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 2017  giugno 16 Venerdì calendario

Rissa al Senato per lo "ius soli"

Dello ius soli ci saremmo volentieri occupati all’atto dell’approvazione definitiva, ma ieri, essendo il disegno di legge arrivato a Palazzo Madama, c’è stata una bella rissa in aula, con i leghisti che hanno dato l’assalto al banco del governo, la ministra Fedeli spintonata e compressa dai corpi altrui che s’è dovuta far curare in infermeria, il senatore Centinaio pure lui alla ricerca di fasce e creme per via di una mano gonfia (s’era attaccato con tutte le forze al banco del governo e sono dovuti intervenire sette commessi per staccarlo e gli hanno giustamente fatto male). Quindi la cronaca ci obbliga a entrare in argomento.  

Non ho la minima idea di questa cosa che lei chiama «ius soli», ma le botte mi interessano.
Lei è un mascalzone morbosamente curioso. Lo ius soli è quel provvedimento che, con qualche limite, fa diventare italiani i nati in Italia. I leghisti, dimentichi di Balotelli, all’idea che dei negri possano sventolare il tricolore impazziscono. Il senatore del Carroccio Sergio Volpi ha dato inizio alle sinfonie di ieri indirizzando un gigantesco vaffa alla presidenza, Pietro Grasso l’ha espulso per qualche minuto, intanto un gruppo di colleghi del Volpi è balzato sui banchi agitando cartelli con la scritta «Stop all’invasione» oppure «Prima gli italiani», cartelli abbastanza spiritosi dato che gli esseri umani da far diventare eventualmente italiani stanno in Italia da un pezzo e il «Prima gli italiani» suona straordinariamente ficcante perché gli italiani la cittadinanza italiana ce l’hanno già. Piu sobria la terza scritta, un semplice «No allo ius soli».  

Com’è finita?
La Fedeli, spinta contro un tavolo e delle sedie, è caduta alla dalla ringhiera e tutto sommato le è andata bene, ha rimediato solo una forte contusione al braccio. Ha poi twittato: «Sto bene, grazie. Non saranno i tentativi di sopraffazione a fermare una battaglia di civiltà come lo #IusSoli». Il senatore Centinaio, quello a cui hanno dovuto provvedere in sette, ha poi dichiarato: avevo chiesto la parola solo per dire che il ddl tornasse in commissione e invece non mi ha fatto parlare. Il presidente Grasso è noto per non farmi parlare. Non mi interessa cambiare questa legge, non voglio neanche leggerla. Non la vogliamo e basta». Seguono varie dichiarazioni di sdegno o di sostegno ai leghisti. Sul provvedimento i grillini si asterranno, che, dato il regolamento del Senato, è come dire che voteranno contro (a meno che non escano dall’aula).  

Spieghiamo meglio questo ius soli.
In questo momento vige in Italia lo ius sanguinis
, vale a dire sei di sicuro italiano se i tuoi genitori sono italiani, dovunque tu viva. Questo criterio ha creato una comunità sempre più artificiale, che vive lontanissima e non paga le tasse, ma ha il diritto di mandare suoi rappresentanti in Parlamento. Si sostiene, a parer mio con ragione, che ha più senso, specie in una situazione demografica come la nostra, applicare lo ius sanguinis
, cioè sei italiano, a certe condizioni, se sei nato in Italia. Un blando ius soli
è già in vigore ed è bene illustrato dal caso Balotelli, Mario Barwuah: il minore che ha vissuto la sua vita in Italia, compiuti i 18 anni ha un anno di tempo per chiedere di diventare italiano. Ma se lascia passare l’anno, perde per sempre questo diritto.  

Che cosa dice invece questa legge contestata dai leghisti?
Primo caso: nasci in Italia da genitori stranieri, però uno di questi genitori è residente da noi da almeno cinque anni. In questo caso puoi chiedere la cittadinanza e te la danno. Secondo caso: non sei nato in Italia, ma ci sei venuto prima dei dodici anni e poi hai frequentato un ciclo scolastico intero, cioè hai frequentato le nostre scuole per almeno cinque anni. Anche in questo caso, se chiedi la cittadinanza, te la danno.  

Quanti diventerebbero italiani in questo modo?
L’anno scorso la fondazione Leone Moressa ha fatto i calcoli. Al 1° gennaio 2016 i minoi stranieri residenti in Italia erano circa un milione, vale a dire un quinto della popolazione residenter. Dicono quelli della Moressa: «i nati stranieri negli ultimi 17 anni sono 976mila. Secondo una recente indagine Istat, circa il 65% delle loro madri risiede nel nostro Paese da più di cinque anni, dunque sarebbero 634.592 i ragazzi che potrebbero chiedere la nuova cittadinanza». A questi vanno aggiunti i 166.008 studenti nati all’estero ma che hanno completato i cinque anni di scuola in Italia. Siamo oltre gli ottocentomila ragazzi, giovani di cui il nostro Paese, abitato da troppi vecchi, in realtà ha bisogno come il pane. Ogni anno, per questa via, si aggiungerebbero almeno 58 mila nuovi cittadini.