Corriere della Sera, 13 giugno 2017
I ritardi nello spoglio. L’eterno mistero
«Sedici ore di spoglio è una cosa inumana». Da condividere in pieno, questo lamento di Fabrizio Ferrandelli, candidato sindaco di Palermo sconfitto da Leoluca Orlando. Ancora una volta per avere i risultati definitivi delle elezioni amministrative c’è voluta in molti casi la pazienza di Giobbe. Dal Sud al Nord. Il Viminale ha spiegato che si è trattato di ritardi fisiologici, non dovuti a scrutatori che battevano la fiacca, né alla confusione nei seggi, e neppure alle inevitabili contestazioni sulla validità di certe schede. Bensì alla difficoltà di «lettura» delle schede medesime, considerando che i meccanismi elettorali prevedono la possibilità del voto disgiunto. Sarà. Resta tuttavia il mistero per cui ad ogni appuntamento elettorale, e non soltanto per le amministrative, i ritardi nello spoglio si ripetono con imbarazzante costanza. Qualche caso? Nel 2006 le operazioni di scrutinio del voto degli italiani all’estero durarono un’eternità in un capannone di Castelnuovo di Porto, a 28 chilometri da Roma. E due anni dopo, per accorciare lo strazio, non servì neppure ingaggiare un esercito di scrutatori: in 10 mila lavorarono incessantemente per un giorno intero. Nel 2010 ci vollero invece più di 24 ore per l’esito finale delle Regionali in Calabria, e tutto perché 12 sezioni della Provincia di Cosenza non comunicavano i dati. Niente però in confronto a quanto accadde a Bari in occasioni delle Comunali del 1999, quando il giovedì successivo alla domenica in cui si era votato i risultati definitivi restavano ancora ignoti. Le elezioni sono il pilastro della democrazia: che senza certi inaccettabili ritardi sarebbe certamente più solido.