Corriere della Sera, 14 giugno 2017
La fedeltà grillina, requisito non nuovo
«A un competente traditore preferisco un incompetente fedele». Sarebbe questa secondo il giornalista Ferruccio Sansa, che ne ha parlato con Francesco Battistini, la logica di Luca Pirondini, il candidato imposto a Genova dal genovese Beppe Grillo e travolto alle Comunali dai «vecchi» candidati dei «vecchi» partiti legati alle «vecchie» coalizioni. Sansa, amico da anni del comico-guru e inviato del Fatto, che ostile ai grillini non è, è una persona seria. C’è da credergli. Alle «graticole» per la scelta del candidato (dove svettava la domanda: «Cosa faresti da sindaco coi centri massaggi cinesi?») l’aspirante sindaco era stato appena appena più sfumato. Meglio la competenza o la fedeltà? «Di persone competenti che hanno tradito il Movimento ne ho viste abbastanza e personalmente sono stufo. La convinzione e la conoscenza nel M5S sarà un requisito fondamentale». Traduzione: meglio la fedeltà. Tutta la storia del movimento, del resto, è stata fin qui segnata da questa scelta. Non era allineato Federico Pizzarotti? Fuori. Non era allineato Marco Fabbri, il sindaco di Comacchio? Espulso. Non era allineato Stefano Rodotà, a suo tempo candidato al Quirinale? Rinnegato: «Un ottuagenario miracolato dalla Rete, sbrinato di fresco dal mausoleo». Non era allineato Paolo Berdini, messo a fare l’assessore all’Urbanistica al Comune di Roma? Dimissionato. Per non dire di tutti gli altri radiati o costretti ad andarsene. Decine. Peccato. Perché almeno sulla ricchezza della diversità e della pluralità di opinioni ma ancor di più sul rifiuto dell’obbedienza cieca di tradizione staliniana (ricordate i famosi «pidocchi sulla criniera di un cavallo» liquidati da Palmiro Togliatti?) il movimento fondato da Beppe Grillo avrebbe potuto davvero essere diverso. Macché. Come gli altri partiti, perché ormai di un vero e proprio partito si tratta, il M5S è ormai dentro la logica, ahinoi, di Rocco Buttiglione quando cercò di impossessarsi del Ppi: «Non mi vergogno a riconoscerlo: sono entrato in politica per comandare e nel giro di tre anni intendo arrivare a farlo». Comandare. Non gli portò bene. Quanto al peso da dare alla competenza e alla fedeltà, vale la pena di rileggere quanto un cacciatore di teste arruolato da Claudio Scajola per individuare i candidati «giusti» per avere in Parlamento una massa di soldatini forzisti fedelissimi, spiegò a Concita De Gregorio: «Non m’importa di avere un Nobel in lista, m’importa sapere se voterà una legge di cui non sa nulla». È davvero così diversa la filosofia grillina?