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 2017  giugno 01 Giovedì calendario

Intervista a Ilaria D’Amico

Leopoldo arriva sul passeggino spinto dalla nonna, mentre mastica contrariato il ciuccio. La mamma, Ilaria D’Amico, lo libera e lui si mette a calciare la palla nel cortile di un bar di Milano. «Che dici», ride, «è figlio di Gigi?». Gigi è Buffon, il compagno che le ha fatto rimangiare la frase «un calciatore mai». «Una nemesi», taglia corto lei. giornalista che da anni racconta l’Italia del pallone e della politica. Donna in un mondo di uomini, si è imposta perché poteva e non perché lo ha preteso. Alla forza preferisce la fiducia, alla lotfa tra i sessi il fare squadra. A 23 anni è in Rai. dove indossa giacche larghe per non essere la donna-parete. Si mangia gli anni come il vento: il debutto nei talk show con Feltri e Curii, I ’intervista a Gheddafi, il ritorno di Grillo in tv, il confronto con Berlusconi. Del futuro dice: «Efatale che prima o poi lascerò il calcio». E bellissima, ma quando parla lo dimentichi. Se non tormenti il destino, le cose succedono. Questo vuol far credere. «Sapevo che se fosse andata male avrei fatto altro». Forse la più grande libertà: quella dai sogni.
DIVENTARE ILARIA G AMICO È STATA UNA GUERRA?
Non ho mai avuto la sensazione di dover combattere gli uomini. Forse la differenza è stata che ho fatto squadra con loro. Mi piace pensare che le donne capaci di fare rete sono quelle che riescono a gestire le situazioni senza conflitti. Le invidie, femminili o maschili, le senti se ti ci fissi.
QUANDO HA INIZIATO PERÒ LE D’AMICO NON ESISTEVANO. LEI ARRIVA IN RAI A 23 ANNI E DIVENTA UNA GIORNALISTA. SUCCEDE NEI SOGNI.
Ho studiato. Quando Gianfranco De Laurenti is mi trovava negli archivi a sfogliare almanacchi mi diceva: “Ma che ti studi Ila” Volevo capire più veloce degli altri cosa interessasse al pubblico.
TUTTO QUI?
Ho anche scelto di far venire meno la fisicità, di mortificarmi per essere creduta. Ero castigata per la mia età: mettevo giacche lunghe e pantaloni larghi. Non volevo che mi confondessero con la donna-parete. Ora so che quello non è combattere il cliché, ma fuggirlo.
PERÒ HA FUNZIONATO.
La differenza l’hanno fatta anche le persone. De Laurentiis mi ha aiutato e mi lasciava fare. Poi penso a Lorenza Lei, direttrice di Rai International e che poi sarà dg dell’azienda: mi ha insegnato che ci si può imporre come donna senza compromessi.
QUALI “NO’ SONO SERVITI PER DIVENTARE ILARIA D’AMICO?
Per esempio Piero Chiambretti mi voleva come valletta. Lo stimo tantissimo, ma non sarei stata io. Ricordo le facce dei dirigenti quando rifiutavo progetti importanti. Ma così sono arrivate le proposte giuste.
PERCHÉ LA GIORNALISTA?
Non ci avevo mai pensato. Al massimo ero stata folgorata dal modo di condurre di Lilli Gruber. Poi scelsi Giurisprudenza. Era l’epoca di Mani Pulite: volevo fare la pm. È stato Renzo Arbore a sconvolgere tutto: era un amico di famiglia e mi ha chiamato per andare in Rai. Mia mamma era contraria. Per due anni non ha voluto vedere niente di quello che facevo.
MA HA CONTINUATO.
Ho sempre pensato che se fosse andata male avrei potuto fare altro. È il dono della mia mamma: la fiducia in me stessa. Non mi sono mai sentita persa perché non dipendevo dal riconoscimento degli altri.
ESSERE UNA DONNA FORTE È QUESTO?
La forza è fiducia in sé e negli altri, non imporsi con l’arroganza e la voce grossa: essere al centro del proprio cerchio.
