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 2017  giugno 14 Mercoledì calendario

Viaggio verso la corona del Sole dove si brucia a milioni di gradi

L’Europa dello spazio si prepara ad un’altra grande missione. Obiettivo: il Sole e i suoi fenomeni estremi.
Dopo aver scritto una pagina di storia inviando una serie di sonde verso – e sopra – le comete, adesso l’Agenzia Spaziale Europea punta di nuovo alla nostra stella, già studiata dall’iper-produttiva missione «Soho». In pista c’è «Solar Orbiter», che sarà presentata al Salone Aerospaziale di Parigi «Le Bourget», in programma dal 19 al 25 giugno.
A bordo ospiterà anche una serie di esperimenti italiani e, anziché spiare il Sole da un «punto lagrangiano» – vale a dire equidistante tra la Terra e il Sole stesso –, punterà direttamente verso la stella, nonostante le altissime temperature in gioco, a circa 0,21 unità astronomiche, pari a un quinto della distanza che ci separa dalla Terra. Nei quattro anni di operazioni (seguiti – si spera – da un’estensione di altri quattro) verrà misurato con un’accuratezza senza precedenti il plasma solare, oltre che i processi di formazione (e trasformazione) delle particelle «sparate» nello spazio.
La sonda, che verrà lanciata nel 2019 da Cape Canaveral, osserverà quindi le turbolenze del Sole e non solo: al di là dei fenomeni violenti sulla superficie, come le eruzioni energetiche, indagherà che cosa accade quando il vento solare lascia la nostra stella e si immerge ad altissima velocità nel «mezzo interstellare», scavandosi una propria e immensa «bolla», quella che delimita l’eliosfera e che si estende ben oltre il Sistema Solare. Ed è proprio l’interazione tra vento ed eruzioni solari, da una parte, con la magnetosfera terrestre, dall’altra, che il Sole può causare aurore spettacolari, ma anche più o meno gravi disturbi alle comunicazioni, in particolare quelle via satellite.
Su «Solar Orbiter» c’è molta scienza e tecnologia «made in Italy», in particolare grazie a tre apparati scientifici. Uno, dalla sigla «Metis», è tricolore al 100%, mentre gli altri due – «Swa» e «Stix» –, pur essendo di realizzazione britannica e svizzera, sono stati realizzati sotto la supervisione del team di Roberto Bruno dell’Inaf-Ifsi di Roma e di quello di Michele Piana dell’Università di Genova: uno analizzerà elettroni, protoni e ioni pesanti, mentre l’altro analizzerà le emissioni dei raggi X.
Ma è «Metis» il protagonista: capo commessa per progettazione e sviluppo è l’Osservatorio Astrofisico Inaf di Torino, con la guida del «Gruppo di fisica solare» di Ester Antonucci, mentre la realizzazione industriale dello strumento, finanziato dall’Asi, è stata resa possibile da un consorzio guidato dalla Compagnia Generale dello Spazio di Milano e da Thales Alenia Space Italia. «Si tratta di un coronografo, uno strumento dedicato interamente allo studio della corona solare, in grado di lavorare su due diverse bande spettrali – spiega l’astrofisico Alessandro Bemporad –. Acquisirà immagini a banda larga nella classica luce bianca visibile, misurandone la componente polarizzata, e scruterà la corona solare nell’ultravioletto, in una banda stretta centrata sulla riga spettrale Lyman-alpha dell’atomo di idrogeno, vale a dire la più luminosa di tutto lo spettro ultravioletto».
Con «Metis» – aggiunge Bemporad – «ci aspettiamo dati inediti sul plasma solare grazie alla compresenza delle osservazioni nella banda visibile e ultravioletta: così misureremo a tutte le latitudini non soltanto la densità coronale, ma anche la sua temperatura».