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 2017  giugno 01 Giovedì calendario

L’anatomia di Hitler

Che Adolf Hitler non abbia mai potuto disporre di armi atomiche è un raggio di Sole nel capitolo più oscuro della storia tedesca, e al tempo stesso un enigma che storici e fisici hanno tentato invano di risolvere per più di settantanni. Per decenni si sono occupati della storia dell’«Uranverein» come era chiamato informalmente il gruppo di meno di 100 scienziati diretti da Werner Heisenberg quasi soltanto storici statunitensi e britannici, ai quali si pose una questione difficile: i loro scienziati avevano lavorato con forti motivazioni allo sviluppo della bomba atomica, volendo precedere i colleglli tedeschi. Ma la corsa ipotizzata da più parti non ci fu mai. Ma perché i loro fisici, in una democrazia che contemplava la libertà di dire di no, avevano costruito la bomba, mentre i tedeschi spesso loro ex maestri, allievi o commilitoni avevano lavorato sotto quella dittatura disumana solo allo sviluppo di un reattore nucleare?
Da più di un quarto di secolo si legge nei libri di storia che gli scienziati tedeschi sapevano come costruire una bomba atomica. Come dimostra però il gigantesco dispendio di mezzi del Progetto Manhattan, il suo sviluppo aveva superato di gran lunga le possibilità economiche del Terzo Reich. Così la storiografia segue il giudizio dello storico statunitense Mark Walker, le cui opere sono considerate la migliore esposizione del lavoro dell’Uranverein.
Walker e i suoi colleglli storici ritennero che per la costruzione di un bomba atomica fossero decisive due conoscenze: da un lato quella del corretto principio di funzionamento della bomba, ossia la fissione del nucleo dell’uranio-235 o del plutonio-239 in seguito alla collisione con neutroni veloci. Dall’altro era determinante il calcolo della «massa critica», ossia della quantità minima di sostanza fissile in corrispondenza della quale può avviarsi una reazione a catena.
Quanto sia insufficiente questa impostazione lo illustra un confronto tratto dall’atletica leggera. Nel salto in alto è senza dubbio importante conoscere l’altezza a cui è posta l’asticella, che è l’analogo del valore della massa critica. Se però la si possa superare saltando è un’altra questione.
Nel libro The Physics of the Manhattan Project, pubblicato nel 2015, Bruce C. Reed ha definito il calcolo della massa critica uno dei problemi più semplici nello sviluppo di una bomba atomica. Una massa critica è ancora lontana dall’essere una bomba. Quando viene messa insieme senza tanti controlli cosa che dopo la fine della guerra è sovente accaduta inavvertitamente in molti laboratori spesso si decompone subito da sé in conseguenza del calore che vi si genera, per lo più senza causare gravi danni. La radiazione che si libera nelle vicinanze, però, può essere mortale.
Per fortuna le conoscenze oggi diffuse sul corretto principio del funzionamento della bomba e sulla massa critica non sono ancora sufficienti per produrre una testata atomica. Da un lato infatti il materiale fissile è estremamente costoso, e dall’altro è molto difficile fame decomporre una pane significativa in una bomba (si veda il box a p. 84). Per rimanere sul tema: l’asticella di Walker e di altri storici per la capacità di costruire una bomba era collocata troppo in basso.
Due campi con modo di pensare diverso
Chi fa storia della fisica deve collegare due forme di conoscenza diverse e inconciliabili come la storia e le scienze della natura, e dovrebbe sintonizzare i modi di pensare delle due aree di ricerca. Mentre le fonti storiche sono raramente prive di contraddizioni, anche minime discrepanze tolgono ogni valore a una teoria fisica. I margini interpretativi nei due campi sono molto diversi. Gli aspetti delle scienze naturali devono però essere considerati prima possibile, perché l’integrazione dei risultati nella storiografia è compito degli storici. Nel suo lavoro sulla storia del Kaiser-Wilhelm-Institut fiir Physik und Chemie, in un riepilogo delle pubblicazioni suIl’Uranverein (il «Club dell’uranio)» di Hitler), Walker non ne menziona nessuna che sia stata scrina da fisici. Nell’esposizione della storia della «bomba di Hitler», proprietà e spiegazioni fisiche sono spesso trascurate, al punto da avere dato origine a un quadro tanto deformato da esigere con urgenza una correzione.
