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 2017  giugno 15 Giovedì calendario

Intervista a Filippo Tortu, più veloce anche dell’età: «Ho 19 anni e mi chiamano vecchio»

La festa prevede famiglia, fidanzata, la pasta ai crostacei della mamma e grandi sogni da scartare. Filippo Tortu oggi compie 19 anni eppure gli amici lo chiamano «vecchio», «dicono che sono nato anziano». Colpa dei gusti musicali, «Patty Pravo e Califano tra i preferiti» e culinari, «la zuppa di cipolle è il piatto che non mi stanca mai». Quindi «Vecchio», ma resta la promessa dello sprint azzurro, il traino della nostra atletica. Giovanissimo, talentuoso, veloce e già faccia di un movimento.
Troppo da gestire per un under 20?
«No, non mi sembra una pressione e sono fiero dell’investimento. Io mi sento tutelato più che osservato».
Dopo i 200 metri corsi a Roma alla pari con i grandi, un infortunio sui gradini. Frustrato?
«Meglio dopo che prima. Mi sono qualificato ai Mondiali, ho fatto una bella gara. Certo ora c’è la rieducazione alla caviglia e devo rivedere i piani, ma non è il mio primo infortunio. Conosco la strada e non sopporto i musi lunghi. Soprattutto per il compleanno».
Desideri per i regali?
«È da quando ho 4 anni che non so rispondere. Riguardo ai desideri... tornare presto in pista. Non so se sarò pronto per gli Europei under 20 di luglio, siamo ottimisti per i Mondiali di agosto. Vediamo. Senza ansie».
Ha corso contro Lemaitre, uno dei suoi idoli.
«Il primo caucasico sotto i 10 secondi, ha fatto la storia con quel risultato anche se credo che tutti quelli come me abbiano sempre pensato che fosse un limite superabile anche da noi bianchi. Ora comunque Lemaitre non è più un idolo, è un rivale».
Lei è l’osservato, pardon, «tutelato» speciale, ma tutta la sua generazione promette bene. Il ct è Stefano Baldini. Che rapporto ha con lui?
«Quando ci parli ti accorgi che è speciale, ha una marcia in più e sia io sia mio padre, il mio allenatore, ci troviamo benissimo con lui».
Definisca speciale.
«All’inizio del 2014, a Baku, mi disse senza mezzi termini che avevo fatto una curva da schifo nei 200. Era vero. E l’anno scorso, dopo l’argento nei 100 ai Mondiali U20, sono stato ore all’antidoping. Al ritorno mi aspettava per non farmi cenare da solo».
Bolt se ne va, che succede?
«Non ci sarà più una dittatura, ogni gara avrà un vincitore diverso».
E ai Mondiali di Londra chi vince i 100 metri?
«Ancora lui. A livello di testa non lo prende nessuno».
La settimana prossima ha la maturità. Poi?
«Voglio studiare economia e diventare un professionista».
Si può fare tutto?
«Dipende da quanto sei serio. Mio fratello Giacomo, un esempio per me, mi ha aiutato a cambiare mentalità e ora credo in quello che faccio».
Determinato. Mezzo sardo e mezzo brianzolo. Che parte prevale?
«Sono più sardo, introverso e cocciuto. Dopo l’estate mi faccio il tatuaggio con la Sardegna, lo stesso che ha mio fratello. Per la parte brianzola suggerisce la mamma: sono un tipo concreto».
Non è che la fissa per Patty Pravo è un vezzo?
«No, mi piacciono davvero le grandi voci femminili come lei e Mia Martini e i cantautori storici De André, Califano... Lo so sono gusti retrò, come la poesia. Per questo mi chiamano vecchio, ma sto ringiovanendo».
Prego?
«Fino all’anno scorso in discoteca dormivo, ora ballo».
Merito della fidanzata?
«No, lei la conosco da sempre, non mi ha cambiato».
Da sempre... ha appena compiuto 19 anni.
«Sì, ma vado veloce».
Ha votato alle ultime amministrative?
«No, la politica mi interessa, la seguo, però non riesco a schierarmi. Almeno non ancora».
Quando ha conosciuto Berruti, a Torino, lui l’ha spronata a correre curve coraggiose. L’ha chiamata dopo i 200 metri di Roma?
«Prima, e mi ha fatto un gran piacere. Dopo ha parlato con papà... discorsi tecnici, ma spero di non averlo deluso».