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 2017  giugno 14 Mercoledì calendario

Il Gps segreto delle anguille. Scoperta la bussola che le guida nell’oceano

ROMA Un “Gps naturale” per riuscire ad attraversare l’Atlantico. È questo il sistema – scoperto da un ricercatore italiano della School of Marine and Atmospheric Science dell’Università di Miami, Alessandro Cresci che usano le anguille europee per orientarsi nella loro avventurosa doppia migrazione. Il lunghissimo viaggio delle anguille appena nate, dal Mar dei Sargassi fino alle acque fluviali del continente e – a 10/20 anni di distanza – il ritorno nel luogo natale, che è anche l’unico per l’accoppiamento e la deposizione di uova, affascina da sempre gli etologi. Ma s’ignorava che cosa permettesse l’impresa. «L’ipotesi che mi sembrava più ragionevole era quella di una sensibilità di tipo magnetico» spiega Cresci a Repubblica.
«Le distanze percorse, oltre 5000 km, sono così lunghe che altri tipi di segnali, come quelli chimici, o differenze nella salinità e nella temperatura, varierebbero troppo di zona in zona per essere utili. Invece il campo magnetico terrestre resta un riferimento costante per tutto il viaggio».
Per verificare la sua ipotesi, Cresci si è concentrato sul percorso dai Sargassi all’Europa: «E ho capito che questo viaggio è molto meno passivo di quanto si credesse. Le giovanissime anguille, che fanno la maggior parte del viaggio nello stadio di larve lunghe circa 5 millimetri, una volta arrivate in prossimità della piattaforma continentale europea si trasformano nello stadio post-larvale di “cieche” (60-90 millimetri) e già allora danno la prima prova di grandi capacità di orientamento: riescono a dirigersi verso gli estuari dei fiumi». Come fanno? «Lo abbiamo capito con due esperimenti: innanzitutto le abbiamo portate in mare aperto, ma confinate in speciali camere subacquee trasparenti, che hanno permesso di tenere d’occhio di continuo la direzione preferita dall’animale» spiega il ricercatore. «Poi, in laboratorio, grazie a campi elettrici abbiamo “girato” quello che per l’anguilla era il Nord facendolo coincidere prima con l’Est e poi con il Sud. Risultato: l’istinto delle anguille era sempre di muoversi verso il “loro” Sud, la direzione che in natura le fa entrare più agevolmente negli estuari dei fiumi». Un momento cruciale: «Sono proprio le “cieche” a colonizzare i fiumi e quindi a determinare le popolazioni di anguille in Europa, in calo da decenni e oggi nella lista rossa delle specie in pericolo» spiega Cresci.
Entrare in un estuario e poi risalire un fiume, per un pesciolino appena uscito dallo stato di larva, non è certo facile. Ma le “cieche” sanno farlo» sottolinea il biologo. «Quando la marea sale, e il mare entra nell’estuario, vanno verso la superficie per farsi trasportare meglio. Quando invece la marea è bassa, e la forza del fiume prevale su quella del mare, le cieche devono nuotare controcorrente: per farlo si dirigono verso il fondale, dove il flusso è più lento». Cresci ha voluto indagare su questa capacità strategica delle giovani anguille osservandole sia in alto mare, dove è più difficile accorgersi dei cambi di marea, sia nel laboratorio sulla terraferma, dove delle maree non c’è traccia. «In tutti e due i casi abbiamo visto che le cieche “sanno” i tempi giusti per le maree» spiega Cresci. «Quindi non usano soltanto una bussola, ma anche un orologio interno». Dove risiede la bussola? «Non lo sappiamo ancora» risponde Cresci. «Si potrebbe trattare di una percezione diffusa – e non localizzata in un solo organo come il cervello – che avviene a livello delle cellule, tramite microparticelle ferromagnetiche». Qualche mistero rimane, quindi, per il giovane ricercatore che ha viaggiato da Napoli a Miami: «Mi sono laureato in biologia marina all’Università Federico II di Napoli, con tesi sull’orientamento dei pesci. Poi, volendo fare un’esperienza all’estero, ho contattato vari ricercatori nel mondo e mi hanno risposto dall’Università di Miami, dove sono da due anni. Qui ho saputo di un gruppo norvegese, all’Institute of Marine Research di Storebø, dotato di un laboratorio magnetico molto adatto alle mie ricerche. E li ho coinvolti».