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 2017  giugno 15 Giovedì calendario

Dalila di Lazzaro: lo e l’Avvocato. «Era affascinante, ma cinico»

Dalila Di Lazzaro contro Ferruccio de Bortoli. È una sfida di occhi azzurri. I più luminosi del cinema Anni 70 e 80 e i più immacolati del giornalismo nazionale. «Sono cose private, non posso dire niente», dice lei. Dalila tentenna, ma non smentisce. L’indiscrezione che de Bortoli ha lasciato cadere a pagina 155 di Poteri forti (o quasi) finisce per produrre un suono cristallino: «Sì», ammette lei. con un sospiro. «Gianni Agnelli l’ho conosciuto e bene. Ci siamo frequentati per molto tempo».
Come lo ricorda?
«Era un gaudente, ma di fondo era un cinico».
Cosa intende?
«Era un uomo affascinante, era intelligente, allegro, simpatico, amava ridere e scherzare, ma sul piano umano non mi ha mai entusiasmato. Nelle grandi famiglie spesso è così, i sentimenti vengono tenuti a freno, non c’è tempo per gli altri, nemmeno per i figli, uno pensa a godersi la sua vita e del resto se ne fotte».
Severa.
«Certe cose le dicevo anche a lui. Il problema è che ero l’unica a dirgliele. Si circondava di persone che lo adulavano (in realtà usa un’espressione più colorita, ndr) e gli dicevano sempre quel che lui voleva sentirsi dire. Tutti ci prostriamo davanti ai soldi e al potere, ma io rifiutavo questa parte. Cercavo sempre di porgli delle questioni importanti, ma lui era sempre goliardico, aveva sempre la battuta pronta per svicolare».
Che cosa gli diceva di così importante?
«Volevo che si impegnasse per il suo Paese. Perché, gli chiedevo, non ti presenti tu come Capo dello Stato o del governo, perché non fai il ministro e non dai una mano all’Italia?».
E lui cosa rispondeva?
«Diceva che governare l’Italia era un’impresa impossibile, non voleva farsi venire il mal di testa e mai al mondo si sarebbe cacciato in un’avventura del genere».
Quando avete smesso di frequentarvi?
«Non voglio parlarne. Ricordo però un episodio successo tanti anni dopo. Avevo avuto un incidente in moto, avevo dolori fortissimi, una volta l’ho chiamato e gli ho chiesto se mi poteva consigliare un medico o un ospedale di sua fiducia. Alla fine ci siamo trovati in America, tutti e due nella stessa clinica, io per il collo e lui per lanca».
Dalila, dal 2006 a oggi lei ha pubblicato sei libri: si sente più attrice o scrittrice?
«Oggi scrittrice. Non è stata una scelta mia. È stata la vita, con i suoi incidenti. Quello che mi ha portato via Cristian, mio figlio, quando aveva 22 anni e quello che poi mi ha costretto per undici anni in un letto. La sofferenza mi ha insegnato ad amare la solitudine. Ho scoperto dentro di me un deposito di valori che riesco a far emergere solo attraverso la scrittura».
L’ultimo libro La vita è così, passioni e virtù per uscire dalle crisi parla molto di suo padre.
«Uomo di passione e di virtù. Mi aggrappo a lui per opporre resistenza a un mondo che non mi piace».
Cos’è che non va?
«Agli uomini non basta più la realtà, cercano altro. Vedi famiglie dove tutti si fanno una canna, anche la nonna. È una scelta per non capire e inebetirsi».
Come se ne esce?
«Il male se lo lasci andare è contagioso, ma da soli non possiamo fare nulla. Dobbiamo lavorare da persona a persona, con chi si rende conto di quanto abbiamo sporcato, massacrato e inquinato, di tutti i passi che abbiamo fatto senza calcolare gli effetti».
Se la prende anche con la chirurgia estetica.
«Oggi le donne inseguono un modello di perfezione che le rende identiche una all’altra come tante galline. Non capiscono che il chirurgo potrà darti un bel paio di tette, non una personalità. Da ragazza dicevano che avevo il seno piccolo e dovevo rifarmelo. Ho sempre detto no».
Il libro apre e chiude con due storie d’amore, il cane Happy e il cantante Daniel.
«Nutro per gli animali un amore esagerato e Happy è stato uno degli esseri viventi a cui più mi sono legata. Daniel non esiste, è una storia d’amore inventata».
Sicura? Non è che tra 20 anni arriva un altro de Bortoli e svela un nuovo altarino?
«Glielo giuro. Anche se forse varrebbe la pena di vivere un amore come quello che ho descritto».
Giuseppe Fumagalli