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 2017  giugno 13 Martedì calendario

Europarlamento abusivo. Ci tocca pagare i suoi lavori

Il Parlamento Europeo cade a pezzi e quindi va ricostruito. Quella che sembra un’immagine allegorica ben calzante alla realtà europea, nel senso appunto delle sue istituzioni, è invece il sunto di un memo interno «strettamente confidenziale» inviato ai parlamentari dall’Ufficio di Presidenza dell’Europarlamento con il quale appunto si avvisa nero su bianco che l’edificio che ospita l’emiciclo di Bruxelles e l’attuale ufficio del presidente Antonio Tajani, il famoso Paul-Henri Spaak non rispetta più i parametri di sicurezza né risulta funzionale al lavoro dei parlamentari. Ergo, spiega la nota vergata dal segretario generale dell’istituzione europea Klaus Welle, piuttosto che rinforzata, come inizialmente era stato preso in considerazione, «la struttura va ricostruita» cosicché «una volta completato il lavoro, l’edificio sia pienamente conforme alle specifiche strutturali di Eurocode». Per la cronaca Eurocode è quell’insieme di norme e vincoli stabiliti da Bruxelles stessa ai quali tutti dovrebbero attenersi, istituzioni europee in primis. 
Ci sarebbe ben poco da aggiungere se non fosse per alcuni particolari che rendono la vicenda piuttosto indigesta. Il primo è che l’intero complesso del Parlamento europeo a Bruxelles è stato consegnato chiavi in mano nel 1993, cioè appena 24 anni fa, ed è costato di suo la bellezza di 42 miliardi di franchi belgi dell’epoca, cioè poco più di un miliardo di euro attuali. Un costo già all’epoca assolutamente abnorme. L’investimento fu di un palazzinaro belga che ne voleva fare un centro congressi, ma poi subentrò l’Unione  europea che lo rilevò. Costruito da un palazzinaro e come tale evidentemente costruito male, visto che di tanto in tanto presenta magagne di un certo rilievo: la più grave nel 2012 quando un solaio proprio sopra l’emiciclo crollò. Fu proprio alla riapertura che si cominciò a parlare di interventi drastici ed è nel 2015 che lo stesso Klaus Welle avanzò la proposta all’allora presidente Schulz. 
«Nel 2019» scrisse Welle «la durata di vita dell’edificio Spaak volge al termine. Gli studi tecnici condotti durante la scorsa legislatura hanno dimostrato che un edificio di questo tipo ha una vita utile media di 20 anni, dopo di che è necessaria una profonda ristrutturazione». Come dire che il 90% delle case dove vivono i comuni cittadini sarebbero da abbattere e rifare ogni 20 anni. Tra lo scetticismo di molti l’allora presidente Schultz chiese che la questione fosse approfondita, che venissero fatti degli studi e soprattutto dei preventivi. 
Finché appunto due anni dopo il primo allarme, e due anni prima della catastrofe prevista da Welle, la questione è arrivata in ufficiosa discussione a Strasburgo dove questa settimana si sta tenendo la plenaria mensile. Ma soprattutto sono stati finalmente resi noti i sospirati preventivi delle due società di consulenza ingegneristica, la tedesca TÜV SÜD e la francese CSTB: si tratta di «solo» 30 milioni di euro se si vuole ristrutturare l’Europarlamento, ma addirittura 430 milioni se si vuole invece abbatterlo e rifarlo da capo. Mezzo miliardo che si va ad aggiungere al miliardo e 800 milioni che ogni anno i contribuenti sborsano per le spese correnti dell’Europarlamento, 200 milioni dei quali solo per il fatto che l’istituzione di cui sopra è una e trina: cioè è una sola, ma ha una sede a Bruxelles, una a Strasburgo e una in Lussemburgo.