Il Messaggero, 14 giugno 2017
Menopausa, cade il tabù
C’era un tempo in cui non si parlava di disfunzione erettile (in segreto si bisbigliava di impotenza), di eiaculazione precoce e neppure di incontinenza. Poi, piano piano, tutte le vergogne si sono sciolte come neve al sole. Il velo della vergogna ha cominciato a strapparsi in più punti e, oltre alla possibilità di toccare certi argomenti, si è cominciato a capire che ci si poteva anche curare.
Con i farmaci, ma anche con il conforto della parola e la cancellazione di ingombranti imbarazzi. Stessa sorte, oggi, per la menopausa. Non se ne parlava perché voleva dire dichiarare l’età. Portare addosso un fardello di luoghi comuni pesanti almeno quanto i sintomi che quel passaggio vuol dire.
L’allungamento della vita media ha fatto sì che una donna, dopo la menopausa, viva almeno un’altra trentina d’anni. Come era possibile continuare a costringerla a non raccontarsi e a non chiedere aiuto? Quando a disposizione ci sono modelli alimentari, allenamenti ad hoc, controlli del cuore, test mirati per l’equilibrio dell’umore, terapie ormonali sostitutive,
LA TACHICARDIA
I nodi, dunque, si sono sciolti. Anche la menopausa si è alleggerita da sovrastrutture ideologiche trasformate in gabbie per la testa e per il corpo. Alleggerita dalla correlazione menopausa uguale vecchiaia. Corredata dai chili in più, le vampate, la tachicardia, la trasformazione del volto e l’irascibilità. Sintomi che, messi tutti in fila senza prospettare una via d’uscita, appaiono come la sintesi di una tragedia senza fine.
Nascono da questa nuova consapevolezza le istruzioni per rendersi felici in menopausa nell’ambito della campagna di informazione Love Youself-Menopausa da oggi qualcosa cambia (nel portale MenopausaOK.it) promossa dalla Società italiana di ginecologia e ostetricia, e MenopausaOK) progetto educazionale di Msd Italia.
Pillole di informazioni, dall’alimentazione alla forma fisica alla cura della pelle, interpretate da un’attrice, Tosca D’Aquino. Anni fa una donna di spettacolo mai e poi mai avrebbe accettato di mettere il suo viso in una campagna di questo tipo. È l’animatrice di Segreti di stile, una serie di video-interviste confidenziali, caricate sul portale, nelle quali propone ad un team di esperti le domande e i tabù che interessano le donne che si avvicinano o sono in menopausa. «Mi confronto ogni giorno con tante amiche che, come me, – racconta – attraversano questa fase della vita o stanno per entrarvi e mi sono resa conto che, sebbene oggi siamo tutti collegati e connessi, su questo tema c’è ancora moltissimo da sapere. Ci sono reticenze che condizionano molte e limitano il desiderio di informarsi o anche solo parlare».
Un periodo che ognuna vive in modo diverso con un aspetto in comune: una maggiore vulnerabilità fisica e psico emotiva. «Si tratta di un vento naturale della vita – spiega Nicola Surico, ordinario di Ginecologia e ostetricia dell’Università Piemonte Orientale – ma deve essere affrontato con strumenti che permettano di affrontare meglio i cambiamenti del corpo senza chiudersi. L’età media è intorno ai 51 anni e, oltre alla scomparsa del ciclo, la donna ha disturbi del sonno, difficoltà di controllo del peso corporeo, instabilità emotiva, vampate di calore». La caduta dei livelli di estrogeni, inoltre, regalano, alterazioni a livello del metabolismo incrementando il rischio di osteoporosi, malattie del cuore e del cervello, diabete e obesità.
Scopo della campagna è quello di far capire alle donne che è un momento per fare nuovi tipi di prevenzione e accettarsi in un ruolo diverso. Anche nella sessualità. Trasformata e cambiata grazie ad un maggiore rigore alimentare (no a bibite e snack per esempio), all’attività fisica (almeno due volte a settimana) e alla cura della pelle impoverita dalla carenza degli estrogeni.
IL CERVELLO
Per quanto tempo questa attenzione particolare? Anche per dieci anni. Il 20-25% delle donne, infatti, ha sintomi, in modo importante, anche per periodi molto molto lunghi. Si chiamano le super flasher. «Sono estremamente sensibili alla carenza ormonale – spiega Rossella Nappi, associato di Clinica Ostetrica e ginecologia all’università di Pavia – Non inventano i sintomi. È il cervello che è tanto più suscettibile al calo. Vuol dire un sistema neurovascolare più vulnerabile. Curare la vampata a 50-55 anni significa avere un cuore e un cervello più efficienti dopo i 65».