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 2017  giugno 01 Giovedì calendario

Stessa spiaggia nuovo stile

Al mare ci vestiamo come ci pare. O no? In realtà anche la vacanza pieds-dans-l’eau ha il suo dress code non scritto ma non per questo meno vincolante. Contano una quantità di fattori: soprattutto stile di vita e luogo prescelto. Ci sono intellettuali parecchio chic che in pieno agosto si godono la piazzetta di Portofino ben celati dietro le lenti scure indossando camicia candida e chinos blu con espadrillas rigorosamente basche. Ci sono noti nobiluomini che da sempre frequentano la stessa spiaggia, lo stesso mare – Capalbio – un po’ alla selvaggia, sfoggiando inesorabilmente le stesse polo blu ridotte a una radiografia, lo stesso costume rosso ormai stinto, costringendo i paparazzi appostati a reclamare: «Non potrebbe cambiarsi il costume? Sembrano le foto dell’anno scorso». Ci sono i velisti di Caprera che amano sembrare Robinson Crusoe, magliette slabbrate e pantaloncini cenciosi, e gli skipper impeccabili sui moli di Bermuda, con l’America’s Cup negli occhi e nel cuore (dal 17 giugno), felici di indossare all’ora del bourbon serale i pantaloni al ginocchio, simbolo locale, in tutti i colori dell’arcobaleno.
Insomma c’è mare e mare. Chi va a Ibiza non si veste come chi «vacanzeggia» a Saint Tropez. Chi sceglie Capri non si mostra esattamente come chi sbarca a Porto Ercole: lì impera il tutto bianco di lino, qui il toscano rustico.Senza dubbio, per chi si vuol godere spiaggia e tuffi spensierati, la base da mettere nella sacca è unica, a Saint Barth come a Milano Marittima: costume, telo mare, maglietta, bermuda, cappellino e sneakers. S’impone un guardaroba balneare tutto nuovo, fatto di capi basici freschi e up-todate ovunque andiate: in primis il costume, tassativamente a calzoncino, lasciando slip e tanga agli esibizionisti palestrati. Nuovi i tessuti tecnici che si asciugano in un lampo, nuovi i modelli di proporzioni sagge a mezza coscia che evidenziano i quadricipiti (da evitare quelli al ginocchio di stampo californiano, superati e scomodi), nuove le fantasie colorate un po’ anni Cinquanta, un po’ dipinti di Antonio Ligabue: quelli proposti da MC2 Saint Barth – coni di gelato su fondo azzurro, squaletti bianchi, foglie giganti prese dalla giungla – sono «styled in St Barth», appunto, l’isola caribica che fa da contrappunto atlantico alla mediterranea Ibiza, ma senza lontanamente sfiorarne i vertici di sfrenata mondanità notturna. Da quando i Rolling Stones vi fecero tappa negli anni Sessanta, la Isla Bianca è diventata il paradiso dei festaioli: di ieri – estrosi, eccentrici hippy senza freni e un po’ kitsch – e di oggi, con uno stile estremo da club e notte brava anche a giorno fatto, quando i nottambuli aprono gli occhi dopo i divertimenti notturni ad alto tasso alcolico.
Altri costumi, altre reminiscenze, altro stile. Sono le stampe a piccoli disegni geometrici. Bagnanti stilizzati disposti in file rigorose, come propone l’inglese Thomas Mason ricordando la Brighton degli anni Trenta, o piccole àncore racchiuse in un esagono, rittamente ripetute, e riportate in formato maggiore sulla giacca a vento abbinata, in poliestere leggero da infilare per una corsa in fuoribordo: due taschine verticali chiuse da zip sono predisposte per contenere chiavi e carta di credito. E un completo firmato da Vilebrequin, «1971, fondé à St. Tropez» recita il marchio. Saint Tropez, la madre delle mitiche estati dominate da una ruggente Brigitte Bardot in bikini a quadretti vichy, accompagnata da una schiera di galanti, Roger Vadim e Jean-Louis Trintignant, Sacha Distei, Jacques Charrier e Gigi Rizzi, il play boy italiano passato alla storia mondana proprio per la rovente storia con fattrice.E sempre in tema Costa Azzurra anni Sessanta, quando si giocava alla pétanque in place des Lices in pantaloni bianchi e maglia a righe, osate anche quest’ultimo iconico motivo accentuato con ironia: accostate le righe verticali bianche e blu del einquetasche in seersucker (il cotone leggermente arricciato che dà l’aria dello studente bostoniano), quintessenza dello stile matelot, a quelle orizzontali della maglia oversize in jersey a rete, opportunamente foderata in beige (Antony Morato). Infilatela nella cintura dei pantaloni slim, con il fondo arrotolato sulle caviglie nude e il gioco è fatto. Da provare a tutti i costi anche i pantaloni candidi con larga falda frontale abbottonata (Dolce & Gabbana) come usavano i marinai (che però di bottoni ne avevano solo due). Storici, eleganti e bizzarri ma di sicuro effetto, si smitizzano con la T-shirt a ghirigori giganti blu rubati agli azulejos.
Un capo poco consueto destate sulle calate dei moli: la giacca di taglio classico in versione solleone. Per indossarla occorre essere disinvolti e sicuri, quando il resto del popolo si aggira in canotta, magari per difendersi dall’umidità serale mentre si gustano all’aperto bouillabaisse o aragosta alla catalana. La più estiva è a righe, meglio se in tessuti all’apparenza vecchiotti, ovvero rustici, ma nati dalle più avanzate tecniche tessili che mischiano alle fibre naturali piccole quantità di filati polimerici che garantiscono robustezza e un lieve effetto stretch: il lino grezzo blu e bianco (Eleventy) e il cotone lievemente operato a piccoli fasci di righini scuri (Circolo 1901). Entrambe sfoderate, con due bottoni e spacchi laterali, smitizzate da T-shirt o da semplici camicie bianche, non possono fare a meno di un accessorio fondamentale: il trilby di paglia, cupola alta e tesa stretta, con fascia di cotone.Infine, da non dimenticare per nessuna ragione nel bagaglio della vacanza i «soliti» bermuda, senza risvolto come di rigore ncH’esercito di Sua Maestà britannica, in robusto cotone beige. Ma sceglieteli nella versione più alla moda dell’estate: con tante donnine polinesiane, ricamate in rilievo, che ballano, felici, il tamurè.