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 2017  giugno 01 Giovedì calendario

«Vladimir? A casa ero un tiranno». Parola di moglie

Ho incontrato in più occasioni Vladimir Putin. La prima volta in montagna, a St. Christophe, sopra Sankt Anton, nell’Arlberg austriaco, all’inizio di febbraio del 2001, dove si svolgevano i campionati mondiali di sci alpino. Era in vacanza con la moglie Ljudmila, sciava attorniato da un nugolo di guardie del corpo che di fatto blindavano la pista su cui scendeva impacciato. Indossava una supertuta rossa della giapponese Mizuno, a quei tempi la più costosa in circolazione, sfruttava la facilità di conduzione degli sci corti Fischer da slalom. L ’Abc di Putin comincia con la lettera s: «Per essere sicuro di riuscire mi sono concentrato su due cose soltanto: lo sport e lo studio. E ha funzionato».
Spia. E scia. Va a cavallo, senza sella e a petto nudo. È un prode judoka, cintura nera, addirittura ottavo dan. Ha praticato il sambo, arte marziale russa utilizzata dai soldati dell’Armata Rossa. Si immerge impavido con la muta da sub nelle gelide acque dell ’Artico. Va a caccia e a pesca: l’immensa Siberia è il paradiso delle sue scorribande venatorie. È un biker. Gioca ad hockey su ghiaccio. Tutte discipline, insomma, da uomo duro. E il resto ? Dalla A alla Z, scopritelo in questo alfabeto che fruga tra le pieghe di Putin.
ATTRIBUTI. Quelli che l’ex tenente colonnello del Kgb esibisce dialetticamente. Il suo è spesso un linguaggio non proprio presidenziale. Le sue espressioni idiomatiche sono riconducibili a quello che da noi viene definito «linguaggio da caserma»: vuole che emergano le sue origini keghebiste. Tra le sue esternazioni, celebre quella pronunciata alla fine del 1999, quando era premier, a proposito di lotta al terrorismo ceceno: «Noi perseguiteremo i terroristi ovunque si trovino, e se li troveremo nel cesso li massacreremo nel cesso!». Divenne uno slogan. E gli consentì di vincere a man bassa le elezioni presidenziali dell’anno dopo.
Berlusconi, il grande compare. Nel 2013, in occasione del forum Valdai Discussion Club – «piattaforma di dialogo e di dibattito intemazionale» promossa dal Cremlino, per fare propaganda e dare fiato alla collaudata disinformatija di scuola Kgb – Vladimir dice: «Berlusconi è sotto processo perché sta con le donne. Se fosse un gay nessuno lo avrebbe toccato».
CORRUZIONE. È il male endemico della Russia. Ogni anno, Putin promette di sradicarla. Ogni anno, è costretto a riconoscere che devasta l’economia. Ma la corruzione resta pur sempre il collante della nomenklatura dominante. Una volta dovette ammettere: «Non esiste una pillola anticorruzione che mandi giù e guarisci. Ci vuole del tempo». Alexei Navalny, il leader dell’opposizione, ha accusato Dmitri Medvedev, il fantoccio di Putin – ancora premier ma sempre più in disgrazia – di arricchimenti esagerati e indebiti, scatenando pochi mesi fa indignazione e proteste in tutta la Russia.
Democratura. L’essenza del regime. Ha rimpiazzato la defunta e non rimpianta ideologia comunista. Putin ha imposto una “verticale del potere”, miscela di democrazia e dittatura per trasformare la Russia in una Pulinia moderna, influente e senza complessi d’inferiorità nei confronti dell’Occidente. Una visione teleologica del destino, fortemente autoritaria. Lui si descrive così: «Io sono un democratico purosangue. Sapete in che cosa consiste il guaio? Che dico guaio, la tragedia? Nel fatto che soltanto io sono così, altri come me al mondo non ce ne sono...».
