Rolling Stone, 1 giugno 2017
Caro Vasco, posso chiamarti nonno?
BOLOGNA, TERZO PIANO SENZA ASCENSORE: SUL CIGLIO DELLA PORTA CI APRE VASCO ROSSI DI TRENTANNI FA. STESSO TAGLIO DEGLI OCCHI, LA FRONTE ROTONDA, LA BOCCA BEN DISEGNATA, MA UN SORRISO TROPPO CORDIALE RISPETTO ALL’ORIGINALE.
Anche i capelli rasati, la voce spedita e per niente ruvida, raccontano che si tratta di un Rossi, ma non di quello là, che nel 1987 cantava Ce chi dice no. E Lorenzo Rossi Sturarti, 31 anni dal 5 giugno, figlio di Vasco e Gabriella Sturarli: il Kom l’ha riconosciuto 14 anni fa e Lorenzo gli ha appena regalato una nipotina, Lavinia, avuta dalla sua compagna Carlotta. Anche Lavinia ha il marchio di fabbrica Rossi, gli occhi del nonno. Che l’hanno già vista: «Gliel’ho portata nel suo studio di Bologna. Vedendo le manine dalle dita lunghe, papà ha detto: “Diventerà molto alta”».
Già, nonno Vasco, a 65 anni sta preparando il concerto del primo luglio al Parco Ferrari di Modena, quello dei 40 anni di carriera: «Eho visto bello attivo, divertito. E più in forma di me, si allena ogni giorno con il personal trainer, camminate sui colli e chilometri in bici per questo concerto one shot one bill: deve cantare a colpo sicuro. Non ha tempo di dire: “La prossima volta la faccio diversa, questa nota qua”. Sarà sul palco tre, quattro ore, una specie di Woodstock». Poi per il 2017, stop. Ma non è un addio alle scene: «Ci saranno altri concerti, normali però. Un’altra Woodstock? Quando avrà 80 anni».
Dopo Modena, il Blasco avrà tempo per la famiglia allargata: la moglie Laura Schmidt e loro figlio Luca, Lorenzo e Carlotta con Lavinia, il primogenito Davide, nato nel 1986 come Lorenzo, ma da un’altra mamma.
RS Anche tuo fratello Davide ha avuto un bambino, Romeo, nel 2014. Grazie a te, il Kom è nonno per la seconda volta.
LORENZO Lavinia, però, è la prima femmina di casa Rossi. Papà ha avuto tre maschi e poi è arrivato Romeo. Questa nipotina lo ha reso felice, me l’ha detto lui: “Ci voleva una donna in famiglia, eh”.
RS Tu e Davide siete nati nello stesso anno: perché Vasco ha riconosciuto lui subito e te, invece, dopo così tanti anni?
LORENZO Mia mamma era piccolina, aveva 16 anni quando s’era messa con Vasco, che era già famoso per Bollicine o Siamo solo noi, e un anno e mezzo dopo sono nato io. Forse Gabri non si rendeva bene conto di quello che stava succedendo, aveva paura che un uomo così potente le potesse togliere il bambino. E non gli ha chiesto di riconoscermi. Mi voleva proteggere, tenermi con sé. Che ci può anche stare, visto dalla parte di una mamma. Vasco non s’era opposto.
RS Tua madre, nel 2013, ha detto che Rossi l’aveva lasciata quando aveva saputo che ti stava aspettando. Ti ha fatto male leggerlo?
LORENZO No, perché non so neanche se fosse vero. Negli anni mi è stato detto che, prima di me, mamma aveva perso un bambino o forse avevano paura di farlo nascere. Credo fossero dispiaciuti, addolorati per quello che era successo e subito dopo hanno fatto me.
RS Forse eri nei loro desideri.
LORENZO Ormai “va bene così”, come canta mio padre.
RS Fanno dopo la tua nascita lui s’è messo con Laura in modo stabile.
LORENZO Anche questo è stato abbastanza tosto, visto da casa nostra RS Come sono stati i tuoi primi anni?
LORENZO Eravamo una bella famiglia, abitavamo in un appartamento gigante sotto le Due Torri: mamma, mia ziti, i nonni, i cugini. Non sentivo la mancanza di un papà. C’era nonno Lucio che mi portava sempre in giro, mentre mia madre lavorava in un negozio di abbigliamento.