Nel Terzo Reich fu soddisfatta almeno una richiesta minima di informazioni sulla possibile costruzione di una bomba atomica? Per determinare la massa critica occorre conoscere le sezioni d’urto pertinenti. Esse descrivono la probabilità che un neutrone rompa un nucleo atomico o ne venga diffuso. Inoltre, per poter fare un calcolo occorre ovviamente una teoria della bomba. Oggi grazie ai computer si può calcolare numericamente con grande precisione la massa critica, cosa che durante la guerra non era ancora possibile. A quel tempo erano necessarie numerose ipotesi semplificatrici, la cui influenza si doveva poi valutare a posteriori. Questo metodo conduceva a una grande imprecisione.
All’inizio del 1942 la massa critica di una bomba all’uranio-235 nel Progetto Manhattan fu perciò calcolata con approssimazione estremamente grossolana: tra 2 e 100 chilogrammi. Persino con le possibilità quasi illimitate degli Stati Uniti i risultati migliori ottenuti verso la fine del 1943 si aggirarono intorno a 60 chilogrammi, ancora a una distanza considerevole dal valore corretto di 46. A causa dei problemi di calcolo la massa critica fu determinata sperimentalmente nei laboratori centrali di Los Alamos da scienziati che si esposero anche al pericolo di morte. Nei documenti dell’Uranverein non si trova alcuna traccia di tentativi di calcolo della massa critica di una bomba operante con neutroni veloci.
Il primo libro sul Club dell’uranio fu pubblicato nel 1947 da Samuel Goudsmit, fisico nato nei Paesi Bassi. Naturalizzato statunitense, fu direttore scientifico della «missione Alsos», l’unità speciale che aveva occupato gli impianti tedeschi per le ricerche nucleari, messo al sicuro materiali e documenti e catturato e interrogato gli scienziati tedeschi. Le relazioni segrete dell’Uranverein raccolte da Goudsmit furono poi tenute sotto chiave per molti anni. Robert Jungk (autore di Gli apprendisti stregoni: storia degli scienziati atomici, uscito in Italia nel 1958), e il saggista britanico David Irving (autore di The German Atomic Bomb, del 1968) dovettero perciò basarsi su interviste con testimoni dell’epoca.
Il primo storico in grado di usare le relazioni segrete fu Walker. Per documentarsi frequentò anche il Centro sulle ricerche nucleari di Karlsruhe, al quale, come organizzazione discendente dal Club dell’uranio, gli Stati Uniti avevano restituito negli anni settanta i documenti dell’Alsos. Nella sua tesi di dottorato German National Socialism and the Quest for Nuclear Power, 1939-1948 (Cambridge-New York, 1989), Walker espresse la tesi, ripresa anche in molte altre sue pubblicazioni, secondo cui fisici tedeschi «avevano capito chiaramente il principio per produrre gli esplosivi nucleari, come pure il funzionamento delle armi nucleari». La bomba non sarebbe stata sviluppata per i suoi costi economici.
Fonti quasi uguali, interpretazioni diverse
Successivamente apparvero due libri molto diversi ma entrambi fondati su ricerche scrupolose. Thomas Powers ritrasse Heisenberg come un eroe della resistenza (Heisenbergs Krieg, 1993): pur conoscendo i valori esatti, aveva fatto apparire la massa critica pressoché irraggiungibile. Per Paul L. Rose, invece, Heisenberg era un nazista inetto, che voleva sviluppare la bomba senza riuscirvi (Heisenberg and thè Nazi Atomic Bomb Project, 1998). Un fisico si meraviglia che sia stato possibile derivare conclusioni così diverse da fonti così simili. In verità non erano inconciliabili. Anzi, in un certo senso si compensavano. Perciò l’analisi di Walker apparve probabilmente una via di mezzo neutrale.