NON È SEMPRE COSÌ FACILE.
Alcune dirette di Exit su La7 in certi governi Berlusconi ad esempio. La serata più difficile è stata quando nel 2009, dopo tanti anni, ho riportato Grillo in diretta tv. Fece un casino allucinante: gli voglio bene, ma ancora non l’ho perdonato. Doveva esserci un contraddittorio, invece ha fatto un comizio e non ha accettato le domande. Il giorno dopo ho dovuto scusarmi pubblicamente. Noi eravamo amici e mi fidavo. È stato accecato dall’uso del mezzo e ha trascurato cose importanti per la credibilità: il rispetto dei patti e l’amicizia.
LA SUA CARRIERA È STATA SCANDITA DALL’INCONTRO CON UOMINI FORTI. GRILLO LO È?È stato un visionario fantastico perché libero. Ma il purismo e l’ossessione per il leaderismo sono diventati una zavorra che ostacola l’azione.
OGGI PER CHI VOTEREBBE?
Mi riconosco nei valori che doveva presentare il Pd. Sono un po’ smarrita dalle manovre guidate da rancori e personalismi. Di Renzi apprezzo il dinamismo e anche il bisogno di personalizzare la sfida mettendoci la faccia. Sul referendum è stato ingenuo, ma lo preferisco comunque al correntismo.
E sì, nel ’94 ho votato Berlusconi. Ma erano altri tempi.
E LEI IN POLITICA?
No. Me lo chiesero, sorvoliamo.
L’UOMO FORTE CHE CAMBIA LA SUA CARRIERA È GHEDDAFI?
Forse. Dopo quell’intervista in Libia, l’idea di approfondire il racconto politico si fa più seria. Tutto nasce da una semina di mesi, tramite un amico che conosceva il figlio calciatore. Mai avrei pensato che avrebbe funzionato. Invece nel febbraio 2006 mi chiamano: se vuoi l’intervista parti domani.
E LEI PARTE.
È stato complicato. Gheddafi era ossessionato dagli attentati e continuava a spostare l’appuntamento. Lui ci ha ricevuto nel deserto solo dopo 48 ore, io non dormivo da giorni. Ricordo il terrore dei suoi, nessuno poteva toccarlo. Era un vanitoso che non accettava la vecchiaia: ha voluto usare le sue telecamere e mi ha ritirato le cassette per tagliare i primi piani stretti, perché aveva appena fatto un’operazione al volto.
PERÒ SI È CONCESSO PIÙ DEL PREVISTO.
Ci eravamo accordati per 20 minuti, ma sono rimasta per un’ora e mezza. Prima di andare via mi ha regalato un anello tempestato di pietre. L’ho rimandato indietro con un biglietto di ringraziamenti.
LE ADULAZIONI PER GLI UOMINI DI POTERE SONO UN VIZIO. VEDI BERLUSCONI IN DIRETTA A LO SPOGLIO NEL 2013. MA GLI È ANDATA MALEIo non volevo domarlo, volevo solo che rispondesse alle domande. L’intervista è riuscita perché ho parlato di temi concreti.
LE HA DETTO: “NON SONO QUI PER CORTEGGIARLA”. COME SE NON FOSSE SCONTATO.
Ho imparata ad apprezzare con ironia i complimenti puramente estetici. Anni fa pensavo: uno si fa il mazzo per dimostrare altro e non lascia nulla? Questione di insicurezza.»
TRA I CORTEGGIAMENTI FINITI MALE C’È PURE QUELLO DEL FIGLIO DI MOGGI. INTERCETTATO PER CALCIOPOLI RACCONTA DI AVERLA PORTATA A PARIGI SENZA OTTENERE NEPPURE UN BACIO.
Quando l’ho letto ho ringraziato che al telefono avesse raccontato la verità e non avesse millantato conquiste, come fanno di solito gli uomini. Io pensavo stessimo andando a Milano per una riunione, poi siamo atterrati a Parigi. Ma al di là di situazioni imbarazzanti e degli equivoci, penso che in quell’occasione sia stato fatto un uso delle intercettazioni inaccettabile. Cosa c’entra con le indagini la storia di un corteggiamento andato male?
