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 2017  giugno 15 Giovedì calendario

Un pomeriggio davanti alla tv cinese

Sì, c’è la censura e anche l’autocensura. E ci sono i telegiornali noiosi a reti unificate. E anche le dirette sportive in differita di un minuto, per dare ai tecnici il tempo di intervenire con un bell’oscuramento se qualcuno sugli spalti avesse il coraggio di srotolare uno striscione “politicamente sconveniente”. No, non è la Bbc, questa è la Cctv, che sta per China Central Television, l’emittente di Stato di Pechino. Però, fatta la premessa, confesso: sono un fedele telespettatore e al pomeriggio di qui, quando in Italia è ancora mattino presto, mi dedico a uno zapping selvaggio tra i 22 canali centrali e le centinaia di reti regionali. La competizione per l’audience si combatte anche in Cina a colpi di sceneggiati, teleromanzi, fiction, docufiction, soap-opera in salsa mandarina, reality show con lacrime e risate di gioia. Se non vi piace il genere state alla larga dalla tv cinese al pomeriggio (e anche alla mattina e alla sera). Lo spettacolo può cominciare. Inno alla gioia su Dragon Tv serve a digerire il pranzo. Storia di cinque ragazzevicine di casa a Shanghai con destini diversi. C’è la manager in carriera; l’impiegata che deve mantenere gli anziani genitori e cerca l’uomo giusto; quella ossessionata dalla moda e dalle borsette (false); la glia di arricchiti; quella che odia il fratellastro. Le vicende si intrecciano con un certo ritmo, anche se siamo già alla seconda stagione. 
L’ammiraglia Cctv1 offre Remota promessa di matrimonio: ambientato tra gli Anni 60 della Rivoluzione Culturale e i 90 dell’apertura all’economia di mercato. Le nozze non sono ancora arrivate e il polpettone minaccia di andare per le lunghe, perché la durata media delle serie cinesi va sulle 50 puntate. 
Click sul telecomando. Compare una casalinga disperata su Guangdong Tv: piange per il tradimento del marito e il conduttore del reality show le consiglia di darsi al business, aprendo un’attività di e-commerce online. Poi pubblicità. Gli spot commerciali in Cina sono curatissimi, girati in località suggestive, con automobili rombanti, cosmetici prodigiosi e testimonial celebri. Questa è la seconda economia del mondo, anche se nominalmente ancora socialista. Passo a Zhejiang Tv che schiera una serie di attori impegnati in una s da ai fornelli. Indigesto. 
Passaggio su Cctv5, canale sportivo. 
Partita di badminton che sarà seguita da sollevamento pesi, snooker (c’è un nuovo campione cinese da celebrare), basket, calcio. È noto che il livello tecnico del football è povero da queste parti, se si esclude la legione di stranieri pagati a peso d’oro. I telecronisti però si impegnano con cori di «aaah» e «oooh» ogni volta che la palla supera la metà campo: effetto mal di pancia. 
Ritorno alla fiction. Una massa di invasori giapponesi protetta da carri armati e aerei avanza su Cctv4 contro una sottile linea di soldati dell’Esercito popolare di liberazione. Il genere guerra patriottica è onnipresente, i titoli dicono tutto: «L’eroismo del piccolo soldato Zhang Ga», «Impugna la spada per tagliare le teste degli imperialisti giapponesi». Produzioni imponenti, generosamente finanziate a fini educativi e una strage di nemici. Si calcola che ogni anno vengano impiegate 200mila comparse cinesi per interpretare i perfidi giapponesi in questi film “storici” ambientati tra il 1937 e il 1945. Shi Zhongpeng ha recitato in 200 puntate di una ventina di serie l’anno scorso: «L’espressione crudele e depravata mi riesce bene». Alla fine Shi “il giapponese” ha sempre fatto la fine che si meritava: «Sono arrivato a morire otto volte in un giorno solo, credo sia un record». Nonostante siano passati tanti decenni e i gusti si siano raffinati, il pubblico premia sempre questi lm e protesta se qualche volta la sceneggiatura inserisce un ufficiale giapponese dal volto umano.