Ci sono inoltre ricordi di scienziati interessati e brevi contributi di fisici statunitensi e tedeschi sulfUranverein. Solo nel 2005 è apparso un libro di uno storico tedesco, Hitlers Bombe, di Reine Karlsch, che ha descritto il lavoro del Club in modo più corrette Ma ha affermato che nella fase finale della guerra sarebbero sta te sviluppate e provate dall’esercito tedesco bombe a fusione co me piccole bombe atomiche tattiche. Le affermazioni sul succes so di quelle ricerche non sarebbero state confermate dai riscontri.
Quanto fosse estraneo agli scrittori di storia il mondo della fisi ca risulta particolarmente chiaro dalla convinzione in tal senso e Rose e Karlsch e dal fatto che Walker ritenne sempre possibile eh gli scienziati tedeschi avessero calcolato la massa critica di un bomba al plutonio. Essi avevano scoperto quasi contemporanea mente ai fisici alleati che, durante il funzionamento di un reattore dovesse essere generato un nuovo «elemento 94», e avevano con eluso, sulla base della teoria di Niels Bohr, che doveva essere fissi le come l’uranio-235. La sua esistenza fu dimostrata nel 1941 ne gli Stati Uniti, e fu battezzato plutonio, ma i tedeschi ne vennero; conoscenza solo nel 1946. Gli esperimenti effettuati con il reatto re con cui lavoravano i tedeschi non avevano mai potuto produrr fino ad allora l’elemento 94, ma c’era riuscito solo un reattore pe la produzione di energia: il loro traguardo più lontano.
Il fisico statunitense Jeremy Bemstein, che ha scritto varie cosi sul progetto tedesco dell’uranio, si meravigliò del fatto che ai ricer calori statunitensi non fosse mai capitato di generare qualche mi crogrammo di plutonio in un «ciclotrone» per poi poterlo studiare 11 ciclotrone è una macchina che accelera particelle su un percor so circolare, uno strumento importante in fisica delle particelle, inventato negli anni trenta. In Germania però questa macchina mancò sino alla fine del 1944. Si pensò di sequestrare i due ciclotroni, peraltro molto piccoli, di Copenhagen e Parigi, ma il tentativo non ebbe fortuna. Gli scienziati tedeschi non conoscevano le proprietà degli elementi da loro ipotizzati. Anche con la miglior buona volontà non avrebbero potuto immaginare di cavarne qualcosa.
La situazione era simile nel caso della bomba all’uranio-235.1 fisici tedeschi erano in grado di determinare le sezioni d’urto importanti per il reattore solo nel caso dell’uranio naturale. Poiché, come aveva trovato Bohr, l’uranio-238 non era fissile da una radiazione di neutroni lenti («termici»), negli esperimenti si poteva osservare la reazione del solo uranio-235. Nell’irraggiamento con neutroni più veloci la reazione dell’uranio-238 copriva il piccolo contributo dell’uranio-235. Gli scienziati avrebbero potuto misurare in questo modo il loro valore, importante per la produzione della bomba atomica, solo se esso avesse potuto essere così utile nella separazione degli isotopi da permettere la produzione di campioni di uranio-235 molto arricchito. Ma non fu così.
Eppure anche qui ci sarebbe stato un altro modo. Josef Mattaueh, che nel 1938 sostituì al Kaiser-Wilhelm-lnstitut fùr Chemie la fisica ebrea Lise Meitner, fuggita in Svezia per sottrarsi alle persecuzioni razziali, era uno specialista della spettrometria di massa degli isotopi. Avrebbe potuto isolare qualche microgrammo di uranio-235 puro e in seguito a questo risultato si sarebbero potute determinare le sezioni d’urto nei ciclotroni di Copenaghen o Parigi. Ma non fu fatto nessuno di questi due tentativi. 1 valori misurati negli Stati Uniti rimasero sconosciuti in Germania, dato che furono pubblicati solo dopo la fine della guerra. Walker e gli altri storici non capirono che i fisici tedeschi non conoscevano le sezioni d’urto perle bombe all’uranio e al plutonio, e che avevano la possibilità di determinarle ma non se ne servirono. Ciò nonostante supposero che avessero in qualche modo calcolato la massa critica.
