la Repubblica, 14 giugno 2017
Di cosa si parla a Buenos Aires. L’America Latina va alla guerra del tabacco
L’America Latina è una delle aree del mondo dove le sigarette costano meno. Al contrario di Europa e Stati Uniti dove le tasse sul pacchetto, per scoraggiarne il consumo, sono molto alte, più del 75% sul costo finale, nella maggior parte del subcontinente le imposte sono basse. Una ragione, secondo l’organizzazione mondiale della Salute, che contribuisce alla diffusione del tabagismo, soprattutto fra i più giovani, nonostante molti governi abbiano negli ultimi anni adottato politiche proibizionistiche, come il divieto di fumo nei luoghi chiusi. L’Argentina è uno dei Paesi dove si fuma di più. Il 33,5% della popolazione adulta fuma ma quello che preoccupa di più è il dato sui giovani: il 30% degli adolescenti inizia a fumare anche prima di compiere undici anni.
Molti governi sono preoccupati dalla perdita di consenso, e dalla potente opposizione delle mayor del tabacco, se decidono di aumentare le tasse ma oggi, sempre di più, cominciano anche a essere preoccupati dalle spese della sanità pubblica per le malattie legate al consumo di sigarette. Nella maggior parte dei Paesi, le entrate derivate dalle tasse sul tabacco non coprono neppure la metà dei costi per il sistema sanitario. In Argentina si calcola che ogni anno sono necessari 1,3 miliardi di euro per curare pazienti con malattie causate dal tabagismo mentre le entrate provenienti dalle tasse sulle sigarette sono abbastanza inferiori. Il governo argentino ha già aumentato le imposte sul tabacco ma vuole farlo ancora. D’altra parte, secondo l’Oms, in un continente povero come l’America Latina c’è un motivo in piú per diminuire il consumo di sigarette: le famiglie più indigenti avrebbero più risorse per i figli minori.