caso Grégory è diventato uno degli episodi simbolo del fallimento della giustizia francese, e anche degli effetti perversi dei media, che hanno prima pubblicato la foto di Grégory cadavere, poi alimentato i sospetti su vari personaggi, senza prove.
Nel corso degli anni si è formata la convinzione di una gelosia all’interno della famiglia, pista che si è rafforzata due giorni fa quando l’inchiesta è stata riaperta.
Tre persone sono state arrestate, una è stata già liberata ma Marcel e Jacqueline Jacob, lo zio e la zia del padre di Grégory, restano in carcere. Il bambino sarebbe stato vittima di un complotto di famiglia.
Secondo l’ultima ricostruzione, non diffusa ufficialmente ma citata dal Figaro che evoca fonti della gendarmeria, Bernard Laroche avrebbe rapito Grégory, e lo avrebbe poi consegnato a suo pro-zio Marcel Jacob, che l’avrebbe ucciso spinto dall’invidia per la riuscita sociale di suo nipote Jean-Marie Villemin, padre di Grégory.
I nuovi arresti, tra i quali forse c’è il principale responsabile ed esecutore materiale del delitto, sono stati effettuati grazie all’utilizzo di nuovi strumenti investigativi tra i quali il software Anacrim, una versione rinnovata e adattata dalla polizia francese di un vecchio programma di marketing americano. Anacrim viene usato per cercare discrepanze nelle migliaia e migliaia di pagine di verbali dei casi più complessi, come quello di Grégory. Il sistema viene considerato l’ultima risorsa possibile per risolvere i cold case, quelli in cui l’inchiesta non avanza da anni.