E che cosa si può dire dell’altra premessa fondamentale per la costruzione della bomba, cioè la conoscenza del principio del suo funzionamento? La risposta è contenuta nelle relazioni segrete. Gli scienziati del Club dell’uranio si rivolgevano all’ente da cui dipendevano, che fino al 1942 fu lo Heereswaffenamt (l’Agenzia per gli armamenti dell’esercito del Reich) e dopo il 1942 il Reichsforschungsrat (Consiglio del Reich per le ricerche). In copia fornivano anche informazioni interne sulle attività del Club dell’uranio. Le relazioni venivano battute a macchina con numerose copie in carta carbone, e illustrazioni e formule vi venivano inserite a mano dagli autori: sOio pochissimi documenti si occupavano della bomba.
Nella prima relazione di Heisenberg sull’energia nucleare del dicembre 1939 si trova solo una frase sulla bomba, nella ricapitolazione. L’arricchimento dell’uranio-235, che permetteva di costruire reattori molto compatti, sarebbe stato anche l’unico mezzo per produrre un esplosivo in grado di superare di varie potenze del 10 gli esplosivi tradizionali. In precedenza Heisenberg aveva stimato che per la realizzazione di un reattore-bomba si dovesse produrre almeno qualche chilogrammo di uranio-235 quasi puro, un dispendio «enorme», visto che fino ad allora si era riusciti a separare isotopi solo nella misura di qualche microgrammo. La bomba sembrava possibile, ma irraggiungibile. Nella dettaglio della sua relazione Heisenberg descrive l’esplosione. L’energia dei neutroni da lui citata (300 elettronvolt) è però di quattro ordini di grandezza inferiore a quella dei neutroni veloci realmente necessari. Goudsmit, Bernstein, Rose e Karlsch hanno notato che questa bomba non sarebbe stata più potente di una bomba convenzionale.L’approccio che consiste nel pensare alla bomba come al caso del reattore a neutroni veloci era razionale. Nel 1934 Enrico Fermi aveva scoperto che i neutroni provocano reazioni nucleari tanto più potenti quanto minore è la loro energia. Che per una bomba si debbano usare neutroni veloci nonostante la loro sezione d’urto, ignota ma molto piccola secondo le conoscenze teoriche risulta chiaro solo quando si studia la termodinamica dell’esplosione.Paul Muller, dottorando di Heisenberg, calcolò con maggiore precisione i parametri per un’esplosione nucleare. Come risultato per neutroni relativamente lenti (25 elettronvolt) ottenne la necessità di un arricchimento dell’uranio-235 quasi al 70 per cento e la necessità di un moderatore che rallenti i neutroni veloci prodotti dalla fissione. 11 primo risultato è apparentemente corretto, ma il secondo svaluta un po’ il primo. Di nuovo sono stati Rose e Karlsch a notare l’errore. Walker invece non ha prestato attenzione alla relazione di Muller, l’unico che si occupi esclusivamente di esplosivi nucleari.
Una terza conferma dell’errore di comprensione dei principi fondamentali ci viene fornita da una lettera scritta nel 1941 da Karl Wirtz all’ufficio brevetti del Reich. Wirtz era un importante collaboratore di Heisenberg. Nella lettera descrive una lastra di uranio-235 di pochi millimetri di spessore e un metro quadrato di superficie, che è delimitata lungo due lati da un moderatore: poteva rappresentare una sorgente quasi inesauribile di calore o esplodere con estrema violenza. Il reattore e la bomba dovevano dunque non solo funzionare secondo lo stesso principio, ma addirittura avere la stessa forma. Karlsch aveva trovato questa lettera in un archivio di Mosca solo dopo il 1990. Ma Walker non la prese in considerazione quando anche lui usò, per i suoi lavori sugli istituti di Heisenberg e Hahn, i documenti arrivati in Russia.
Massa critica
La storiografia ha documentato in modo particolarmente efficace un altro errore. Una relazione esauriente dell’Ufficio armamenti dell’esercito tedesco sui risultati ottenuti nel 1942 dalla Wchrmacht fu preparata per una conferenza in cui si dovevano valutare le ulteriori prospettive. Questo documento è straordinariamente impor tante; descrive in modo ufficiale e completo lo stato delle conoscenze scientifiche del Club dell’uranio. Era scomparso da molto tempo quando Walker ne scoprì un esemplare presso Erich Bagge, che per l’Uranverein aveva lavorato alla separazione degli isotopi. Walker trovò di nuovo qui una frase che sembrava dimostrare la conoscenza della massa critica. Per ottenere un’esplosione si dovevano unire da 10 a 100 chilogrammi di uranio-235 o dell’elemento 94. Questa proporzione concordava in modo sorprendente con la stima che nello stesso periodo si faceva negli Stati Uniti.
