Corriere della Sera, 15 giugno 2017
Dalla Formula 1 alle superbici. La pedalata hi-tech della Pirelli
MILANO Dalla Formula 1 alla bicicletta il passo non è stato breve, anzi. Ci sono voluti due anni di ricerca e sviluppo, centinaia di test di laboratorio e 100 mila chilometri pedalati su tutti i terreni e in ogni condizione meteo per fare il grande passo. Il ritorno di Pirelli nel ciclismo è una notizia, primo perché il marchio italiano, oggi «monopolista» sui circuiti di F1, mancava da decenni tra i fornitori di pneumatici per la bici (lo era stato del primo Giro d’Italia, nel 1909, e poi di Fausto Coppi nei primi anni Cinquanta), secondo perché la catena di test dei nuovi pneumatici Pzero Velo, negli stabilimenti di Milano Bicocca, si sviluppa negli stessi laboratori in cui si testano le gomme di F1 e quelle destinate alle supercar più prestigiose: impressionante vedere torturati sottili tubolari nello stesso modo di gomme larghe un metro.
Pirelli torna a pedalare perché il ciclismo su strada è sempre più performante ed esigente e richiede ormai standard di performance e sicurezza motoristici. Entro la fine del 2017 l’Unione Ciclistica Internazionale dovrebbe formalizzare due decisioni che cambieranno le carte in tavola nel ciclismo professionistico: il via ufficiale ai freni a disco, dopo due anni di test e polemiche, e l’abolizione del peso-limite di 6.800 grammi per le bici da strada. In un prossimo futuro al Giro e al Tour vedremo corridori lanciarsi fino a 110 km/h (velocità massima raggiunta sulle Dolomiti all’ultima corsa rosa) con bici di 5,5 chili e in equilibrio su gomme larghe 23 millimetri. Per sviluppare i Pzero Velo la Pirelli ha usato tecnologie e saperi derivati direttamente dalle corse. Mescole silicee da F1 ma con additivi che migliorano l’aderenza in discesa, dove le monoposto non vanno, il tradizionale «flash» inciso sullo pneumatico che caratterizza le gomme della Superbike e migliora l’aderenza in curva, i «nastri di verifica della scorrevolezza» utilizzati per i camion in modo da sollecitare al massimo le mescole per centinaia di ore in condizioni limite.
Scegliendo come palestra all’aria aperta, non solo la pista Pirelli di Vizzola Ticino, nel milanese, ma anche il comprensorio dell’Etna, considerato il più selettivo in Italia per una gomma da bici in base alle caratteristiche delle sue strade accidentate e dell’altimetria. Pirelli potrebbe entrare già nel 2018 nel gran circo del professionismo, con cui ha da tempo aperto contatti, sponsorizzando un team World Tour. E per ora si rivolge a quel pubblico sempre più vasto di appassionati esigentissimi e con buone disponibilità economiche che caratterizza il mondo del ciclismo, proponendo loro quattro diversi tipi di pneumatico.
Quella del mercato non sarà una sfida facile, perché tra marchi storici anche del settore motoristico (Michelin, Continental) e aziende specializzate del settore ciclistico la concorrenza è forte. Ma al quartier generale della Bicocca ci credono.