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 2017  giugno 15 Giovedì calendario

Arredamento 2017, in casa l’imperfezione è di moda

Se vedete attorno a un tavolo di marmo grezzo sei sedie spaiate, di diversi colori, una con i braccioli e una senza, e come decoro vasetti dei sottaceti riempiti con mazzolini di erbe aromatiche e fiori di campo legati con lo spago, siete in una casa di tendenza. In questo 2017 l’imperfezione è di moda. Basta con il tutto-abbinato, con il super-tecnico. Vintage, modernariato, pezzi scovati al mercatino, legno di recupero e suggestioni che arrivano dall’arte o dal cinema, convivono con un minimalismo un po’ meno severo. Il nuovo si integra con il mobile vissuto che racconta una storia. Questa corrente che non ha un nome, ma somma molte influenze (minimal+raw+vintage+etnico) ha trovato espressione in showroom, negozi e locali, con grande successo ovunque. Dai lussuosi rooftop di Milano alla piazzetta delle Belle di Catania (un tempo abitata da prostitute, oggi intitolata alla scrittrice Goliarda Sapienza) dove si affaccia una trattoria arredata con i tavoli di recupero dipinti di giallo e glicine mentre i muri sono rivestiti di travi-fioriere. Dal pub a casa nostra: perché non rubare qualche buona soluzione?
Questa corrente intercetta anche il neo folk, il fantasy scandinavo, il mood «hygge» che comunica, appunto, comfort e semplicità. È «raw» (letteralmente «crudo») il tavolo con i bordi frastagliati tagliato da una «fetta» di sequoia. È minimal la parete non finita, lasciata con la sola stabilitura, non stuccata e dipinta (l’effetto è bellissimo, oltre a essere meno costoso), sono minimal travi, mattoni e strutture di ferro a vista. È «wild» la tendenza a riscoprire, marmi pregiati e non, pietra serena, ardesia, legno, ottone, ferro, ghisa. Le stanze da bagno più chic oggi hanno lavabi in travertino con forme che ricordano i lavatoi di inizio Novecento. Spopola il vintage perché il recupero è sostenibilità, perché i materiali spesso sono migliori di quelli ultra moderni (una bella sedia di quercia del primo Novecento toscano si porta via a 50 euro) perché il filone nostalgico continua a essere forte, perché l’età d’oro del design (tra i ’60 e ’70) ha prodotto oggetti meravigliosi da scovare e restaurare.
Adesso, sostiene Adriano Albini «vanno tantissimo i ’50 e ’60, le famose cucine all’americana dai colori pastello e i tavoli di formica colorata entrati nelle case italiane del secondo dopoguerra». Fanno parte del cosiddetto modernariato «povero», ma non troppo. Il fatto che abbiano piccoli segni, che siano imperfetti, non ne diminuisce il valore. Certo, bisogna essere bravi negli accostamenti. Cristina Affanni, consulente di comunicazione, ha creato nella sua casa milanese un mix minimalista di mobili e cornici antiche, tutto dipinto di bianco su parquet grezzo. Lucia Rappazzo, arredatrice di snobissimi alloggi sul mare (il suo capolavoro è la Casa delle Sirene acquistata da un pescatore sugli scogli di Pozzallo, in Sicilia) è andata a cercare antiche pietre bianche per vialetti d’atmosfera. Anche lo chef Niko Romito, cultore dell’«assolutamente semplice» ha avuto un’ossessione per le pietre quando ha aperto il suo stellatissimo ristorante a Casadonna, in Abruzzo. Non sempre il costo di questa semplicità è altrettanto minimalista. Ma non si può avere tutto.