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 2017  giugno 13 Martedì calendario

Acqua, fuoco e Ferro

LIGNANO Acqua, fuoco e Ferro, stavolta Tiziano le gioca tutte le carte, nel suo tour più importante, quasi un’esame di laurea come superstar del pop nazionale. Mettere insieme quasi mezzo milione di spettatori (alla fine dei conti in questo giro in 13 stadi saranno 450 mila) è un lusso che solo Vasco, Liga e Jovanotti si possono permettere. E ora c’è anche lui, il ragazzo di Latina diventato grande (ribadisce anche la sua voglia di paternità) che prova a dimostrarlo in uno show ricercato nella costruzione visuale, montato con ambizione e passione, senza chiudere la borsa (6 milioni il costo della produzione) e con un tocco di civetteria perché non c’è nessun altro che si propone negli stadi con un menù di canzoni in gran parte melodiche e malinconiche, perfino dal gusto un po’ amaro. Ma Tiziano è così, tormentato e felice. Sorride sul palco di Lignano, prima tappa di un viaggio che poi farà tre soste a San Siro a partire da giovedì e arriverà a Roma, all’Olimpico, il 28 con bis il 30. Sorride anche quando finisce praticamente sotto una doccia, conclusione a sorpresa di un concerto che dall’acqua comincia: con i grandi schermi, uno fa anche da soffitto, invasi da immagini d’acqua in movimento, creazione visuale che fa pensare a certi video di Bill Viola.IL SOGNO DI VIRGINIAL’effetto conquista, anche se c’è qualche problema nel funzionamento (lo schermo-soffitto dovrebbe scivolare, ma si blocca subito) e ci sarà bisogno di altri collaudi. «Mi piace creare situazioni scomode sul palco -ci anticipava prima di andare in scena, parlando della doccia- quando sono in difficoltà offro il meglio». E, in effetti, assieme alla seduzione visiva (perfino con un occhio al linguaggio televisivo: «Se mi danno l’idea, la tv la faccio davvero» confessa proponendo Virginia Raffaele come partner ideale) il fattore che rende meglio è la voce di Tiziano: potente, piena di sfumature, capace di accarezzare le melodie o di lanciarsi in gorgheggi di stampo black. «Drake che incontra Luigi Tenco» è la sua autodefinizione. Di Tenco c’è anche la magnifica Mi sono innamorato di te («perché l’ho cantata a Sanremo e, in questo show, racconto i momenti salienti della mia storia»). Del disco nuovo ci sono la metà dei pezzi, a cominciare in apertura da quello che dà il titolo al concerto, Il mestiere della vita, mentre il conforto lo canta fra i bis tutto da solo senza Carmen Consoli (che pure aveva invitato come ospite, ma che è impegnata con il suo tour). La scaletta è larga, con 29 titoli, tre medley e tutti i successi di Ferro, da La differenza fra te e me a Sere nere, a Perdono a E Raffaella è mia. Insomma, ne viene fuori l’autoritratto di un artista capace di creare un proprio stile mescolando le proprie passioni, il gusto melodico all’italiana, la fascinazione per l’r’n’b, quella per l’hip hop, una salsa originale frutto di assorbimenti profondi («nel mio concerto c’è tutto quello che ho visto in giro per il mondo, da Beyoncé, la numero uno, a Sia, passando per Ed Sheeran, Rihanna, i Culture Club»). Prevale, però, il lato raccolto con i brani che svelano un carattere tormentato, capace poi di liberarsi come Ferro fa nella seconda parte, quando si toglie giacca e camicia bianca, indossa jeans e giubotto per passare da Lento/veloce a Rosso relativo, con un efficace arrangiamento più veloce, a Stop! Dimentica, dove si fa circondare da un cono di laser prodotto da un aggeggio che si chiama cyclon, che sembra quasi un rosone techno rubato a una chiesa romanica, a Xverso con gli schermi che si riempiono di fiamme, mentre Tiziano che emerge diabolicamente dal fuoco. La canzone più ludica, però, e la conclusiva Lo stadio dove canta «ho promesso all’universo che si parlerà di me per le strade come un profeta». Quasi una confessione, anche se poi spiega «non voglio essere famoso, ma fare quello che mi piace. La musica mi ha cambiato la vita, senza di lei sarei un misantropo lontano dal mondo». Un po’ il profeta, il capopopolo però non può esimersi dal farlo. È inevitabile:«Questo è il primo tour italiano dell’estate, essere qui, oggi, ha un significato speciale e il mio ruolo è dirvi non chiudetevi in casa. Chi combatte la musica, combatte la libertà».
NON CHIUDIAMOCI IN CASA«Il terrore non deve insinuarsi nelle nostre vite» ci aveva anticipato. Nello stadio ci sono 23 mila persone, sorridono con lui, cantano con lui, ma prima di entrare hanno dovuto fare lunghe file, sottoporsi a più controlli, ce ne sono almeno tre ordini (la security ha mandato anche di perquisire nel caso lo ritenga opportuno). Insomma, entrare allo stadio è diventato una sorta di percorso a ostacoli. Il pubblico, per ora, sembra rispondere positivamente, almeno per i grandi eventi. E Tiziano ha risposto con uno show generoso visivamente e fisicamente: «Due ore e un quarto sono il limite delle mie capacità vocali, dopo non riesco più a cantare» confessa. Ma in quei 145 minuti da fondo a tutto quello che ha.