Dieci anni di Repubblica, 4 marzo 1977
La tranquillità di Gui e Tanassi
«Ho ricevuto montagne di lettere di solidarietà, alcune molto belle, di una squisita sensibilità, gente che nemmeno conoscevo...». Ma, onorevole Gui, possibile che da quando è scoppiato il caso Lockheed abbia ricevuto solo attestazioni di stima? «Beh, sì una volta, all’uscita del teatro Verdi, nella mia Padova, dei ragazzi mi hanno anche lanciato contro degli aeroplanini di carta».
Dei tre ex ministri coinvolti nel più grosso scandalo di questi trenta anni, Luigi Gui è stato ieri il più ciarliero alla Camera. Arrivato fra i primi in aula, rosso in viso, ha stretto la mano a tutti i colleghi democristiani che gli capitavano a tiro. Quindi è andato a sedersi accanto al capogruppo Flaminio Piccoli. Ha assistito all’intera seduta prendendo freneticamente appunti su un blocco di carta giallo canarino. Prima e dopo la seduta, nel transatlantico, si è intrattenuto in lungo e cordiale colloquio con i giornalisti.
L’altro ex ministro sotto accusa, Mario Tanassi, è arrivato sorridente e abbronzato. È stato zitto e fermo durante tutta la seduta. Alla fine, è riuscito a resistere con vigore all’assalto della stampa. «Per delicatezza», ha detto proprio così, «starò zitto fino alla fine di questa penosa faccenda». Ma si è lasciato convincere a descrivere almeno lo stato d’animo con il quale subisce questo storico processo: «Ammetto di avere molta amarezza dentro di me, ma sono sereno. Ho la coscienza tranquilla. Per il resto, faccio appello alla mia buona salute e ai miei nervi saldi».
L’«Antelope Cobbler», Mariano Rumor, è riuscito ad evitare con molti sorrisi i giornalisti e il grosso dei deputati. Arrivato fra gli ultimi, si è seduto nel primo banco trovato libero all’estrema destra dell’aula, tra i neo-fascisti. Poi è sgattaiolato via.
Ma Gui ha parlato anche per Rumor. Ha ricordato quando andò a trovare personalmente «Mariano» nella sua casa di Vicenza, all’una di notte, per informarlo del suo coinvolgimento nello scandalo. «Rimase molto addolorato. Si era alla vigilia delle elezioni (1). La cosa gli è costata 200 mila voti di preferenza». Per che cosa è più addolorato invece Gui, in questo momento? Ha incubi la notte? «Mi dà fastidio la sera andare a letto, dopo aver sentito la televisione parlare della Lockheed, di me e di Tanassi. La gente che non mi conosce penserà: questo Gui chissà che razza di delinquente è...». E invece Gui che cosa ritiene di essere? «Uno che si è attenuto alle norme nell’esercizio della funzione, molto delicata, di ministro della Difesa. Anzi, sa, avevo fama di uomo inavvicinabile, incorruttibile. Molta gente si lamentava di me perché ero troppo duro». Ma allora, il marcio è tra i militari? «La domanda è delicata. Io propendo per il no. Ma non posso giurare che non vi siano state cose anche marginali...».
A pochi passi, Ferruccio Parri e Riccardo Lombardi discutono da soli, fumando, sui destini della Repubblica, che hanno contribuito a creare. Parri è pessimista e «incerto» sull’avvenire del paese. «Quando ero militare, il caporal maggiore mi spiegò che l’Italia era come una tazza con uno strato superiore di merda, ma che sotto conteneva un popolo di buoni italiani. Adesso la merda non è più solo sopra. È stato tutto rimescolato. Non so più dove si riusciranno a trovare le forze necessarie per un futuro migliore».
Ma i protagonisti di questa prima giornata del processo, anche nel Transatlantico, sono stati Marco Pannella e il «grande accusatore» Francesco D’Angelosante (2). «Cerco di provocare un sussulto di saggezza e di moderazione», ci ha confidato il leader radicale, per spiegare le sue iniziative procedurali, «in chi ha la sfrenata convinzione che la realpolitik e la ragion di partito debbano prevalere su ogni legge morale e costituzionale». Ma il giudizio dei parlamentari degli altri gruppi sull’atteggiamento radicale è stato molto critico.
D’Angelosante dal canto suo ha ammesso di essere molto dubbioso sull’esito della votazione. «Può succedere di tutto», ha detto. «Il voto è segreto. Fosse palese...». Circolavano ieri insistentemente voci sulla concreta ipotesi di un verdetto assolutorio per Gui e perfino per Tanassi. Infatti i colpevolisti dispongono solo di otto voti di maggioranza. Ad essi bisogna togliere quello di Ingrao (che non voterà) e quello del deputato comunista Amici (gravemente malato). In più potrebbero venir meno i voti di alcuni repubblicani (si dà per sicuro che verrà meno Bucalossi) che, aggiunti a possibili ripensamenti favoriti dal segreto dell’urna, potrebbero dare la maggioranza agli innocentisti.
Note: (1) Le elezioni del 20 giugno 1976. (2) Francesco D’Angelosante, senatore del Pci, era relatore per la commissione Inquirente sull’affare Lockheed assieme al democristiano onorevole Pontello.