la Repubblica, 15 giugno 2017
Quel liberal che odiava Trump. «È un traditore, mandiamolo via»
NEW YORK Odiava Donald Trump, aveva come idolo Bernie Sanders, faceva parte di diversi gruppi anti-repubblicani su Facebook. E aveva un conto aperto con Steve Scalise, il deputato del Grand Old Party che ha ferito a colpi di fucile. 66 anni, bianco di St.Louis (piccolo centro alla periferia di Belleville, Illinois), James T. Hodgkinson non era tipo da nascondere le sue passioni (e i suoi odi) politici. Il suo profilo Facebook è una miniera di messaggi contro The Donald, il presidente definito «traditore» e nemico degli Stati Uniti. Nell’ultimo post, il 12 giugno, scriveva: «Trump dovrebbe andare in carcere per tradimento».
L’elezione del tycoon di New York a presidente degli Usa non era proprio andata giù a questo vecchio militante della cause ‘liberal’, che a 65 anni suonati aveva deciso di rimboccarsi le maniche e di seguire ‘zio Bernie’ in quella incredibile cavalcata delle primarie che aveva sdoganato la parola ‘socialista’ in una campagna elettorale per la Casa Bianca. Avevano perso, Bernie e lui, battuti da Hillary e da quell’establishment che aveva programmato la vittoria della ex First Lady e si è ritrovato un populista- miliardario come ‘Commander in Chief’.
«Trump è un traditore, ha distrutto la nostra democrazia. È tempo di distruggere lui e i suoi compari». Così scriveva a fine marzo scorso, prima di imbarcarsi per Washington dove nelle ultime settimane era uno dei più attivi a manifestare davanti alla Casa Bianca o al Congresso. Per gli agenti del Fbi che indagano sulla sparatoria di Alexandria era un uomo «dalle forti vedute», uno dei gruppi Facebook in cui era più attivo aveva un nome che era tutto un programma: “The Road to Hell Is Paved With Republicans”, la strada per l’inferno è lastricata di repubblicani. Scriveva con nome e cognome anche in altri due gruppi, il primo facilmente identificabile per le posizioni estremiste (“Distruggere il partito repubblicano”), il secondo un più moderato “Donald Trump non è il mio presidente”. Il 22 marzo aveva firmato una petizione di Change. org (la piattaforma online per le campagne sociali gratuite) chiedendo l’impeachment di Trump.
In un giornale della sua cittadina (The Belleville News- Democrat) c’è una sua foto che risale al 2012. Occhiali da sole, basettoni e un cartellone scritto a mano con uno dei suoi slogan preferiti: “Tax the Rich”. Nella sua ‘timeline’ aveva una grande ritratto di Bernie Sanders, la foto del suo profilo Facebook era una bandiera americana con lo slogan “Socialismo Democratico: Noi, il Popolo, dal 1776” (data dell’indipendenza americana). Nell’aprile del 2006 era stato denunciato per aver danneggiato una motocicletta causa un battibecco lavorativo (Hodgkinson era proprietario di un “Home Inspection”, ma la sua licenza, scaduta nel novembre scorso non era stata rinnovata).
Su Steve Scalise aveva da ridire da un paio di anni, da quando (era il gennaio 2015) aveva postato una vignetta sul deputato che ha ferito ieri, reo (ai suoi occhi) di aver ammesso di essere intervenuto ad un incontro di ‘bianchi suprematisti’ nel lontano 2002. Accanto alla vignetta una frase secca: «Ecco un repubblicano che dovrebbe perdere il lavoro e a cui invece è stato dato un aumento».
«Non era felice di come stavano andando le cose, dei risultati delle elezioni eccetera», ha raccontato il fratello Michael in una telefonata pubblicata sul sito del New York Times poco dopo la sparatoria. Così James ha deciso di sparare ai ‘nemici’ che gli ottenebravano la mente.