Corriere della Sera, 16 giugno 2017
Molte inchieste aperte, per ora senza alcun coordinamento
Le indagini sul «Russiagate» si vanno ramificando. Le inchieste sono condotte da diversi organismi. Il Super procuratore. Il 18 maggio il vice ministro della Giustizia, Rod Rosenstein, nomina Robert Mueller, «Special Counsel», cioè procuratore con poteri speciali investigativi sul dossier russo. Mueller attinge alle informazioni raccolte dall’Fbi, che continua gli accertamenti, e ora ha chiesto collaborazione anche alle altre agenzie di intelligence. La sua posizione giuridica è particolare: gode di grande autonomia, ma può essere licenziato dal Dipartimento di Giustizia. Il Congresso. Nei due rami del Parlamento sono partite in parallelo due inchieste, senza coordinamento. La commissione Intelligence del Senato sta puntando soprattutto sulle audizioni dei protagonisti della vicenda. Sono già comparsi l’ex direttore dell’Fbi, James Comey e il ministro della Giustizia, Jeff Sessions. La commissione Intelligence della Camera sta cercando di acquisire gli elementi materiali di prova: ha sollecitato la Casa Bianca a consegnare entro il 23 giugno le registrazioni, se esistono, dei colloqui tra Trump e Comey. L’impeachment. I risultati raccolti dal Super procuratore o dalle commissioni parlamentari non bastano per mettere in stato d’accusa – «impeachment» – il presidente Usa. La Costituzione prevede una procedura in due tempi. La Camera dei rappresentanti deve decidere a maggioranza se ci siano sufficienti elementi di prova per l’incriminazione. Di fatto agisce da pubblico ministero sulla base dei criteri fissati dall’articolo 2, sezione 4 della Costituzione: il presidente, e gli altri funzionari dello Stato, «saranno rimossi dall’incarico sulla base di un’accusa e di una condanna per tradimento, corruzione o altri gravi crimini e misfatti». Il Senato, invece, riveste il ruolo del giudice: esamina le evidenze, può ascoltare testimonianze. Il verdetto deve essere condiviso da almeno due terzi dei senatori. Occorre lo slittamento verso il fronte colpevolista di almeno 19 repubblicani per mettere nei guai Trump.