Libero, 13 giugno 2017
Bitcoin, la moneta virtuale diventa romanzo
Si espande il raggio d’azione del Bitcoin. La moneta digitale che non ha padroni, non ha banche centrali che la emettono e la controllano, non ha politiche monetarie statali che la gestiscono. Nata come proposta innovativa nel 2009 da una o più persone sotto lo pseudonimo di Satoshi Nakamoto, e dall’impiego non sempre trasparente nei giri di soldi che ha generato, nei mesi scorsi è stata adottata dal Giappone come metodo di pagamento legale a tutti gli effetti. E ora il Bitcoin diviene anche materia romanzesca e letteraria. È protagonista di BitGlobal (Baldini&Castoldi, pp. 407, euro 18), secondo romanzo di Pietro Caliceti, avvocato di successo in campo societario e finanziario, e prima opera italiana ispirata da questa merce di scambio per certi versi rivoluzionaria e per altri controversa.
Una storia che intreccia personaggi e vicende di fantasia con questioni e scenari che possono rivelarsi anche molto concreti e reali. In uno dei più importanti studi legali italiani, due avvocati sono in lotta per comandarlo, Greg Giuliani e Neri Montalcino. E fin qui, niente di insolito. Ma gli altri ingredienti di questa torbida avventura finanziaria sono un ricchissimo fondo d’investimento, nuove idee e strategie per espandere guadagni e rendimenti, mesi di ricerche serrate e una scoperta: il Bitcoin, la moneta virtuale che potrebbe consentire al mondo di commerciare liberamente e di fare a meno delle banche. Una trattativa frenetica tra Milano, Londra e l’isola di Jersey. E un’acquisizione conclusa sul filo di lana, che è solo l’inizio di un giallo serrato, giocato sui ritmi, i personaggi e i metodi che caratterizzano certi ambienti più spregiudicati del mondo degli affari.
Romanzo dalle molteplici chiavi di lettura, BitGlobal è al tempo stesso un dissacrante spaccato del settore finanziario e dei grandi studi legali che lo popolano, un’immersione nei meccanismi della crittografia e un’analisi delle origini e delle contraddizioni irrisolte dell’attuale sistema monetario. Quello che appunto il Bitcoin vorrebbe scardinare. Un libro in cui la moneta, e i meccanismi che ne regolano la circolazione, finiscono per rivelarsi un paradigma delle relazioni umane e dell’insopprimibile bisogno dell’uomo di credere in qualcosa, anche a costo di essere ingannato.
Del resto, in tema di Bitcoin, non negli intrighi e nei giochi di potere che nascono dalla penna di Caliceti, ma nel mondo della cosiddetta economia reale molto deve ancora essere chiarito, a partire proprio dall’ambito normativo e legale. Dopo mesi di accesi dibattiti, non solo tra gli addetti ai lavori, dall’aprile scorso il parlamento giapponese ha approvato una legge che ha portato le piattaforme di scambio del Bitcoin sotto l’ombrello dell’antiriciclaggio, categorizzando la criptovaluta come una sorta di strumento di pagamento prepagato. E in questo modo riconoscendogli ufficialmente validità legale a tutti gli effetti. Un percorso e un dibattito che hanno avuto inizio subito dopo il crollo di Mt. Gox, quella che era la piattaforma di scambio del Bitcoin più grande al mondo, che ha chiuso i battenti nel gennaio 2014 per bancarotta e presunte frodi. La normativa giapponese in materia ha legalizzato le piattaforme di scambio con requisiti patrimoniali, di sicurezza informatica e procedure operative migliori e più sicure rispetto al passato.
L’offerta di Bitcoin è regolata da un algoritmo incorporato nel software che gestisce il sistema, e prevede la creazione di non più di 21 milioni di Bitcoin. Che possono essere usati per comprare, sempre che si riesca a convincere l’interlocutore ad accettare il pagamento in questa forma.
Ma, a parte le sperimentazioni d’avanguardia in atto nel Sol Levante, resta sul tavolo la questione dell’adeguamento e dell’aggiornamento delle leggi alle nuove tecnologie e ai nuovi scenari aperti dall’innovazione. Il vuoto normativo resta enorme rispetto alla dirompente realtà delle criptovalute. A Tokyo sono già al lavoro per elaborare altre norme per le valute digitali. E diverse iniziative sono state intraprese in altri Paesi nel mondo, tra cui l’Australia, che già alla fine dell’anno scorso ha iniziato a spingere per creare nuove norme in modo da regolamentare e dare una forma legale alle criptovalute e agli operatori in questo settore. Nella direzione della salvaguardia del cittadino come utente e risparmiatore. In molti altri casi e Paesi, le soluzioni per ora restano affidate alle pagine dei romanzi finanziari tinti di giallo.