Nel tempo di Xi Jinping i nuovi nemici del popolo sono i burocrati corrotti. Il presidente ha giurato di «schiacciarli come mosche e ingabbiarli come tigri».
E la caccia è finita sul teleschermo sotto forma di poliziesco. L’eroe del momento è l’investigatore Hou Liangping che con la moglie, una agente infiltrata nella rete di malaffare per smascherarla, insegue un altissimo dignitario comunista. Titolo della fiction in 55 puntate trasmessa dalla Cctv In nome del popolo. Grandissimo successo: gli episodi hanno raccolto in totale la cifra record di 1,7 miliardi di spettatori. Se qualcuno vuole farsi un’idea, su YouTube si trovano spezzoni sottotitolati in inglese. Basta cercare “Renmin de mingyi”, che significa “In nome del popolo”.
Orfano dell’ispettore Hou Liangping, verso le cinque del pomeriggio mi accontento di Combattente del destino su Hunan Tv. Storia in costumi imperiali condita con amore e kung-fu. Protagonista è Lu Han, un giovane attore dai lineamenti così delicati da sembrare femminei, accentuati da capelli lunghi e morbidi. Sento dire che Lu Han è l’idolo delle ragazzine cinesi. 
Intrattenimento musicale su Cctv3. Notizie economiche e finanziarie su Cctv2, canale dedicato a Borsa e business. Mi assicurano che «guardandolo vengono idee per buoni investimenti» e non è del tutto da escludere, perché la Borsa di Shanghai è pilotata dal governo, sotto la sapiente programmazione del Partito. News 24 ore su 24 in inglese su Cgtn, canale statale che spiega la diplomazia cinese agli stranieri: ha inviati e corrispondenti in tutto il pianeta e i dibattiti sono decentemente liberi, anche se rispettosi della censura, perché qui gli errori si pagano cari. Un paio d’anni fa una trasmissione è cominciata con una sedia vuota: l’anchorman era stato arrestato poco prima della diretta. 
Ultimo sprazzo di sceneggiato con La pianura dei cervi bianchi: è il telefilm del momento, tratto da un romanzo che racconta la vita di due famiglie tra la fine della Cina imperiale e la Rivoluzione comunista. Amore e odio, sangue e trame. 
Il momento del tg arriva alle 19. Imperdibile. Nel senso che praticamente tutti i canali rilanciano il notiziario della Cctv1 che così va in onda a reti unificate. Due conduttori in studio, giovani, uomo e donna. Si alternano con frasi che citano immancabilmente Xi Jinping e le sue molte attività quotidiane. «Il presidente Xi Jinping ha mandato un messaggio di congratulazioni alla cerimonia d’apertura dell’expo del tè cinese a Hangzhou. Xi Jinping spera che l’expo faccia avanzare la cultura cinese del tè nel mondo». Finalmente immagini fuori dallo studio. E compare «il presidente Xi Jinping che ha ricevuto oggi il leader della Repubblica Argentina». Lunga carrellata sulla sala del colloquio bilaterale durante il quale Xi parla e tutti ascoltano attenti: cinque minuti buoni, compresa una scena in Piazza Tienanmen dove i cannoni sparano a salve come vuole il cerimoniale. Ricompare «il presidente Xi Jinping che oggi ha ricevuto il primo ministro della Cambogia»: tre minuti. È il turno di udienza del premier delle Fiji, che sono piccole e meritano due minuti, con sua eccellenza il premier Frank Bainimarama in giacca scura, gonnellino tradizionale e sandali. In queste tre occasioni Xi ha cambiato cravatta ma non l’espressione un po’ distaccata da imperatore saggio che riceve l’omaggio di tributari. 
Sono le 19.15 ed entra in scena Li Keqiang, il capo del governo cinese, che accoglie le stesse personalità internazionali ma riceve una copertura più stringata: sei minuti. Resta il tempo per condensare in una decina di minuti attualità internazionale e qualche convegno in Cina. Sorrisi finali: «Zaijian», «Arrivederci», a domani.