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 1977  aprile 26 Martedì calendario

Bubbico spiegaci quell’anatema

A Mauro Bubbico (1) chiediamo: come mai le vostre reazioni sono così aspre contro lo spettacolo di Fo?
«Abbiamo esercitato un elementare dovere di vigilanza e d’indirizzo stimolando la commissione parlamentare. L’aver accolto in televisione l’intero repertorio di Fo è una cosa eccezionale. Si tratta di ben 16 puntate; questo non s’è mai fatto prima neanche per attori più grandi di Fo, come Eduardo De Filippo».
Molti critici veramente mettono Fo e Eduardo sullo stesso piano in quanto continuatori ambedue di due forme di teatro popolare...
«E poi ci sono i contenuti: una grande violenza unilaterale contro fondamentali valori religiosi condivisi da molti cittadini. Queste due cose integrano a mio giudizio una palese violazione della riforma nella quale era stato certo previsto il pluralismo ma anche il rispetto reciproco. La televisione non può essere un mezzo di accesso indiscriminato perché non è sostenuto solo dai radicali, poniamo, o dai socialisti, ma riguarda la generalità dei cittadini. Una cosa è un cabaret, un circolo, un giornale, altra è un mezzo come la Rai-Tv, mantenuto con i soldi di tutti».
Forse la stessa osservazione si dovrebbe fare al Giornale radio di Gustavo Selva.
«Qui non si tratta tanto della difesa di una parte, quanto dell’aggressione vera e propria a valori universali. Non è vero poi che Fo non andava in Tv da 14 anni. Vi è comparso per mia proposta nel 1975, quando Fanfani era segretario della Dc, e quando tutti volevano tagliare fuori gli extraparlamentari. Fui io allora a proporre Fo. E fu la prima applicazione di una riforma che proprio la Dc ha voluto perché avremmo potuto benissimo lasciare le cose come stavano alla Rai, lasciare la dipendenza dall’esecutivo, invece volemmo un certo tipo di gestione che la facesse dipendere dal Parlamento. Questo però non vuol dire che si deve scivolare nel teppismo ideologico. È un anticlericalismo vecchio di settant’anni che non colpisce solo i cattolici; ci sono dati e valori che non è possibile offendere impunemente tanto più quando la violenza è portata con un cabaret a livello di Pippo Franco».
Ma lei il programma l’ha visto?
«Io non devo entrare nei contenuti poiché rappresento una forza politica e parlamentare ma ho la responsabilità di far osservare il pluralismo e d’impedire aggressioni di tipo fascista. Questo programma ricorda i nazisti che bruciavano i libri o i fascisti che aggredivano «L’Osservatore romano» e i ragazzi dell’Azione cattolica. Le due reti non devono alzare uno steccato né resuscitare integralismi, ma avere invece una concezione e forse una funzione diversa. Più problematica una, più rivolta ai grandi valori di fondo l’altra. Ma questo è solo anticattolicesimo».
Perché pensa che la satira su Bonifacio VIII sia anticattolica? In fondo anche Dante lo mise all’inferno, e da vivo.
«A me non interessa dare un giudizio storico su questo o quel papa, m’interessa un’aggressione che riguarda la Chiesa cattolica e i sentimenti religiosi di fondo. In quel programma non c’e solo Bonifacio VIII, ci sono anche valori di fede assoluti, dalle nozze di Canaan alla resurrezione di Lazzaro, cioè dati che riguardano il Vangelo».
Fo ha citato le nozze di Canaan solo per dire che Cristo è stato anche gioia, letizia e in quanto all’episodio di Lazzaro se ne contestava un certo commercio a posteriori delle indulgenze e delle reliquie. Argomenti d’importanza non secondaria se pensa che è stato tra quelli che hanno provocato la Riforma di Lutero. Perché non può accettarle?
«Si può e si deve accettare tutto in un Paese libero. Ma il problema è l’equilibrio con il quale si usa uno strumento che è di tutti e che non può essere messo in mano a uno squallido guitto. E qui parla ora un uomo cui la cultura è sempre piaciuta e che ha al suo attivo il restauro del teatro Argentina, l’istituzione di un teatro stabile a Roma e la riforma della Rai. Ho titoli anche per alzare la voce. Noi abbiamo sempre cercato il pluralismo; certo se il risultato è la linea anticattolica e radical-socialista della seconda rete dove non c’è posto per nessun altro, allora è un pluralismo molto sui generis. Come la democrazia in Unione Sovietica, per dirla tutta».
Questo attacco a Fo non sarà un pretesto per rimangiarsi la riforma?
«Lo escludo. La riforma l’abbiamo voluta noi e non si tocca».
Lei si è molto esposto contro Fo, è un’iniziativa personale o di gruppo?
«Stia tranquillo. Non mi sarei mosso così se non avessi dietro l’intero partito».
Note: (1) Mauro Bubbico, deputato democristiano, membro della commissione interparlamentare per l’Indirizzo generale e la Vigilanza dei servizi radiotelevisivi.