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 2017  giugno 13 Martedì calendario

La sindaca simbolo dell’accoglienza bocciata a Lampedusa

PALERMO Covava un sordo risentimento a Lampedusa nei confronti della sindaca voluta da Renzi alla Casa Bianca per la cena con l’ex presidente degli Usa, Barack Obama. Nessuno immaginava che, premiata da Berlino a New York per le prove di solidarietà, Giusy Nicolini, dopo tanti palchi e tanti premi, avrebbe perso in malo modo la battaglia per la rielezione. Arrivando terza su quattro competitor, senza nemmeno un seggio in consiglio comunale. Battuta dal suo avversario di sempre, Salvatore Martello, Totò per tutti, sindaco per due legislature fino al 2001, proprietario di alberghi e leader dei pescatori, pronto a infierire appioppando alla ex segretaria di Legambiente un bollo poco elegante: «Ladra di medaglie».
E lo dice con l’aria di chi serve una vendetta coltivata per cinque anni in quest’isola dove Martello e il marito della ex sindaca, Giuseppe Palmeri, hanno gestito due circoli del Pd in guerra fra loro. Adesso, come tiene a sottolineare il segretario dei dem di Agrigento Peppe Zambito, «a Lampedusa esiste un solo circolo e Martello non è tesserato». Ma è come ammettere che nel Pd continuano gli scontri. E non solo, visto che a mollare Nicolini è stato pure Pietro Bartolo, il protagonista di «Fuocoammare», il docufilm di Gianfranco Rosi premiato a Berlino con l’Orso d’oro.
Nonostante il recente Premio Unesco per la Pace, la sindaca amata dai sostenitori di comitati e associazioni pro immigrati è stata punita nell’urna da uno scrutinio senza equivoci: appena 908 voti contro i 1.566 voti di Martello, terza dopo il giovane assicuratore e giornalista scelto dal Movimento Cinque Stelle, Filippo Mannino, a quota 1.116. In coda la pasionaria della Lega Nord, Angela Maraventano, ferma a 231 voti. Ieri Renzi nella sua e-news ha definito Nicolini «un punto di riferimento».
E adesso? «Adesso cambia tutto, anche per quanto riguarda i migranti», si affretta a precisare Martello. Non è una chiusura, ma invoca «regole certe». Mentre lei si è arroccata in ufficio: «La mia priorità adesso è svuotare la stanza e fotocopiare carte a mia tutela». Un repulisti fatto con l’ansia di non consegnare pezzi di vita propria a chi succede. Sintomo di una diffidenza in cui si riflette la guerra di Lampedusa.