La Stampa, 13 giugno 2017
La diaspora a 5 Stelle. Quei voti dispersi tra astensione e altri partiti
Chi ha vinto queste elezioni lo scopriremo la sera dei ballottaggi: si conteranno i sindaci di sinistra, quelli di destra, e sarà facile il confronto con 5 anni fa. Ma già adesso, senza bisogno di attendere il 25 giugno, possiamo farci un’idea di come è andata al Pd, alla Lega, a Forza Italia e al M5S. Soprattutto, siamo in grado di sapere che fine hanno fatto i tanti voti persi da Grillo. Ce lo spiegano le ricerche svolte in tempo reale dall’Istituto Cattaneo e dal CISE (Centro Italiano Studi Elettorali), da cui spuntano alcune altre sorprese.
Il «male oscuro» Pd
Ad esempio, scopriamo che il partito di Renzi ha raccolto la percentuale più alta, è risultato il primo partito nei 142 Comuni superiori ai 15 mila abitanti dove si è votato domenica, eppure non tutto è filato liscio. Nel confronto con le tornate elettorali precedenti, il Pd ha subito una forte erosione per colpa dell’astensionismo, un po’ dappertutto e in modo particolare nelle cosiddette zone «rosse». A Genova, per esempio, è rimasta a casa una quantità di elettori Pd che corrisponde (in base al «metodo di Goodman» per l’analisi dei flussi) al 7,7 per cento dell’intero corpo elettorale. Cioè davvero una quantità. Il capoluogo ligure non è l’eccezione. Stessa cosa è capitata a La Spezia, a Pistoia, a Piacenza, ad Alessandria, in tutte le città su cui si è concentrata la lente dell’Istituto Cattaneo. A Parma, calcola il CISE, Renzi ha raccolto poco più di 10mila voti, rispetto ai 17mila delle precedenti Comunali nel 2012, ai 34mila delle Politiche nel 2013 e ai 44mila delle Europee nel 2014. Da dove tragga origine il «male oscuro» Pd, questi studi non lo ipotizzano, limitandosi a fare la diagnosi.
Diaspora grillina
Quanto al «buco nero» che ha inghiottito i voti M5S, la risposta dei ricercatori è: sono stati risucchiati un po’ dall’astensionismo, un altro po’ a sinistra e qualche rivolo è finito perfino alla Lega. Non a caso Salvini lancia segnali radio ai Cinquestelle in vista dei ballottaggi, nella speranza che venga ricambiato il favore dell’anno scorso, quando i voti del centrodestra furono determinanti per le vittorie di Appendino e della Raggi. Stavolta potrebbero rivelarsi tali per Bucci a Genova. Però tra 12 giorni farà un gran caldo, le scuole saranno chiuse e molti elettori grillini preferiranno il mare.
Le vere percentuali
Considerando i voti di lista, M5S fa il 9 per cento nei Comuni sopra i 15mila abitanti. La Lega arriva al 7,8 e Forza Italia si ferma al 7. Quello 0,8 di differenza fa cantare vittoria a Salvini che si atteggia come il nuovo «rais» del centrodestra. Ma tanto i grillini quanto il Carroccio si sono presentati solo con i propri simboli, laddove Renzi e Berlusconi si sono circondati ovunque di liste civiche. L’hanno fatto per coinvolgere il maggior numero di candidati e puntare alla vittoria. In questo modo, spiega Alessandra Ghisleri (Euromedia Research), Pd e Fi hanno sacrificato molti voti che sarebbero andati alle rispettive liste pur di allargare l’area di riferimento. Quella che fa capo ai «Dem» vale il 20,2 per cento; l’altra che ruota intorno a Berlusconi e Meloni arriva al 16,9. Globalmente il centrosinistra sfiora il 37 per cento (senza contare il 6,9 della sinistra-sinistra, con i socialisti in bella evidenza). La destra nel suo insieme supera il 34, e spera.