la Repubblica, 14 giugno 2017
L’amaca
Non so se esista una traduzione russa di “radical- chic”, ma potete scommettere che i giovani studenti moscoviti in piazza contro Putin tali sono considerati nella Russia putiniana, nella quale democrazia e diritti devono sembrare un vizio da figli di papà. Per questo la polizia li ha manganellati per benino. Qualcosa di non dissimile divide la gioventù di Teheran e di Istanbul dalle masse islamiche tradizionaliste: i ceti giovanili urbani si rassomigliano un po’ in tutto il mondo, sono cosmopoliti e democratici, uniti dal web che è la loro lingua comune, incontenibili, specialmente i ragazzi, dentro le barriere anguste dei regimi nazionalisti e delle loro regole politiche o confessionali.
Questa gioventù trans-nazionale ha, in molte parti del mondo, i suoi martiri e i suoi carcerati. Vale ricordare che raramente è la penuria economica o l’esclusione sociale a riempire quelle piazze di ragazzi. Si tratta quasi sempre di moventi ideali: libertà di parola e di organizzazione politica, libertà di movimento, nei paesi islamisti libertà di vestirsi come si vuole. La politica non è solamente economia, per fortuna: perché se fosse solo economia, basterebbe riempire la pancia della gente per tenerla in pugno.