EUROPA. Meglio debole. Meglio divisa che unita. Il putinismo è lo spettro che agita il Vecchio continente: per molti è il revival della dottrina Breznev che predicava la sovranità limitata dei Paesi confinanti con la Russia. Così, Putin incoraggia e foraggia i populismi e i movimenti anti-Ue.
FAKE NEWS. Ovvero, Nedostoverne Publikacij. L’arnia per intossicare i media, paranoia putiniana. La disinformazione venne perfezionata dal Kgb, di cui Putin è stato ligio ufficiale. Dal 20 febbraio, sul sito del ministero degli Esteri c’è una sezione dedicata aii falce, alle notizie che il Cremlino giudica fasulle perché danno informazioni false sulla Russia. Sublime.
GARRY KASPAROV, il suo più accanito oppositore, altro che Navalny. L’ultimo saggio, L’inverno sta arrivando, condensa le più fosche profezie sul capo del Cremlino: «Ci si dimentica sempre che è molto più facile insediare un dittatore che destituirlo». Risposta di Putin: «Non è un politico efficace, ma è uno scacchista fuori dal comune». Per ora, fuori dalla Russia.»
HUILÒ ! la-la-la/la-la-la. Coro anti-Putin che viene cantato durante le partite con i russi o nelle manifestazioni contro l’aggressione di Mosca in Ucraina. Un insulto che corrisponde al nostro «cazzone».
IBRIDA. Nel senso di guerra e pure di verità. Putin asseriva che non ci fossero militari russi in Crimea. Ma poi nel docufilm Crimea, ritorno a casa, rivendica ai suoi soldati il «recupero» alla Patria. Il Cremlino distribuisce medaglie d’onore per i reduci dell’operazione.
KONNI POLGRAVE. L’amato labrador nero di Vladimir, «il primo cane della Russia», morto nel 2014. Gliel’aveva regalato Sergej Shoigu, ministro della Difesa, nel 2000. Nel 2007 alcuni cittadini di San Pietroburgo hanno eretto un monumento a Konni, nel loro cortile, in Primorskiprospekt.
LJDMILA. La prima moglie, una hostess di Kaliningrad conosciuta nel 1981 durante uno spettacolo di Arkadij Raikin, un famoso comico sovietico, a Leningrado. Si sposano due anni dopo, il 28 luglio 1983. Hanno due figlie, Marija e Yekaterina. Il 6 giugno del 2013 divorziano. Nell’autobiografia apparsa sul web, Ljudmila è piuttosto acida con l’ex onnipotente marito, che taccia di vigliaccheria, di crudeltà e di prepotenza: «A casa era un tiranno». Se lo dice lei...
MERCEDES. Al capo del Cremlino piacciono queste auto che sono sempre state il simbolo a quattro ruote della Germania. Gli danno un senso di solidità, di classicità e di affidabilità. Virtù che vorrebbe fossero estese alla sua Russia. Capita talvolta che qualche dirigente europeo metta in dubbio l’affidabilità dei russi, allora Putin si inviperisce. Diventa sprezzante. Al G8 del giugno 2007, a Heiligendamm, cominciò provocatoriamente il suo discorso: «Dopo la morte del Mahatma Gandhi, non c’è più nessuno con cui parlare». Tranne Silvio...
NEGARE. «Non sapevo niente», fu la sua prima reazione alla notizia che il sommergibile atomico Kursk era colato a picco con tutto l’equipaggio, il 12 agosto del 2000. Era in vacanza, quel giorno. Per sette giorni continua a praticare lo sci d’acqua e a godersi il sole di Soci. Poi si reca alla base sul mare di Barents, dove da giorni lo aspettano i parenti delle vittime, furiosi e disperati: «Non immaginavo che fossimo arrivati a questo punto», dice, interpretando il ruolo del presidente attonito, «non credevo che il nostro Paese, l’esercito e la marina fossero in Un simile stalo». La N, nell’alfabeto Putin, si può usare anche per la Nato: «Siamo pronti al dialogo, anche se sarà un monologo». Lapidario.