RS Nel 1990, quando Vasco cantava Liberi liberi, il settimanale di gossip Rovella 2000 aveva fatto lo scoop: Blasco aveva un bambino segreto di 4 anni che viveva con la mamma Gabriella. Quel servizio aveva dato un dispiacere alla vostra famiglia?
LORENZO Ho visto quella rivista girare in casa per anni. Ci sono io per strada in braccio alla zia, avevo un bomberino nero. Di quell’attimo non ricordo niente. Però la mia famiglia non era stata segnata, io sono cresciuto sapendo che mio padre era Vasco e in città la storia si conosceva. Era tutto vero. Solo a scuola i miei compagni non ci volevano credere.
RS Com’è andata l’adolescenza?
LORENZO A Bologna avevo i miei amici, andavo bene a scuola. Tutto a posto anche con il nuovo compagno di mamma. Poi ci siamo trasferiti in un paesino in provincia di Ferrara, è nata la mia amata sorella Carlotta e mamma s’è lasciata con il suo uomo. E cominciato un periodo devastante.
RS Allora avevi 11 anni: sapevi che la canzone Gabri parlava di tua madre? Il testo racconta la passione ed è esplicito nelle scene di sesso: ti imbarazzava?
LORENZO Sapevo tutto, ma allora ero piccolo, non capivo le parole. Ma anche da grande non mi turbano. Forse mi sono abituato. Però, nei periodi in cui ho fatto il dj non l’ho mai trasmessa: neanche l’anno scorso quando, grazie a Biagio Antonacci, ho lavorato a Punto Radio, quella fondata da mio padre nel ’75.
RS Come vivevi in provincia a 12 anni, quando c’era il Blasco di Io no?
LORENZO Nella mia cameretta: stanza-bagnostanza-bagno. Ascoltavo la radio per passare i minuti. Per fortuna dovevo occuparmi della mia sorellina, che era indifesa: la portavo a scuola, cucinavo per lei, una pasta e due uova le sapevo fare. Mamma, con i problemi che aveva, non poteva badarle. Poi, per pagarmi delle cavoiate, tipo merendine o videogiochi, facevo dei lavoretti, dall’aiuto-piastrellista al barista. Ma stavo male, non andavo più a scuola.
RS Eri isolato.
LORENZO Andavo in giro con i capelli lunghi e sporchi, le scarpe distrutte. I ragazzi mi prendevano in giro, loro avevano tutti le stesse scarpe, le stesse magliette, facevano gruppo. Non mi volevano o ero io che non volevo loro. Mi sentivo solo. Mi capitava di ascoltare mio padre alla radio, ma era un passatempo. Non pensavo a lui, non pensavo a niente. Volevo chiuderla lì, farla finita con la vita.
RS Droga, alcol?
LORENZO No, niente. Ho bevuto alcol solo dai 20 anni in poi. Prima non potevo, avevo una figura in casa che lo faceva e non volevo diventare come lei.
RS Come sei riuscito a “dare un senso a questa vita’?
LORENZO Ho trovato una maestra di Ferrara che, con sensibilità e coccole, mi ha tenuto li con la testa. Sapeva di mio padre, perché gliel’aveva detto mamma. Mi ha aiutato a riprendere un po’ di fiducia. Poi la svolta. Avevo 14 anni, in tv passavano un video di Vasco, Siamo soli. RS Dove dice: “Tutto può succedere”.
LORENZO Mi giro verso mamma: “È possibile conoscerlo?” Non ricordo di avere mai desiderato incontrarlo, prima. Gabri era rimasta in contatto, so che gli spediva le mie pagelle. La settimana dopo ho appuntamento con Vasco nei suoi uffici di Bologna. Ero curioso di vedere mio padre: del cantante in quel momento non me ne fregava niente. Ci siamo guardati. Vedevo un omone grande che camminava un po’ così. Un incontro freddo. Da capire. Mi spiegò che serviva l’esame del Dna, per legge. Il prelievo me l’avrebbe fatto un suo amico, il dottor Giovanni Gatti.
RS Poi vi siete rivisti.
LORENZO Dieci giorni dopo, stesso studio. Sempre io, mamma, lui. Sul tavolo c’era una busta aperta. Mio padre è uno come me, non riesce ad aspettare le cose. Sembrava contento che nella busta ci fosse scritto che era mio padre. Tutti e tre avevamo gli occhi rossi, le lacrime. Uscita la notizia, le tv mi cercavano anche a scuola. Ma nel paesino di Ferrara mi additavano, insultavano, qualcuno mi ha sputato.
