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 2017  giugno 14 Mercoledì calendario

Ruth e Arlene, due donne tengono in scacco Theresa May

«La prima condizione per governare l’uomo è quella di capire l’uomo» diceva Machiavelli. Nella machiavellica involuzione imboccata dalla politica britannica, la premier Theresa May dovrà soprattutto capire e governare due donne. Che la tengono in scacco e dalle quali dipende il suo futuro a Downing Street.
Si chiamano Arlene e Ruth. E non potrebbero essere più diverse l’una dall’altra.
Arlene Foster, 46 anni, un marito e tre figli, è prima ministra dell’Irlanda del Nord e leader del Dup, Partito democratico unionista. Cresciuta in campagna, ha avuto fin da piccola il suo battesimo del fuoco con i Troubles: una notte i cattolici assaltarono la fattoria dove viveva con la famiglia e cercarono di uccidere il padre, un riservista dell’esercito nordirlandese. L’uomo si salvò, ma fu ferito gravemente e la famiglia decise di cambiare aria. Si spostarono nel Londonderry, dove un giorno mentre Arlene adolescente andava a scuola, il pulmino saltò su una bomba dell’Ira, e una ragazzina seduta accanto a lei fu ferita gravemente. Crescere in questo clima le ha senza dubbio forgiato il carattere. Ex ministro dell’Ambiente, quando a gennaio è stata coinvolta in uno scandalo per la gestione di un programma di incentivi ecologici, ha rimandato al mittente le richieste di dimissioni dicendo che erano solo accuse misogine di uomini sciovinisti.
La Foster guida a Westminster una pattuglia di dieci deputati, che sono fondamentali a Theresa May per poter governare. La sua disastrosa prova elettorale le ha fatto perdere la maggioranza e il partito conservatore si è fermata a 318 deputati, quando il minimo è 326. Si parla di un accordo esterno con gli unionisti, che voterebbero la fiducia e il bilancio ma non garantiscono niente di più.
Per il momento un accordo comunque non c’è. Perché dentro il partito conservatore Arlene Foster e compagni non piacciono: sono antiabortisti (in Nord Irlanda l’aborto è legale solo se c’è pericolo di vita per la madre), con forti simpatie per tesi creazioniste e negano l’origine antropica dei cambiamenti climatici liquidando il riscaldamento globale con una parola: «Frottole», sono pro Brexit. Ma soprattutto sono anti-gay («La lobby gay è insaziabile», «Salviamo l’Ulster dalla sodomia») e contrarissimi al matrimonio tra persone dello stesso sesso (l’Irlanda del Nord è l’unica nazione del Regno Unito a non averlo legalizzato).
Questo è il quadro e qui nascono i problemi.
Perché Ruth Davidson, 38 anni, l’altra donna della partita, è una gay dichiarata. È fidanzata con una donna che per puro accidente è irlandese, la vorrebbe sposare al più presto e ha tra le sue priorità quella di far approvare il matrimonio gay anche in Irlanda del Nord.
Ruth Davidson non è meno importante in questo scenario. Sotto la sua guida, i conservatori scozzesi sono passati da 1 a 13 deputati, con una vittoria memorabile che ha strappato il seggio a big indipendentisti come l’ex leader del partito nazionalista scozzese Alex Salmond. Senza Ruth Davidson, il laburista Jeremy Corbyn sarebbe già a Downing Street. È grazie ai 13 seggi scozzesi che la May ha mantenuto almeno la maggioranza relativa. Di umili origini, ex giornalista della Bbc, appassionata di kickboxing, Ruth Davidson è una moderata: l’accesso al mercato unico per lei è più importante del controllo delle frontiere. Quindi è sostenitrice di una soft Brexit. È una conservatrice moderata e i giornali l’hanno già definita «Queens of Scots».
L’ala meno euroscettica e vecchio stampo del partito già accarezza l’idea di Ruth per la successione alla May, che potrebbe essere silurata prima di quanto si pensi. Theresa May si è sempre definita una «donna maledettamente difficile» e sembra proprio che abbia trovato pane per i suoi denti.