Questo sito utilizza cookies tecnici (propri e di terze parti) come anche cookie di profilazione (di terze parti) sia per proprie necessità funzionali, sia per inviarti messaggi pubblicitari in linea con tue preferenze. Per saperne di più o per negare il consenso all'uso dei cookie di profilazione clicca qui. Scorrendo questa pagina, cliccando su un link o proseguendo la navigazione in altra maniera, acconsenti all'uso dei cookie Ok, accetto

 2017  giugno 15 Giovedì calendario

Troppa plastica, nessun allarme

Una tragedia annunciata. Provocata dall’incuria e dall’avidità. A spese di chi non può permettersi una casa adeguata agli standard di sicurezza moderni. Come sia stato possibile che una simile catastrofe sia accaduta nella Londra del Ventunesimo secolo: questa era la domanda che in tanti ieri ponevano. E ci sarà bisogno di trovare risposte adeguate. Soprattutto perché un gruppo di attivisti locali aveva avvertito più volte nel corso degli anni che la Grenfell Tower era a rischio. «Tutti i nostri moniti sono rimasti inascoltati – ha detto ieri il portavoce del Grenfell Action Group —. Quello che è accaduto era inevitabile. Era soltanto una questione di tempo».
Il gruppo aveva chiesto che la torre venisse demolita. Invece era stata ristrutturata con l’istallazione di un rivestimento esterno in alluminio e polistirolo, materiale plastico, che è stato probabilmente la causa della rapida propagazione delle fiamme. «Si è accesa come un cerino», hanno raccontato i testimoni.
La torre era stata costruita nella prima metà degli anni Settanta ed era di proprietà delle autorità locali: alloggi popolari per le fasce più deboli della popolazione. In quell’epoca Londra aveva visto sorgere numerosi grattacieli, nel tentativo di soddisfare le crescenti necessità abitative della capitale. Edifici però molto lontani come qualità da quelli moderni e scintillanti che punteggiano la City. E proprio per «abbellire» la Grenfell Tower e nascondere la struttura esterna di cemento sarebbe stato disposto il nuovo rivestimento.
Nel 1996 la gestione era stata affidata a una società indipendente, la Kctmo. Ed è contro di essa che si sono indirizzati gli strali del gruppo di attivisti. «È un pensiero terrificante – avevano scritto appena lo scorso novembre – ma temiamo che solo un evento catastrofico esporrà l’inettitudine e l’incompetenza del nostro proprietario, la Kctmo, e potrà mettere fine alle pericolose condizioni di vita e all’incuria verso le norme di sicurezza che vengono inflitte agli inquilini». Una sinistra profezia. Che si concludeva con queste parole: «Abbiamo raggiunto la conclusione che solo un incidente che risulti in una grave perdita di vite consentirà lo scrutinio necessario a gettare luce sulle pratiche che caratterizzano la malvagia gestione da parte di quella organizzazione».
Lo scorso maggio era stata completata la ristrutturazione da dieci milioni di sterline che aveva visto l’installazione dei famigerati pannelli esterni, oltre a finestre isolanti e un nuovo sistema di riscaldamento. Lavori durati due anni che erano stati condotti in partnership con la Rydon Construction. E ieri il direttore di questa società ha cercato di difendersi: «Non sappiamo se ci sia un legame diretto fra l’incendio e il rivestimento – ha affermato —. Ci sono diversi tipi di rivestimento e non conosco le specifiche tecniche di quello in questione. Tutti i materiali e le procedure impiegati hanno seguito le linee guide di sicurezza: e il tutto è stato approvato dalle autorità competenti». Ma i residenti hanno denunciato la mancanza di un sistema antincendio centralizzato o di un sistema di estintori automatico.