Le spiegazioni fisiche presenti nel dettaglio della relazione contengono tuttavia chiare prove delle spiegazioni ancora sbagliate del principio di funzionamento della bomba. Già nell’indice quelli che a noi oggi appaiono come errori sembrano semplicemente una particolarità del comportamento del reattore. Più avanti vengono menzionati, come eventi che generano neutroni, solo i due specificati come importanti per il reattore, e non la fissione dell’uranio-235 con neutroni veloci. Le affermazioni sulla bomba si fondano esclusivamente sui lavori di Heisenberg e Muller degli anni 1939 e 1940. Queste chiare attestazioni della mancata conoscenza del fatto che una bomba può funzionare solo con neutroni veloci sono state finora ignorate.
Molti altri autori si affidarono all’interpretazione di Walker. Soltanto Rose e Karlsch notarono l’errore sulla base della consultazione del documento, ma supposero incomprensibilmente che i dati numerici si riferissero a una bomba al plutonio funzionante in modo diverso. Per più di un quarto di secolo la comunicazione dell’Ufficio armamenti dell’esercito tedesco nell’interpretazione di Walker rimase valida come dimostrazione che le conoscenze sulla bomba erano sufficienti. Non disturbava nemmeno il fatto che nella relazione il calcolo fosse nominato solo in termini molto generici: «Non ha alcuna importanza chi abbia fatto il calcolo e come sia stato fatto», scrisse Walker. Per Bernstein, invece, che come molti altri conosceva la relazione solo nell’interpretazione di Walker, il dato numerico rimase «un enigma».
È sorprendente che l’errore di Walker non sia stato scoperto fino a oggi. Quando infatti si capisce qualcosa di tecnologia nuclea re, il significato dell’intervallo della massa critica compreso fra 10 e 100 chilogrammi diventa facilmente spiegabile. Questo intervallo si concilia con quello che ha descritto Heisenberg, un reattore all’uranio-235 molto arricchito con un moderatore. Secondo questo principio sono stati finora costruiti in tutto il mondo circa 150 reattori di ricerca. I loro bruciatori contengono in media 10 chilogrammi di uranio-235, e i reattori con prestazioni migliori possono contenerne anche più di 50. Questi reattori però non possono esplodere come una bomba. La stima della massa critica potrebbe essere stata calcolata da Wirtz per la sua lettera all’ufficio brevetti. A causa della densità estremamente elevata dell’uranio, la massa di una piastra di un metro quadrato di superficie con uno spessore di 0,5-5 millimetri può pesare da 10 a 100 chilogrammi. 1 fisici tedeschi avevano dunque calcolato la massa critica di un reattore, avendo sviluppato a tal fine una teoria e conoscendo la sezione d’urto. Credevano inoltre che, con uranio molto arricchito, un simile reattore sarebbe diventato una bomba atomica.
Con questa convinzione si possono spiegare anche le affermazioni non confermate del dopoguerra, ma dure a morire, che Heisenberg avesse parlato durante il conflitto di una massa critica di 50 chilogrammi; in un colloquio con il ministro degli armamenti avrebbe paragonato la grandezza della bomba con quella di un ananas (circa 25 chilogrammi). Questi dati numerici sono passati nel linguaggio della relazione del Ministero degli armamenti, ma non valgono per il reattore-bomba, che è tecnicamente impossibile. Per la storiografia è dunque importante trovare chi abbia fatto questa valutazione e come labbia fatta, altrimenti si corre il pericolo di lasciarsi sviare da una coincidenza casuale dei numeri.