RS Invidia? O perché avevi osato turbare l’idolo?
LORENZO Non so, ma erano sputi veri. Per fortuna mio padre mi ha fatto un discorso. “La prima cosa che dobbiamo fare, per avere fiducia tra noi, è che tu riprendi gli studi, perché serve a te”. Mi sono messo a testa bassa, ho recuperato due anni in uno. Ho anche unito alcuni anni delle superiori e mi sono diplomato ragioniere, come papà. Ho fatto felice lui. E me.
RS Anche tua madre.
LORENZO A mia madre voglio bene, ma non reggevo più niente in casa, a parte Carlotta. Avevo 18 anni, ho spiegato bene a papà perché stavo male e volessi andarmene. Fortuna che ha capito e mi ha preso un appartamento a Ferrara: “Queste sono le chiavi”. Gli pagavo l’affitto con i miei lavoretti. Intanto però volevo studiare. Lui mi voleva notaio. Va beh, notaio... Ho scelto di iscrivermi a Scienze della Comunicazione, a Bologna.
RS Come tuo padre: aveva già la stessa laurea, ma honoris causa.
LORENZO Lavoravo per mantenermi: barista e segretario nello studio del mitico Gatti, che non mi faceva mai mancare un sorriso, un abbraccio. Sono stato anche a casa sua per Natale, con la sua famiglia. Dopo tre anni, mi sono laureato, con tesi su papà: Vhsco 2.0, l’era del clippino.
RS Si è inventato i clippini quando stava male.
LORENZO Ero preoccupato. I giornali scrivevano che moriva. Per fortuna Laura mi mandava dei messaggi per dirmi che non era vero. Mi fidavo solo di lei.
RS Sentivi o senti anche tuo fratello Luca? LORENZO Quasi per niente. Ma ognuno è fatto a modo suo.
RS Davide?
LORENZO Ci vediamo ogni tanto. Ci guardiamo negli occhi, una pacca sulla spalla, un abbraccio e ci capiamo al volo su quello che abbiamo passato. Adesso siamo anche due papà.
RS Con la nascita di Lavinia hai chiuso un cerchio.
LORENZO Ho la famiglia che desideravo. Io non mi sono mai seduto a cena con mamma e papà. Adesso succede ogni sera, con Carlotta e Lavinia. Ho anche un lavoro fisso come social media executor alla Best Union, società scelta da Vasco per i biglietti di Modena.
RS Ci sarai al Parco Ferrari?
LORENZO In prima fila, come succede da 15 anni ai suoi concerti. Mi piace quando dal palco il suo sguardo scappa su di me.
RS Del tuo passato, che cosa ti trascini dentro?
LORENZO Eautostima è sotto zero. Vivo alla giornata, con obiettivi vicini, perché so che almeno lì ci arrivo. Soprattutto, ho paura di perdere tutto. Uno psicoterapeuta mi ha detto che ho la sindrome dell’abbandono. Ho il terrore che Carlotta mi lasci.
RS Invece?
LORENZO Carlotta c’è, è ingegnere edile, per ridere dico che mi ha costruito la vita, ed è vero. Eravamo amici da piccoli, a Riccione, poi ci siamo persi di vista e l’ho rintracciata due anni fa su Facebook. Sono sempre stato innamorato di lei. Una sera ci siamo visti per caso nel pub dove lavoravo e qualcosa è scattato anche dentro di lei. Mi ha visto diverso, non il solito ragazzone. Lho corteggiata con i fiori, ci siamo messi insieme, ed è nata la nostra bambina.
RS Che padre vuoi essere per Lavinia?
LORENZO Non è un padre che voglio essere. Voglio essere quello che non è stata mia mamma per me (si commuove, tace, nda). Voglio esserci sempre.
RS Gabri ha visto Lavinia?
LORENZO Non ancora, ma voglio chiudere nel bene anche questo cerchio con lei. Sto accettando tutto il mio passato, perché mi ha portato qui da Carlotta e Lavinia. Non posso desiderare di più: una vita normale, sposarci, “crescere bambini, avere dei vicini”. Lo canta anche papà. Come nelle favole.