È CONTRARIA ALLA PUBBLICAZIONE DELLE INTERCETTAZIONI?
Assolutamente no. Certo se tu stai intercettando uno e poi sui giornali finisce tutto quello che deve essere secretato viene leso un diritto. Ma sono uno strumento importante: io sono per l’uso di quello che serve alla giustizia. Non il gossip.
L’ALTRO GIORNO BUFFON HA DETTO CHE FESTEGGIAVA IL DECIMO SCUDETTO. PER LA GIUSTIZIA SONO OTTO.
Chi li ha ottenuti sul campo non può togliersi dalla testa l’idea di aver vinto anche quelli revocati per Calciopoli. Io da narratrice del calcio penso che siano otto. Ma sono due punti di vistadiversi: unoemotivo, l’altro razionale.
E COM È ESSERE DIVENTATA LA MOGLIE DI UN CALCIATORE?
Una nemesi. Ci siamo incontrati a una serata di beneficenza e siamo rimasti a parlare per ore. Senza telecamere ho visto l’uomo Gigi ed è stata una scoperta. Poi il resto lo accetto: incontro per lavoro persone estranee al calcio e prima di andare via mi chiedono: “Gigi come sta?” (Ride ndr). Lo vedo come un atto d’amore per chi amo.
VINCE IL PALLONE D’ORO?
Lui non ne vuole sentir parlare, dice che ha a che fare con il giudizio degli altri su di lui, mentre solo una coppa vinta sul campo premia le capacità. Io comunque glielo darei: ha una carriera straordinaria, infinita, lunghissima, 22 anni a questi livelli è una cosa mostruosa. Ma se non arrivasse non penserei a un’ingiustizia: i portieri non lo vincono quasi mai.
BUFFON È UN UOMO FORTE?
Non credo tenga a questa definizione, al massimo tiene a quella di uomo con una testa, dei valori e dei sentimenti passionali. Uno che è caduto tante volte e che ha saputo rialzarsi.
INSIEME SIETE SEMPRE SOTTO I RIFLETTORI. MA LEI EVITAI SOCIAL NETWORK.
Sono il vomitatoio dell’Italia. Abitare un mondo di haters non mi interessa.
SENZA LA BELLEZZA AVREBBE AVUTO LE STESSE OPPORTUNITÀ?
È stato un biglietto da visita, il problema è se diventa oggetto di scambio. Essere docile per ottenere cose non fa per me.
SI SENTE SOLA IN QUESTO?
La tv sta cambiando. Vedi sempre meno manichini non parlanti.
LEI HA CAMBIATO IL GIORNALISMO SPORTIVO, MA LE INQUADRATURE PROVOCANTI E LE VALLETTE ESISTONO ANCORA. COM È IL FUTURO DOPO DI LEI?
In Sky quelle cose lì non si possono fare.Ma non l’ho deciso io: è l’azienda. Il terreno è fertile.
IN TANTI ORA CITEREBBERO DILETTA LEOTTA.
Ha iniziato da poco e va molto bene così. In Sky ci sono colleghi di talento. A loro consiglio di essere quello che si sentono.
SI PARLA DI EREDI PERCHÉ LASCERÀ IL CALCIO?
Ho voglia di sperimentare qualcosa di diverso. Non so se sarà la politica, però vorrei tornare a raccontare da vicino i problemi delle persone.
È fatale che prima o poi lascerò il calcio: non subito, ma tra un po’ succederà sicuramente. Solo che mi diverto troppo: mi sento sempre la bambina che guardava i mondiali dell’82 in giardino con la famiglia.
FIDUCIA E PACE. UN PO’ CI HA CONVINTI. MA LE PERSONE SONO FATTE ANCHE DI NUVOLE.
Io rimuovo, per difesa. Porto dei segni: l’assenza del padre o il fallimento del primo matrimonio. Però le ferite le fai e le ricevi. Anche nel dolore sarò sempre riconoscente per una vita benevola.