Heisenberg era troppo bravo per persistere a lungo nell’errore. Nella conferenza del febbraio 1942 presentò una descrizione schematica degli eventi che si verificavano nelle reazioni di fissione nell’uranio naturale e nell’uranio-235 puro (si veda la figura a p. 87): manca per la prima volta il moderatore. Si potrebbe dunque avere l’impressione che qui fosse presentato il principio corretto di funzionamento della bomba, ma nel testo non si parla di fissione per mezzo di neutroni veloci. Dopo la guerra Heisenberg affermò di avere sempre saputo che la bomba era possibile solo usando neutroni veloci. Forse aveva introdotto la figura solo per poter convalidare in seguito il suo ragionamento. Prima della fine della guerra però non menzionò mai questo argomento. In seguito non ammise mai il suo errore con il reattore-bomba. Walker ha sopravvalutato l’illustrazione come dimostrazione della conoscenza del principio della bomba. Heisenberg non aveva raggiunto la meta, ma era pervenuto al punto d’inizio di una comprensione della fisica delle bombe, che negli Stati Uniti aveva preso l’avvio già nel 1940. Ma poi non aveva più fatto alcun passo avanti.
Persino il terzo e ultimo direttore del Club dell’uranio, Walther Gerlach, non conobbe le nuove idee di Heisenberg. Lo dimostra la sua lettera del novembre 1944 con cui risponde all’accusa che l’Uranverein lavorava poco a piccole bombe atomiche che potevano essere trasportate da razzi: purtroppo (‘«impetuoso aumento» dei neutroni era possibile solo con molte tonnellate di uranio e moderatore. Nel 1947 Goudsmit aveva pubblicato questa lettera come dimostrazione del concetto inadeguato di bomba diffuso sino alla fine della guerra. Walker affermò però che Gerlach aveva descritto esperimenti con reattori. Era un’affermazione contraddittoria: di un esperimento con reattori, dopo un «impetuoso aumento» dei neutroni non sarebbe rimasto molto.
La mia analisi dei documenti dà ragione a Goudsmit, che già nel 1947 aveva concluso che gli scienziati tedeschi non avevano capito hi differenza fra un reattore e una bomba. Goudsmit era un fisico nucleare che prima della guerra aveva fatto amicizia con Heisenberg e parlava un tedesco fluente, ma il suo rapporto con i tedeschi dopo la guerra era molto peggiorato perché i suoi genitori erano stati uccisi ad Auschwitz. Conosceva i documenti che aveva collezionato e sapeva valutarli. Aveva visto inoltre molti laboratori tedeschi e addirittura parlato con gli scienziati detenuti.
Il giudizio di Goudsmit dà anche coerenza a tutto ciò che sappiamo sugli sviluppi delle scienze nucleari in Germania. Ora è chiaro perché gli scienziati tedeschi non abbiano tentato di determinare le sezioni d’urto per la fissione dell’uranio per mezzo di neutroni veloci. Non sapevano che erano importanti per la bomba.
Dialoghi origliati
È uno straordinario caso fortunato che il risultato dell’analisi dei documenti possa essere verificato attraverso un’altra fonte: dopo la guerra i membri più importanti dell’Uranverein furono internati per sei mesi, fino al dicembre 1945, a Farm Hall, nel Regno Unito. Nella casa erano disseminate microspie e le conversazioni venivano registrate. Ne derivò un protocollo che fu pubblicato nel 1992. Esso ci permette di rivivere la reazione degli scienziati tedeschi alla notizia della bomba atomica sganciata a Hiroshima. Alcuni erano sollevati all’idea di non avere prodotto loro la bomba, altri erano turbati dall’idea che la fisica nucleare tedesca avesse perso il suo ruolo di guida. Nei giorni successivi tentarono con grande concitazione di capire il principio di funzionamento della bomba.
Bernstein si meravigliò per il modesto livello intellettuale della discussione: i membri del Club dell’uranio non avevano avuto prima di allora alcun sentore della bomba. Heisenberg rispose a Hahn, che gli poneva domande sulla bomba, riconoscendo di non avere mai calcolato la massa critica, cosa che fece a Fami Hall. Nel primo tentativo aveva compiuto gravi errori e aveva ottenuto una mas sa critica di una tonnellata per l’uranio 235.1 due massimi esperti della bomba atomica di quel tempo Edward Teller, il padre della bomba a idrogeno, e Hans Bethe, il direttore della sezione teorica del Progetto Manhattan hanno concluso che in realtà era la prima volta che Heisenberg eseguiva quel calcolo. Aveva fatto errori da principiante, nei quali erano incorsi anche loro. Bemstein era convinto che nessuno scienziato avrebbe mai commesso una seconda volta uno strafalcione del genere. Il gran numero di fisici che tirarono a indovinare sulla sezione d’urto per la fissione dell’uranio-235 con neutroni veloci, i cui errori abbondano nelle pagine del protocollo, conferma la loro ignoranza in materia.