OLIGARCHI. Quelli che Putin appoggia e non perseguita sono coloro che rispettano le regole del Kremlin Spa. Una holding tanto invisibile quanto onnipresente, la madre di tutte le idee putiniane: concentrare il potere economico, compreso quello privato, sotto la vigile ala protettrice del Cremlino. Libero mercato e dirigismo economico che marciano a braccetto. Con un apparato politico-amministrativo connesso alle grandi imprese e diretto da fedeli siloviki, “uomini della forza” (007, polizia, esercito, ministeri). Chi non sta al gioco, chi prova a ribellarsi alla fine scappa o finisce in galera, come Mikhail Khodorkovskij, dieci anni, in Siberia.
POKER. Attitudine politica e diplomatica del capo del Cremlino, secondo Kasparov: «Putin sta giocando un poker sanguinario, a proposito di Siria, Ucraina, Libia. Quando si gioca a scacchi, i due giocatori sanno perfettamente qual è la rispettiva situazione. Nel poker puoi bluffare, rischiando, e vincere anche con le carte più basse, rispetto all’avversario. Il mondo deve smascherare Putin, se vuole tenerlo in riga».
QUADRO. Ne ha dipinto uno che rappresenta la lettera y (in russo è la u), accanto a una finestra d’inverno. È stato venduto per 37 milioni di rubli nel 2009. Usor, il titolo. Cioè disegno dei cristalli ghiacciati sul vetro.
RICCHEZZA, «sono l’uomo più ricco d’Europa e del mondo». Putin finalmente confessa che in questi anni di potere ha accumulato, come accusano i media americani, una fortuna pari ad almeno 32 miliardi di dollari? No: «Io colleziono emozioni, per questo sono così ricco».
TRADIMENTO, Il più clamoroso fu quello perpetrato nei confronti dell’oligarca Boris Berezovskij, braccio destro del presidente Eltsin, che lo volle al Cremlino, gli fece affidare la direzione dell’Fsb, i servizi eredi del Kgb, poi convinse lo stesso Eltsin a nominarlo primo ministro nel 1999, infine lo pilotò alla presidenza. Una delle prime cose che fece Putin fu di sbarazzarsi dell’ingombrante “amico”, costretto all’esilio londinese, dove protesse l’ex spia del Kgb Litvinenko. Boris venne trovato impiccato il 23 marzo del 2013, nella sua residenza di Ascot. Il caso fu subito archiviato: suicidio.
UOMO VERO.
Nel 2004, durante una conferenza stampa, dice: «Come in un film italiano, un vero uomo deve sempre provarci con una ragazza, e lei deve sempre resistergli. Così anche i media devono sempre provare a criticare e lo Stato deve tenerli a bada, anche con modi fprti da uomini veri».
VENDETTA. Prima o poi i suoi avversari finiscono male: o vengono ammazzati o prendono la via dell’ esilio. Un elenco? Mikhail Khodorkovskij, 10 anni di galera siberiana. Ora vive a Londra. Dove fu avvelenato col polonio 210 Alexander Litvinenko. L’avvocato Sergej Magnitskij che indagava sui fondi statali che venivano saccheggiati, morto in prigione il 16 novembre 2009. Boris Nemtsov, uno dei leader dell’opposizione che aveva scritto parecchi dossier sulla corruzione al Cremlino, ucciso a pochi metri dalla Piazza Rossa. Anna Politkovskaja, fatta fuori nel giorno del compleanno di Putin, il 7 ottobre del 2006. L’attivista e giornalista Natalia Estemirova.
ZOLOTOV. Di nome Vitkor Vasilievic. Guardia del corpo di Anatolij Sobchak, primo sindaco eletto a San Pietroburgo dopo la caduta dell’Urss e mentore di Putin. Lo diventa anche di Eltsin e infine si dedica alla sicurezza dell’attuale leader russo. La sua ascesa è formidabile. Ora è generale, dirige la Guardia Nazionale, creata per lui.