PrimaComunicazione, 1 maggio 2017
Salerno a La7, l’ha voluto Cairo
Da giovedì 1 ° giugno sarà lui, Andrea Salerno – classe 1965, figlio di Eric, storica firma del Messaggero – il direttore di La7. In quella data, infatti, farà l’ingresso ufficiale nella stanza liberata da Fabrizio Salini “per motivi personali” e risponderà direttamente aH’amministratore delegato Marco Ghigliani. È stato Urbano Cairo in persona, proprietario dal 2013 di La7, a volere Salerno, che oltretutto aveva già deciso di uscire dal ruolo di direttore editoriale di Fandango e dedicarsi all’attività autoriale piuttosto che a quella manageriale.
Di Salerno, se non tutto, si sa molto. Si sa, per esempio, che ha mosso i primi passi nella redazione del Manifesto, che si è fatto i muscoli in quella di Reset di cui è stato anche caporedattore, per poi allenarsi nella palestra dell’Espresso. Giornalista con tanto di pedigree, Andrea Salerno ha sviluppato un precoce amore per la televisione e, più in generale, per la creatività visiva. A fine anni Novanta approda a Viale Mazzini in qualità di assistente di Enzo Siciliano quando lo scrittore assurge al ruolo di presidente della tivù di Stato. Poco dopo diventa assistente del direttore di Rai3 mentre comincia a germogliare (e a dare frutti) la sua capacità di ideare format di successo (‘Per un pugno di libri’, ‘L’ottavo nano’, ‘Raiot’), fino a firmare dal 2013 ‘Gazebo’ con Diego Bianchi, Antonio Sofi e Makkox, il programma più innovativo di Rai3, arrivato nel 2017 nel preserale (un format che sarebbe perfetto per La7).
Salerno, che si è dedicato molto anche al mondo della produzione cinematografica e televisiva, è direttore editoriale della Fandango di Domenico Procacci. Nel suo medagliere ci sono bei titoli: da ‘Gomorra’ e ‘Gomorra 2’ a ‘L’Oriana’, da ‘Qualunquemente’ e ‘Tutto tutto niente niente’ con Antonio Albanese a ‘La vita facile’. Appena annunciato il suo approdo alla tivù di Urbano Cairo, la Roma sfaccendata e annoiata si è subito consumata di chiacchiere nel tentativo inane di definirne una caratura politica (è un grillino o un antidoto al populismo pentastellato? È rimasto di fede veltroniana o ha virato verso un renzismo impercettibile ma potente?) senza capire, forse, che il suo curriculum è il vero testimone delle sue qualità e dell’apprezzamento che raccoglie. Quel che è sicuro è che Salerno è molto attratto da questa nuova missione in una rete che sta crescendo e che potrebbe trarre nuova linfa vitale da una sinergia con Rcs MediaGroup di cui Cairo è amministratore delegato.