Una settimana dopo, Heisenberg tenne un impressionante seminario sulla fisica della bomba. Aveva compiuto progressi sorprendenti e aveva riconosciuto correttamente molti aspetti essenziali. Fra questi c’era anche il problema dell’efficienza, anche se continuava a sottovalutarla. Queste conoscenze, spesso considerate una prova che le idee dei fisici tedeschi sulla bomba erano corrette, si sono chiaramente sviluppate solo dopo la guerra, e grazie alla conoscenza di dati importanti sulla bomba di Hiroshima.
Le registrazioni di Farm Hall corroborano il risultato dell’analisi dei documenti. Gli errori iniziali di Heisenberg dimostrano che neppure lui aveva mai eseguito i calcoli pertinenti. Anche l’errore compiuto nel suo seminario dimostra che gli era bastata una settimana per conseguire una conoscenza di base della fisica della bomba. Tutto questo confuta sia l’asserzione di Paul L. Rose, che gli nega la capacità di sviluppare la bomba, sia la tesi di Thomas Powers, secondo il quale Heisenberg avrebbe conosciuto già da prima i giusti valori della massa critica. Dopo questo presunto accertamento si impose la constatazione opposta: durante la guerra Heisenberg non aveva mai meditato seriamente sulla fisica della bomba.
Qualche decennio dopo la guerra, come direttore del programma di tecnica nucleare della Germania Federale,  in un certo senso un successore di Gerlach: anche a me capitò di notare qualcosa di insolito nel modo di lavorare dell’Uranvcrein. Quando si percorrono nuovi territori tecnologici, all’inizio ha senso seguire varie soluzioni alternative. Con il passare del tempo si dovrebbero però dedicare le risorse alle alternative più promettenti, fino a concentrare tutto l’impegno sulla strategia più attraente. All’Uranverein accadeva il contrario: di anno in anno cresceva il numero degli esperimenti con i reattori e dei procedimenti investigativi per la separazione degli isotopi. Gli storici sospettavano che dietro tutto questo ci fosse una debolezza della direzione dell’istituto. Ma poiché non si fece mai un tentativo di centralizzarne il comando, appare ovvia la conclusione che questo progetto non fosse seriamente orientato verso il successo. Molti scienziati temevano che, se il progetto fosse stato abbandonato, non sarebbero stati trasferiti a ad altro, ma sarebbero stati mandati al fronte.
Per i piccoli gruppi di ricercatori che lavoravano ncll’Uranverein, i loro progetti parziali erano un’assicurazione sulla vita. Mentre milioni di uomini cadevano al fronte, venivano uccisi dai bombardamenti e assassinati nei campi di sterminio, loro poterono continuare abbastanza liberamente le ricerche negli istituti trasferiti in provincia nel 1944. Per quanto esigue fossero le risorse personali e finanziarie impegnate in quel compito, disponevano di molto più denaro dei loro colleghi nei trentanni precedenti, caratterizzati dalla prima guerra mondiale e dalla crisi economi ca. Un grande progetto centralizzato avrebbe distrutto quell’idillio e sarebbe diventato pericoloso per la vita. Il primo direttore del programma nucleare del «secondo Uranvercin», Abraham Esau in carica dall’8 dicembre 1942 alla fine del 1943 mise in guardia i colleghi dal leggere troppo sulla bomba atomica. «Se fosse possibile costruire una bomba atomica, verreste tutti trasferiti a questo lavoro. Ma se, dopo due anni, non ci fosse ancora alcuna bomba, sareste perduti». Tutti temevano un «Grande Progetto». Ma questa situazione si sarebbe probabilmente conclusa il giorno in cui la bomba fosse arrivata all’interno dei confini del Reich. Per questo sarebbe stato meglio non curarsi della sua fisica.
Su ciò che non si conosce si può solo tacere
Queste parole dovettero essere particolarmente significative per Heisenberg. Nel luglio 1937 era stato indicato sul giornale delle SS «Das Schwarze Korps» come un «ebreo bianco», perché sosteneva la teoria della relatività e la teorìa quantistica, che agli occhi dei nazisti erano «antitedesche». Questa accusa avrebbe potuto significare internamento e morte in un campo di concentramento. Heisenberg riuscì a farsi scagionare per intervento di Heinrich Himmler e grazie all’aiuto del collega l.udwig Prandtl, che aveva un ruolo strategico per l’armamento della Luftwaffe. In questo periodo Heisenberg deve essersi convinto che al regime si potesse negare solo ciò che non si sapeva. Il fatto che non avesse mai scoperto come funzionasse la bomba non era incapacità, era saggezza.
Questa conclusione chiarisce forse un’altra domanda: quand’anche l’interesse per la bomba avesse condotto solo a uno spreco di tempo, non essendo possibile pervenire a una soluzione certa in un tempo prevedibile, i fisici tedeschi non avrebbero potuto costringere la loro curiosità a cercare di trovare quali eventi estremi si svolgessero in una simile macchina infernale? Era chiaro che la loro angoscia era maggiore del loro desiderio di sapere.
Attraverso il disinteresse o la valutazione sbagliata per le leggi fisiche si è diffuso nella storiografia uno strato di errori sui fatti, nonostante parecchi fisici statunitensi e tedeschi, fra cui i migliori conoscitori della fisica della bomba, abbiano segnalato parecchie inesattezze. Al riconoscimento di questi errori si è finora opposta la presunta dimostrazione dell’esatta conoscenza della massa critica della bomba che Walkcr aveva tratto dalla relazione dell’Ufficio armamenti. Ora è chiaro che anche questa prova era un’interpretazione erronea. È dunque necessaria una nuova valutazione.
Gli storici dovrebbero considerare nuovi elementi, valutare che cosa fosse possibile o impossibile e usare nell’interpretazione del contenuto fisico dei documenti gli strumenti delle scienze della natura.
La conclusione della mia analisi è che durante il Terzo Reich gli scienziati tedeschi non sapevano come costruire una bomba atomica, non avevano lavorato alla fisica della bomba e non avevano compiuto alcun passo per costruirla. Vero è che il reattore, che avevano tentato senza successo di sviluppare, era stato tecnicamente una premessa di un bomba al plutonio, ma in assenza di informazioni sulla fisica della bomba era un obiettivo civile. Non furono limiti economici a impedire a Hitler di entrare in possesso di armi atomiche, e in ogni caso i fisici tedeschi non si sono mai avvicinati a questo obiettivo. La ragione più importante fu il timore del regime nazista. Già Goudsmit aveva scritto «la scienza sotto il fascismo non è mai stata un equivalente della scienza in una democrazia».Non possiamo desumere se i membri dcll’Uranvcrein avessero scrupoli morali a costruire una bomba atomica per Hitler. Avevano però sviluppato una lettura comune della loro storia. Forse avrebbero anche saputo costruirla, ma nelle condizioni di allora non sarebbe stato possibile. Ed essi stessi potrebbero avere contribuito all’interpretazione di Walker. A un certo punto anche a loro parve più confortevole, alla luce di possibili critiche nella Germania postbellica, la prospettiva che la bomba non fosse stata realizzata in Germania solo per ragioni economiche. In realtà se ne tennero lontani. È confortante pensare che quest’arma sia stata negata alla Germania nazista proprio per la disumanità del suo regime. Se in Germania ci fosse stata una democrazia, alcuni si sarebbero probabilmente impegnati nello sviluppo della bomba con lo stesso zelo dei colleghi negli Stati Uniti. Altri si sono sentiti sollevati dal fatto che sia stata risparmiata loro quella esperienza. Otto Hahn ha pronunciato per loro le parole conclusive: «Ringrazio Dio in ginocchio di non essere stati noi a costruire la bomba a uranio».